di Daniele Bovi
Treni mai utilizzati, macchinari lasciati ad arrugginire nei magazzini, binari mai allacciati alla linea. È il quadro dipinto martedì dal consigliere regionale dell’Idv Paolo Brutti a proposito della ormai ex Ferrovia centra umbra (assorbita dentro Umbria mobilità), un quadro fatto di «gravi disfunzioni e sprechi» a partire dal mancato uso di tre dei quattro «Pintoricchio». Secondo il segretario dell’Idv infatti, che ha annunciato di aver presentato anche una nuova interrogazione «per smentire quello che hanno fatto dire pochi giorni fa all’assessore ai Trasporti Rometti», dei quattro treni costati 18 milioni di euro ne funziona solo uno sulla linea Ponte San Giovanni-Ellera, mentre due sono fermi (uno per un’eventuale sostituzione durante il servizio) e l’ultimo è abbandonato e «cannibalizzato» per prenderne i pezzi di ricambio.
La rete Brutti mette le foto sul tavolo e spiega poi che questi treni, per i quali è necessaria l’energia elettrica, sono progettati per raggiungere una velocità massima di 150 chilometri orari, ben al di sopra di quanto prevede l’orario di servizio che Brutti mostra, che prevede limiti precisi imposti dalla struttura della rete e dalle condizioni dell’infrastruttura. Rete che è stata elettrificata «con ingentissima spesa» ma che non è attiva: questo perché non c’è la possibilità di tenere tensione costante attraverso le cosiddette sottostazioni che servirebbero allo scopo. La tratta da Perugia a Ponte San Giovanni poi non è elettrificata e pure se lo fosse Brutti sostiene che il treno in questione non sarebbe in grado, viste le sue caratteristiche tecniche, di superare la pendenza (circa il 6%).
Raddoppio inutile C’è poi la questione degli 1,2 chilometri di binari depositati per il raddoppio della linea tra la stazione di Sant’Anna e via della Pallotta: un’opera costata 6 milioni di euro ma i binari, appoggiati, non sono mai allacciati alla linea. Secondo Brutti poi il raddoppio è inutile perché già oggi la frequenza dei treni va dagli 8 ai 10 minuti, abbassarla di qualche minuto non avrebbe senso perché non ci sarebbe l’utenza. Nel corso degli anni che ricadono sotto la gestione regionale il consigliere dell’Idv ha stimato che sono stati spesi per l’infrastruttura 120 milioni di euro. «Per fare che – si chiede – visto lo stato comatoso della rete?». Cinquecentomila euro è poi il costo di un impianto, chiamato «Dote» (Dirigente operativo trazione elettrica), che serve a gestire quelle sottostazioni che hanno lo scopo di tenere la tensione costante. Un macchinario che secondo quanto riferito martedì è abbandonato nei magazzini.
Esercizio fallimentare Idem per quanto riguarda le macchinette acquistate per la comunità tariffaria, quelle che piazzate in tutti i mezzi della regione avrebbero poi dovuto, nell’ambito del biglietto unico, comunicare ad una centrale (anch’essa abbandonata), gli ingressi ai vari gestori e poi ripartire gli incassi. Da ultimo c’è il caso della Cogemar: «È vero – si chiede – che la maggior parte degli appalti per opere civili sono stati vinti da una stessa società che ha offerto ribassi fino al 35%?». La stessa società secondo Brutti «ha preteso di compensare alcuni di questi ribassi con perizie di variante in corso d’opera, con rilevanti aumenti di costo, accolte e accordate con solerzia e rapidità da Fcu». «Chi è – conclude il consigliere – il responsabile di questo spreco inaudito e di questo esercizio fallimentare? Tutte domande a cui «è necessario dare risposte precise e non evasive». L’interrogazione dovrebbe essere discussa in aula martedì 18.
Twitter @DanieleBovi

Sono cose che molti sanno e sapevano già da prima.
perchè solo ora si scoprono queste cose?
Perchè solo ora che l’ex FCU è arrivata alla frutta,che sta fallendo?
Purtroppo è quello che ci meritiamo da questi nostri governanti locali e regionali.