di Elle Biscarini

La maggioranza dei migranti in Umbria sono donne e giovani. A rivelarlo è il Dossier statistico immigrazione 2024 del centro studi Idos che fotografa la situazione delle migrazioni in Italia, con un capitolo specifico per la nostra regione. Il dossier rivela anche un sistema multilivello e multisettoriale che consente di «dare ulteriore e concreta attuazione alla tradizione umbra di accoglienza e solidarietà»: niente assistenzialismo, ma un «inserimento reale, rispettoso della persona e delle sue specificità» e contrasto al caporalato e sfruttamento lavorativo.

Numeri Il dossier rileva una preponderanza di donne tra la popolazione migrante in Umbria: degli 89.735 residenti stranieri (dati Istat aggiornati al 31 dicembre 2023, anche se provvisori), il 54,4 per cento sono donne. Il numero totale aumenta dell’1,3 per cento rispetto all’anno precedente, con un’incidenza sulla popolazione del 10,5 per cento, superiore alla media nazionale del 9 per cento. La maggior parte, 67.394 persone, risiede nella provincia di Perugia, mentre sono 22.341 nella provincia ternana. Una popolazione «radicata e stabile» che sempre di più richiede e ottiene la cittadinanza italiana (3.950 concessioni nel solo 2023).

Provenienza Per quanto riguarda la provenienza, il 59,4 per cento della popolazione migrante umbra appartiene al continente europeo. Segue il 20,5 per cento proveniente dall’Africa, l’8,3 dalle Americhe e l’11,7 dai paesi asiatici. La nazionalità preponderante è quella rumena, con il 25,4 per cento, segue poi quella albanese (12,1), marocchina (10,1) e ucraina (5,7). Tra i primi dieci paesi di origine c’è poi anche la Macedonia (3,5 per cento), Cina e Nigeria (entrambe 3 per cento), Ecuador (2,6), Moldova (2,2) e Filippine (2,1).

Fasce d’età Una popolazione quella migrante estremamente giovane, soprattutto se comparata a quella autoctona: nel 2023, il 18 per cento degli stranieri residenti in Umbria rientrava nella fascia 0-17 anni, contro il 13,8 degli italiani. Il 15 per cento ha invece un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, ben oltre il 10,9 dei coetanei autoctoni. La fetta più grossa, il 28,7 per cento, invece, afferisce alla fascia 30-44, quasi il doppio rispetto agli italiani che si fermano al 15,3. Solo l’8,5 per cento degli stranieri, infine, appartiene alla fascia over 64, contro il 29,1 degli italiani.

Saldo migratorio Positivo anche il saldo migratorio con l’estero: nel 2023 sono arrivati in regione ben 9.490 stranieri, a fronte di 4.820 emigrati, di cui solo 721 fuori dall’Italia. Positivo anche il tasso di natalità degli stranieri al 7,6 per cento, che supera quello di mortalità al 2,6, al contrario della situazione italiana. Tuttavia, il dossier sottolinea il calo delle nascite anche tra le donne straniere, il cui tasso di fecondità è sceso a 1,64 figli per donna dal 2,7 registrato nel 2002, ben sotto la soglia critica di ricambio generazionale (2,1). Un dato, questo, da attribuire a fattori economico-lavorativi, demografici e sociali, ma anche alla «tendenza ad avvicinarsi a comportamenti riproduttivi delle donne italiane».

Sistema di accoglienza Per quanto riguarda l’accoglienza, il sistema umbro nel 2023 ha accolto il 26,6 per cento in più rispetto all’anno precedente. Di questi, solo 437 migranti sono accolti nei centri Sai, a dimostrazione che l’accoglienza nei Cas e in altri centri sia diventata ormai prevalente. In Umbria, al 31 luglio 2024, erano 16 i progetti Sai attivi, 10 per adulti, 5 dedicati ai minori e uno riservato al disagio mentale o disabilità. !0 progetti si trovano nel perugino e 3 nel ternano, per un totale di 474 posti in tutta la regione.

Scuola Importante anche la presenza di minori stranieri nelle scuole dell’Umbria, dei quali il 70 per cento è nato qui: per la scuola dell’infanzia, l’incidenza è dell’81,8 per cento, 73,5 nella primaria, 71,3 nella secondaria di primo grado e 58,4 nella secondaria di secondo grado. La scuola, secondo il dossier, è quindi un «luogo privilegiato» per comprendere i processi di integrazione e coesione che spingono la società ad avere maggiore attenzione e sensibilità per le differenze culturali. Inoltre, permette di immaginare le traiettorie lavorative e professionali future, grazie alla rilevazione della presenza di studenti stranieri nei vari percorsi di formazione: l’incidenza maggiore, 25,2 per cento, si evidenzia nei professionali, seguono i tecnici con il 14,4 per cento di studenti stranieri sul totale degli iscritti, e l’8,3 nei licei, dato questo in aumento negli ultimi anni.

Lavoro E venendo appunto alla questione lavorativa, gli occupati stranieri in Umbria sono l’11,4 per cento del totale. Dal report, tuttavia, emerge come questi scontino una storica tendenza all’inserimento subalterno: il 6,2 per cento dei casi è sottoccupato, a fronte dell’2,1 degli italiani, e il 45,9 è sovraistruito contro il 31 per cento degli italiani. Il 24,9 per cento è impiegato in lavoro manuale non qualificato, contro il 7 per cento degli italiani che svolge le stesse mansioni. Il 36,3 degli stranieri è impiegato in professioni manuali specializzate, contro il 23,1 degli italiani. Raramente, sottolinea il dossier, «svolgono professioni intellettuali e tecniche o ricoprono ruoli dirigenziali»: sono solo il 7,1 per cento, a fronte del 38,4 degli italiani. Anche la precarietà incide di più sugli stranieri rispetto agli italiani: i disoccupati stranieri ammontano al 28,5 per cento del totale, mentre il tasso di disoccupazione è del 13,7 per cento, contro il 4,9 degli italiani. In questo frangente, sono le donne ad essere più svantaggiate: sono il 46,1 per cento degli occupati stranieri, ma ben il 67,8 dei disoccupati.

Settori lavorativi La distribuzione per settore, infine, vede il 62,2 dei lavoratori stranieri impiegati nei servizi: 9,2 nel commercio, 21,1 nel lavoro domestico, 34,4 nell’industria, tra cui il 14,7 nelle costruzioni e il 3,4 in agricoltura. Il lavoro subordinato è la forma più diffusa tra gli stranieri (88,7 per cento contro il 77,5 degli italiani), ma sono in continuo aumento coloro che decidono di avviare un’attività propria: a fine 2023, secondo i dati di Infocamere, in Umbria erano 9.997 imprese con titolare immigrato, il 10,8 per cento di tutte le aziende attive sul territorio, di cui il 71,6 gestite da provenienti extra Ue, e il 27,1 da donne, dato questo, più alto della media italiana (24,6) e delle regioni del Centro (25,5). Tra il 2022 e il 2023, poi, le imprese ‘immigrate’ sono aumentate del 2,1 per cento, mentre diminuiscono quelle italiane del 2,6. Due terzi delle aziende gestite da titolari immigrati afferiscono ai settori del commercio (29,5), costruzioni (27,4) e alloggio e ristorazione (7,8).

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