di M.Troc.
E’ di oggi la notizia di due giovani donne nigeriane vittime della pratica della mutilazione genitale, probabilmente voluta dai genitori. A scoprire il caso sono stati i carabinieri di Perugia, su segnalazione di una struttura sanitaria.
L’esperto Emerge da un dossier commissionato dalla Regione Umbria che nel nostro territorio regionale il fenomeno sia diffuso. Se è difficile quantificare il fenomeno in maniera precisa, per le ovvie difficoltà di rilevazione, partendo da una ricognizione delle presenze delle donne immigrate in Umbria provenienti dai Paesi dove secondo l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, sono maggiormente diffuse le pratiche di manipolazione dei genitali femminili, si stima che oltre 600 tra donne e bambine, residenti in Umbria, abbiano subito una qualche forma di mutilazione genitale. Tale pratica in Italia è punita per legge, la 09.01.2006, n. 7 pubblicata sulla gazzetta ufficiale il 18.01.2006, ha introdotto l’art. 583 bis prevedendo la reclusione da quattro a dodici anni, grazie alla quale risultano indagati (sono agli arresti domiciliari) anche i genitori delle due ragazze, mentre le indagini sono ancora in corso per risalire agli autori materiali. Sulle conseguenze interviene Saverio Arena, noto chirurgo e ginecologo, che opera nella struttura complessa di Ostetricia e ginecologia dell’azienda ospedaliera di Perugia. «L’infibulazione – afferma Arena – é di fatto la peggior forma di mutilazione del corpo femminile. Pur non essendo ritenuta necessaria dal ‘Corano’ é una pratica diffusa nei paesi islamici, perché riportata in alcuni ‘hadith’ di Maometto. La maggior incidenza é registrata in Somalia, Eritrea, parte meridionale dell’Egitto e Senegal».
Le tipologie Sono differenti tra loro le pratiche di amputazioni genitali femminili, «ma se ne riconoscono quattro differenti modalità di intervento – spiega Arena – che vanno dalla circoncisione, ossia l’amputazione della punta del clitoride, fino ad arrivare alla forma completa. Questa, detta anche infibulazione o circoncisione faraonica. E’ caratterizzata dall’asportazione del clitoride, delle piccole labbra e parzialmente delle grandi labbra con sutura totale della vulva. La donna viene solitamente infibulata da piccola e poi così ‘presentata’ al futuro marito. L’infibulazione ha significato di illibatezza elemento considerato in questi gruppi etnici fondamentale per un matrimonio. Il danno da infibulazione é una forte menomazione della donna che oltre all’impossibilità di avere rapporti sessuali prima della volontà del marito si associa successivamente a rapporti difficoltosi e dolorosi con grossa compromissione della sensazione di piacere».
La testimonianza Arena, ma le è mai capitato di visitare una donna con i genitali mutilati? «Si ne ho viste, non di frequente. Le ho viste anche incinte che hanno portato a termine, in maniera molto dolorosa, il parto. E’ un’esperienza opprimente, terrificante per la dignità della donna. Mi rifiuto di pensare che possa esistere un medico in Italia che si presti a una mutilazione tanto grave, assurda e incomprensibile. Di solito a compierle sono donne anziane, facenti parte di una comunità».
