L'assessore Paparelli con ministro Madia

Una sola identità digitale, un unico Pin con cui accedere e prenotare online una visita al Cup, pagare il bollo, accedere al proprio fascicolo sanitario, ma anche consultare i bandi europei e se si ha un’impresa attivare tutte le procedure per avviare un’attività. E’ una rivoluzione vera nel rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione quella che passa sotto il nome di Sistema pubblico di identità digitale (Spid), presentato a Roma dal ministro per la Pubblica amministrazione Marianna Madia, alla presenza anche del vice presidente dell’Umbria, Fabio Paparelli. Già, perché l’Umbria sarà tra le prime regioni a partire con il nuovo sistema.

Identità digitale «Avere un’unica identità digitale è il primo passo verso una nuova generazione di servizi pubblici digitali pensati per il cittadino», ha detto Paparelli. «Come ha spiegato la ministra Madia, Spid è un nuovo sistema che permetterà a cittadini e imprese di accedere con un’unica identità digitale a tutti i servizi online di pubbliche amministrazioni e imprese aderenti. Verrano dunque meno le decine di password, chiavi e codici necessari oggi per utilizzare i servizi online di pubbliche amministrazioni e imprese. L’Umbria è tra le prime Regioni italiane in grado di attivare questo sistema grazie agli interventi messi in campo fin dalla scorsa legislatura».

I nuovi servizi «I primi servizi che partiranno nella nostra regione con l’identità Spid – ha annunciato Paparelli – saranno, entro giungo, lo Sportello unico per le attività produttive (Suape), lo Sportello unico per l’edilizia (Sue) e la prenotazione tramite Cup. Seguirà l’accesso ad avvisi e bandi comunitari della programmazione 2014 -2020, il fascicolo sanitario, il bollo auto e i servizi per lo studente, in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e l’Agenzia per il diritto allo studio. L’Umbria – ha aggiunto – ha condiviso i grandi progetti nazionali legati alla fatturazione elettronica, ai pagamenti elettronici, e, da ultimo, lo ‘Spid’ e in questo quadro la Regione si è posta come un ‘hub’ per il proprio territorio, sia per le iniziative nazionali che per quelle di livello propriamente regionale. Il ruolo delle Regioni come ‘intermediario infrastrutturale’ è quindi irrinunciabile per attuare l’agenda digitale nazionale e le iniziative locali in tutte le loro articolazioni».

Agenda digitale «L’Umbria – ha proseguito Paparelli – ha creduto nell’Agenda digitale muovendosi sempre tra le prime Regioni in questo campo. Abbiamo investito ingenti risorse sia in infrastrutture fisiche, come la rete pubblica in fibra ottica ‘Run’ ed il data center regionale unitario, sia in infrastrutture immateriali, ovvero in grandi piattaforme abilitanti indispensabili per attivare in questa legislatura le azioni della programmazione 2014-2020 che incideranno con il digitale sul miglioramento dei servizi pubblici e sulla qualità della vita dei cittadini umbri. Le Regioni – ha aggiunto – hanno la leva della legislazione regionale e dei finanziamenti della programmazione europea per sviluppare l’innovazione a livello locale in accordo con le strategie nazionali che, altrimenti, andrebbero incontro a tempi di dispiegamento non accettabili. Per cui le Regioni sono a tutti gli effetti ‘piattaforme locali di innovazione’ che lo Stato deve sfruttare sia nell’ambito della digitalizzazione delle PA, sia dei servizi integrati in una logica smart nei territori, dall’Agenda urbana alle Aree interne, che per facilitare il trasferimento tecnologico e l’innovazione delle imprese. Tutto ciò con l’obiettivo di offrire servizi concreti ed utili al cittadino che realmente possono contribuire a migliorare la vita quotidiana».

Tre chiavi Indicando poi gli obiettivi di legislatura, Paparelli ha detto che «da qui al 2020 come Umbria punteremo su tre chiavi per il futuro. La prima, ‘people first’, che prevede servizi in mobilità tramite ‘app’, per ridisegnare i servizi sulle esigenze di cittadini e imprese e non delle amministrazioni. La seconda, ‘openness’, per agganciare la rivoluzione dell’era digitale con una straordinaria apertura al cambiamento e alla diffusione della cultura digitale e la terza, ‘cloud computing’, ovvero un cambiamento tecnologico ed organizzativo che investe tutti i settori e tutti i mercati».

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