di Iv. Por.

È l’Umbria la regione con la più alta incidenza di disabile in rapporto con la popolazione: l’8,7 per cento, precedendo la Sardegna con il 7,3. La ‘geografia della disabilità’ vede al primo posto le Isole, con un’incidenza del 6,3%, contro il 4,8% (il valore più basso) del Nord: Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta (4,4%). La media italiana di persone che, a causa di problemi di salute, soffrono di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali, è invece del 5,2% della popolazione. Lo rivela il Rapporto Istat ‘Conoscere il mondo della disabilità’, presentato a Roma, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità.

Numeri in Italia Gli umbri affetti da disabilità, dunque, sono circa 7.700. Gli anziani sono i più colpiti. A livello nazionale quasi 1 milione e mezzo di ultra 75enni si trovano in condizione di disabilità e 990.000 di essi sono donne. Il 26,9% di queste vive sola, il 26,2% con il coniuge, il 17,3% con il coniuge e i figli, il 7,4% con i figli e senza coniuge, circa il 10% con uno o entrambi i genitori, il restante 12% circa vive in altre tipologie di nucleo familiare.

Pochi sostegni pro capite Nonostante la presenza del fenomeno, l’Umbria è tra le regioni che – evidenzia l’Istat – assegnano meno risorse: nel 2017, il Servizio sanitario nazionale ha sostenuto una spesa pro-capite pari a 987 euro; il valore minimo si riscontra nella Provincia autonoma di Bolzano (meno di 350 euro), seguita dall’Umbria (circa 406 euro), mentre la Provincia autonoma di Trento e le regioni Basilicata, Molise, Veneto e Puglia superano i 1.300 euro.

Sensibilità e svantaggi Nei diversi capitoli del volume vien posto l’accento sulla particolare sensibilità che le politiche hanno dimostrato nel disegnare processi e percorsi diretti a favorire la piena inclusione sociale delle persone con disabilità. Tuttavia, negli ambiti di vita analizzati emergono ancora significativi svantaggi delle persone con disabilità rispetto al resto della popolazione. «La rete dei servizi e delle strutture mostra forti squilibri territoriali, dovuti alla disparità di risorse a disposizione degli Enti locali – sottolinea l’Istat -; per conseguenza, le persone con disabilità e le loro famiglie subiscono discriminazioni in base al luogo in cui vivono. Inoltre, l’offerta di assistenza appare ancora troppo incentrata sull’istituzionalizzazione piuttosto che su forme di aiuto che permettano alle persone con disabilità di continuare a vivere in famiglia o in condizioni abitative che consentano loro di avere una completa indipendenza».

Famiglie e care giver Anche gli interventi finalizzati alla conciliazione tra lavoro e carico di cura di un familiare con disabilità non hanno conseguito risultati significativi, come testimoniato, ad esempio, dalle carriere lavorative dei care giver spesso al di sotto di quelle sperimentate dal resto della popolazione, in modo particolare nel caso delle donne. «Nel nostro Paese – afferma la pubblicazione – le famiglie continuano a svolgere un ruolo cruciale attorno al quale le Istituzioni hanno costruito una rete di interventi complementari, di natura sociale e assistenziale. In prospettiva, però, la rarefazione delle reti familiari e il progressivo invecchiamento della popolazione rischiano di mettere in crisi la sostenibilità di questo modello di welfare».

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