Hanno temuto per giorni di doverla perdere a nemmeno 35 anni per una gravissima insufficienza respiratoria, peraltro arrivata circa 20 anni dopo la diagnosi di craniofaringioma, che le ha condizionato la vita dalla adolescenza. E invece la folignate Michela Pierluigi il 23 maggio scorso è tornata a casa propria, in zona viale Firenze, dove è stata accolta da alcune decine tra parenti, amici e vicini di casa, i quali le hanno tributato un lunghissimo applauso.
Una «vicenda straordinaria» che la sorella maggiore Laura ha voluto raccontare in queste ore che precedono la festa di compleanno: Michela sabato 25 luglio spegnerà 35 candeline nel centro sociale del paesino di Afrile, vicino Capodacqua (Foligno). Con lei ci saranno un centinaio di persone, tutte invitate a una cena che avrà il sapore del riconoscimento per l’affetto ricevuto tra la fine di marzo e la fine di maggio e soprattutto della consapevolezza del valore del sistema sanitario e degli uomini e delle donne che lo tengono in piedi. Ci saranno giochi per bambini, musica dal vivo e pure fuochi d’artificio; Michela, però, non vuole regali, ma ha chiesto a tutti i suoi invitati di fare una donazione, che poi consegnerà alla Terapia intensiva dell’ospedale di Foligno.
E’ infatti in questo reparto del San Giovanni Battista, e in particolare per l’iniziativa dell’anestesista rianimatore Matteo Vissani, che ha preso il via la svolta «miracolosa» per i familiari; la stessa che due mesi dopo ha permesso a Michela di tornare nella sua casa di Foligno. «Quando sembrava non ci fosse più nulla da fare, i medici hanno deciso di tentare il tutto per tutto», racconta la sorella Laura: il San Giovanni Battista si è messo in contatto con l’ospedale Careggi di Firenze, in particolare con la Ecmo unit, che in Toscana è il centro di riferimento per il trattamento ventilatorio avanzato attraverso l’ossigenazione extra-corporea (Ecmo). Gli specialisti del Careggi sono infatti in grado di svolgere attività di impianto di Ecmo anche in altri ospedali e quindi di gestire il successivo trasferimento tramite ambulanza attrezzata dei pazienti in trattamento.
«Mia sorella è stata trasferita a Firenze a una settimana esatta dalla Pasqua, ma già il giovedì prima della festività la situazione ha iniziato miracolosamente a cambiare, con Michela che è poi stata staccata dal macchinario nell’incredulità generale, compresa quella del personale sanitario», racconta ancora Laura, non dimenticando «la mobilitazione massima di zii e cugini, che ci hanno sostenuto nella turnazione con Michela, permettendoci di assicurare a lei, mia mamma e l’altra mia sorella un’assistenza continua». La ripresa di Michela è stata talmente stupefacente che una specializzanda dell’Università di Perugia ha chiesto alla paziente, in presenza dei familiari, il consenso per scrivere la tesi di laurea su quanto accaduto, naturalmente accordato.
All’ospedale universitario di Firenze Michela è rimasta per circa un mese, poi è stata nuovamente trasferita alla Neuroriabilitazione di Foligno, dove è rimasta fino al fatidico 23 maggio, quando con la mamma e le due sorelle ha potuto lasciare l’ospedale e rientrare a casa. Ad attenderla sotto la palazzina in cui vive in zona viale Firenze c’erano tante persone: chi coi coriandoli, chi con un mazzo di fiori per Michela, chi con una bottiglia di spumante. Le immagini di quegli istanti raccontano anche di come una comunità possa diventare pilastro per una famiglia nel momento del bisogno. Ora, però, Michela vuole restituire qualcosa alla Terapia intensiva della sua città, da cui la svolta è iniziata: a parenti, amici e vicini, circa un centinaio di persone, che con lei festeggeranno il suo 35esimo compleanno, chiede solo di aderire alla raccolta fondi per il reparto, nella convinzione che «ogni piccolo gesto sia prezioso».
