©Fabrizio Troccoli

Servizi a macchia di leopardo, personale sottodimensionato e accessi in pronto soccorso in aumento tra i più giovani. È la fotografia scattata dalla Fondazione Gimbe, che al XIV congresso nazionale Federserd ha presentato una nuova analisi sull’organizzazione dei servizi per le dipendenze (Serd) in Italia, basata sulla relazione annuale della presidenza del Consiglio (2025) e sul rapporto Oised-Crea (2024).

«Serve una riorganizzazione nazionale, non più iniziative spot» ha dichiarato il presidente Nino Cartabellotta, sottolineando come la rete dei SerD rappresenti «un’anomalia strutturale del Servizio sanitario nazionale: frammentata, disomogenea e con personale insufficiente».

Nel quadro nazionale, l’Umbria si distingue per un dato particolarmente critico: nei servizi ambulatoriali la media di utenti per unità di personale raggiunge quota 37, contro una media italiana di 24. È uno dei rapporti più alti del Paese, insieme a Marche, Abruzzo e Lazio. Una pressione che, secondo Gimbe, compromette la qualità della presa in carico e la continuità terapeutica.

La regione dispone attualmente di cinque SerD, numero che potrà salire a sette per rispettare gli standard del decreto ministeriale 77, che prevede un servizio ogni 80-100 mila abitanti nella fascia d’età 15-64 anni.

A livello nazionale, nel 2024 si sono registrati 8.378 accessi in pronto soccorso per patologie droga-correlate (–2,5% sul 2023), di cui il 10% riguardanti minorenni. Il 47% dei pazienti è arrivato in ospedale per psicosi indotta da sostanze e l’11% è stato poi ricoverato. Il 37% dei ricoveri è avvenuto in reparti di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria.

Nel 2023 i ricoveri droga-correlati sono stati 7.382 (+13% sul 2022), pari a 9,3 per 10 mila abitanti. Oltre due terzi dei casi (69%) si concentra nel Nord, con differenze marcate rispetto al Centro e al Sud.

L’Italia conta 1.134 servizi ambulatoriali per le dipendenze, di cui il 96% pubblici. Il personale complessivo è di 6.005 operatori, ma per rispettare gli standard a regime del decreto 77 ne servirebbero almeno 1.900 in più: mancano in particolare 409 psicologi, 475 educatori professionali, 342 assistenti sociali e 146 amministrativi.

«Questi servizi restano troppo spesso fuori dalle agende politiche e assenti nei piani regionali di riforma della sanità territoriale – ha dichiarato Cartabellotta –. Eppure si prendono cura di popolazioni fragili, ad alto rischio di emarginazione e cronicizzazione. Senza un intervento strutturale, il diritto alla cura resterà a geometria variabile, accessibile solo in alcune aree del Paese».

In Umbria i SerD afferiscono alle due aziende sanitarie territoriali e collaborano con strutture del privato sociale. Negli ultimi anni, secondo dati regionali, si registra una crescita dei casi legati all’uso di cocaina e psicofarmaci, e un aumento delle dipendenze comportamentali tra i giovani, dal gioco online al consumo compulsivo di contenuti digitali. La rete dei servizi continua tuttavia a scontare carenze di personale sanitario e assistenziale, già evidenziate nei precedenti monitoraggi Gimbe sulla sanità territoriale.

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