Da nona a ottava. Sale di una posizione l’Umbria nel rapporto sulla qualità della salute mentale presentato lunedì alla Camera dei Deputati dalla Siep (società italiana di epidemiologia psichiatrica) su dati del 2024. Anche per il leggero miglioramento riportato il sistema umbro viene inserito nella rosa di quelli che si caratterizzano per «stabilità strutturale», ovvero regioni in cui la comparazione con l’anno precedente non ha fatto registrare rivoluzioni migliorative né crolli vertiginosi.
A guidare il ranking, comunque, è la provincia autonoma di Bolzano, seguita da Liguria e Friuli Venezia Giulia, mentre in fondo alla classifica ci sono Sardegna, Molise e Abruzzo. Naturalmente, come si legge nel rapporto della Siep, «l’obiettivo finale della misurazione non è stilare classifiche, ma generare equità di cura, trasformando il dato in azioni per un miglioramento tangibile della vita delle persone con disturbi mentali e delle loro famiglie».
In questo quadro, va anche segnalato che la Siep ha incrociato i risultati della propria analisi con quelli dei Lea (livelli essenziali di assistenza) dello stesso periodo, formando quattro gruppi di regioni per altrettanti profili. L’Umbria rientra tra le migliori, vale a dire tra i territori «ad alta performance bilanciata», dove è stato rilevato che il «rafforzamento della rete psichiatrica poggia su un ecosistema sanitario generale solido», con «gli investimenti di settore che beneficano di una programmazione infrastrutturale e gestionale già favorevole». Ad accumunare il gruppo delle prime delle classe, in cui rientrano Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana, ma non Veneto e Lombardia, è la «capacità di garantire elevati volumi di presa in carico (psichiatrici, ndr) mantenendo standard elevati nei Lea generali».
Il ranking della Siep, comunque, è elaborato sulla scorta di 14 indicatori: per otto dei quali l’Umbria centra la promozione, per uno viene rimandata a settembre e per cinque, invece, rimedia una netta bocciatura, che almeno in un caso è particolarmente sonora.
Partendo dai voti più alti l’Umbria è tra le migliori per numero medio di prestazioni psichiatriche per utente (secondo posto), che misura l’intensità dell’assistenza territoriale, e fa rilevare tra i più bassi tassi di ricovero in reparti psichiatrici (terzo posto), che segnala la dipendenza da ospedale.
Elevato il giudizio che il sistema di salute mentale umbro ottiene per i ricoveri ripetuti dopo 30 giorni dalle dimissioni (quarto posto), ossia le riammissioni non programmate, che la Siep chiama anche «porta girevole». Bene anche per il tasso di prevalenza trattata generale, vale a dire la capacità di attrazione dei servizi, e l’incidenza trattata, che misura la tempestività con cui i nuovi casi hanno un primo contatto col sistema (entrambi quinto posto).
Ancora positiva pure la valutazione sia sui costi pro capite per l’assistenza psichiatrica territoriale e ospedaliera che la quota di pazienti che a 14 giorni dalle dimissioni vengono presi in carico al Csm, ossia la percentuale di quelli trattati in continuità (sesto posto per entrambi gli indicatori). Infine, Umbria promossa dalla Siep per la prevalenza trattata specificatamente per la schizofrenia, vale a dire la capacità di intercettare i disturbi gravi (settimo posto).
Disco giallo per l’Umbria, quindi con necessità di integrazione, per il tasso di personale sanitario dedicato alla salute mentale, che misura il capitale umano clinico (ottavo posto). Seguono le bocciature, che sono cinque e sono tutte piuttosto gravi. La più pesante arriva col tasso di ricoveri per Tso, ossia l’indicatore che misura il ricorso alla coercizione, con l’Umbria che si piazza al penultimo posto, davanti soltanto all’Emilia Romagna. «Un paradosso», evidenziano dalla Siep, perché entrambe le regioni hanno «reti territoriali ricche»: il consiglio è di puntare sui «team dedicati all’urgenza».
In Umbria, inoltre, male anche il tasso di posti di letto per abitante, da intendersi come capacità ricettiva del sistema di salute mentale (19esimo posto); il tasso delle giornate di degenza in strutture residenziali psichiatriche; il tasso per gli accessi in Pronto soccorso per motivi psichiatrici, che certifica una «gestione fallimentare delle urgenze» specialistiche (17esimo posto entrambi gli indicatori); e la durata media in giorni dei ricoveri in reparti psichiatrici (16esimo posto), ossia l’indicatore che misura la «lungodegenza inappropriata».
