di Maurizio Troccoli
«Mi chiamo Sergio Tomassini, sono in sedia a rotelle, giro molto per la città e tutti i giorni è un’odissea». Così Sergio, al telefono con Umbria24, racconta due anni di ping pong, tra proteste e visite alle istituzioni, fino alla vicenda di giovedì mattina.
Le peripezie Tutto ruota intorno alle pedane degli autobus: «Ho bisogno di prendere l’autobus tutti i giorni ma non ne funziona uno. Ho parlato con l’assessore alla mobilità, con l’Apm, ma oltre a sentirmi offeso e preso in giro non ho raggiunto grandi risultati». Veniamo a quello che è successo questa mattina: «E’ tutto molto semplice. Non mi darò pace fino a quando non sarò nelle condizioni di poter girare nella mia città così come possono fare tutti gli altri. Perchè questo diritto mi è garantito dalla Costituzione. Farò tutto quello che è nelle mie possibilità, anche iniziative di protesta, come già mi è successo, fino a quando il problema non sarà risolto. E veniamo a questa mattina. Sono stato agli uffici di piazzale Europa, nella sede dell’assessore alle Politiche sociali. C’ero andato già la settimana scorsa ma mi è stato detto che il segretario dell’assessore non poteva ricevermi, quindi avrei dovuto telefonare per prendere un appuntamento. Ho telefonato, quasi tutti i giorni, ma il telefono risulta occupato, oppure suona e non risponde nessuno. Quindi ho deciso di ritornarci questa mattina. L’assessorato non è accessibile per chi è in carrozzina come me. Il segretario non è voluto scendere. Ho parlato con il portiere che al telefono con qualcuno ha detto ‘c’è un poverino in carrozzina che vorrebbe parlare con l’assessore’. Se dall’altro lato del telefono c’era il segretario, come ho motivo di desumere, questi avrebbe detto – stando a quanto riferito dal portiere – di lasciare nome e telefono che ci saremmo sentiti. Ma visto che è una settimana che ci provo al telefono ho semplicemente mandato al diavolo la situazione».
Ping pong E poi? «Con la giunta comunale precedente ho provato in più occasioni a farmi sentire. Ma nulla. Allora appena insediata la nuova giunta sono andato dai nuovi. Sono stato ricevuto, devo dire con garbo e gentilezza dall’assessore comunale alla Mobilità che mi ha riferito ‘mi dia il tempo di prendere visione della situazione’. Trascorse due settimane credo che il tempo sia sufficiente. Mi hanno nuovamente ricevuto negli uffici vicino piazza Morlacchi, con gentilezza, ma nulla di concreto. Mi ha detto il segretario dell’assessore che è stata inviata una lettera ufficiale all’azienda dei trasporti, lettera che non mi ha fatto vedere e che non sono arrivate risposte. Mi è stato anche spiegato, nella stessa sede, che il Comune nel consiglio di amministrazione conta poco e che loro quindi non possono fare molto. Come mi è stato riferito, sempre da loro, che per adeguare un autobus ci vogliono 15 mila euro. Io dico, invece, che se ci mettono la testa, ci vuole molto meno, potrei trovare io un fabbro che con poche decine di euro può mettere a posto le pedane».
La battaglia Ma qual’è il messaggio che Sergio vuole lanciare? «Io voglio circolare con i mezzi pubblici, come tutti. Ho bisogno di andare in piscina ma è sempre una battaglia, all’ospedale ma è una guerra, dalla mia ragazza ed è meglio non parlarne. Questi sono diritti miei. L’ho dovuto ricordare anche ai vigili urbani che non lo sapevano quando non sono riuscito a salire sull’autobus in piazza Italia. Sa cosa mi ha risposto una vigilessa? ‘Che sia un diritto costituzionale, questo lo dice lei. Io mica posso fare scendere dall’autobus dieci persone per lei? Io le avevo detto soltanto ‘mi scusi ma se vede un mezzo senza i requisiti lei non lo ferma? Perchè questo autobus che non ha i requisiti per i disabili no? Una volta – continua il racconto di Sergio – in via Pallotta mi sono messo davanti all’autobus e l’ho bloccato. Anche per fare capire a tutti cosa significa rimanere fermi, essere lasciati appesi. Sa come è andata a finire? Che mi sono preso gli insulti degli altri passeggeri infuriati dal mio gesto e me ne sono dovuto andare con la coda tra le gambe». E infine il calvario giornaliero di Sergio si conclude con una notizia fresca: «Vorrei sapere – dice – a chi è saltato in mente questa novità? Insomma sugli autobus nuovi di zecca, quelli bianchi, qualcuno ha finalmente compreso che andavano messe le pedane manuali che danno molti meno problemi. Peccato che le hanno fatte corte. Infatti a Perugia non ci sono marciapiedi alti fino a toccare queste nuove pedane. Infatti non posso prendere l’autobus sotto casa mia per via del marciapiede. Poi qualche scienziato ha pensato di mettere sulla pedana manuale una calamita che fa partire il motorino, giusto per spendere qualche soldino in più. L’aggeggio elettronico puntualmente non funziona e ti trovi gli autisti saltellare per farla funzionare. Per di più quando prendi posto all’interno c’è un braccetto che ostacola la manovra della carrozzina. Insomma bastava farla semplice, con una pedana meccanica un po’ più lunga e basta. Tutto sarebbe risolto».

capitale europea della cultura…
Io penso che tecnicamente non è così semplice come dice Sergio, certo è che Sergio come molti altri nelle stesse condizioni, hanno dei diritti e sopratutto vanno rispettate lel leggi! Le condizioni di mobilità in in carrozzella sono così più o meno dappertutto, risolvere questi problemi sarebbe realmente civiltà.