«La Giunta regionale ha incaricato la direzione salute di approfondire la predisposizione di un atto di indirizzo rivolto ai Centri per la procreazione medicalmente assistita, con lo scopo di redarre una linea guida per un un valido percorso assistenziale, dopo la sentenza della Corte Costituzionale che consente alle strutture sanitarie di praticare la fecondazione eterologa».

E’ quanto afferma la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, a seguito della recente sentenza in materia della Corte Costituzionale che ha parzialmente invalidato la legge 40 del 2004. «In attesa che intervengano normative nazionali – ha affermato la presidente Marini – le Regioni, come enti erogatori di servizi sanitari, sono tenute a gestire una delicata fase transitoria nella quale le coppie possono richiedere l’effettuazione della fecondazione eterologa. E’ evidente tuttavia che ci sono aspetti di disciplina normativa che difficilmente possono essere risolti a livello regionale (tenuta registri, diritti donatori, ecc). Per questo motivo è auspicabile e particolarmente opportuno che, in attesa dell’approvazione di nuova legge da parte del Parlamento, le Regioni concordino con il Governo ed in particolare con il Ministero della salute, un atto di indirizzo unitario, valido proprio per questa fase di transizione».

Il presidente della Corte: nessun vuoto E mentre il ministro della salute Beatrice Lorenzin annuncia un nuovo tavolo, a cui far partecipare anche la Corte Costituzionale, è proprio il presidente della stessa corte che in un’intervista a Il Messaggero dice che non esiste alcun vuoto normativo.  «I centri di fecondazione assistita autorizzati  – dice Giuseppe Tesauro  che ha redatto la sentenza con cui la Corte ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa -possono praticare già ora l’eterologa, purché rispettino tutti quei paletti che la legge 40 ha fissato per la procreazione medicalmente assistita in generale e tutti i meccanismi di controllo pubblico previsti e magari talvolta insufficienti».  «Mi rendo conto  – dice ancora nella stessa intervista – che su un tema così delicato c’è una riflessione diffusa nel Paese e non solo nel Governo e nel Parlamento, che ovviamente resta sovrano e che può anche scegliere di modificare o integrare la legge 40. D’altra parte, la Corte si è limitata ad affermare l’incompatibilità del divieto di eterologa con la Costituzione e che il vuoto normativo non c’era, se non su un punto di un certo rilievo, il numero delle donazioni, da colmare eventualmente con un aggiornamento delle linee guida o con norma primaria».

Rossi: ministro non ci fermerà Intanto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi puntualizza che il ministro della salute non  potrà fermare quanto già deciso dalla sua giunta che di fatto ha dato il via libera all’eterologa. Il ministro ha detto che le Regioni che l’autorizzeranno anche in assenza di una legge, che Lorenzin avrebbe voluto velocemente e invece è stata stoppata in consiglio dei ministri, se ne assumeranno tutte le responsabilità. La battaglia è aperta. Ma per le tante coppie che non possono procreare, non dover andare all’estero, come avviene ora, potrebbe voler dire avere lo steso una possibilità senza doversi indebitare per gli anni a venire per interventi e cure molto costose.