Il papa accanto agli altri leader religiosi nel 2011 (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Benedetto XVI e l’Umbria. La terra che ha dato i natali a quel San Benedetto da Norcia del quale Joseph Ratzinger porta il nome, una città che nel marzo scorso il futuro ex Papa, benedicendo la fiaccola benedettina, promise di «visitare presto». La terra di San Francesco d’Assisi e di quel dialogo interreligioso del quale l’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede è voluto essere (beninteso, a suo modo) un continuatore, portando avanti il lavoro di Giovanni Paolo II avviato nello storico incontro del 1986. Risale infatti al 27 ottobre 2011 l’ultima visita di Ratzinger in terra umbra, con il precedente del 17 giugno 2007 per gli 800 anni della conversione del Poverello. Due visite da pellegrino, la prima centrata sui luoghi francescani, da San Damiano alle basiliche e conclusa incontrando i giovani a Santa Maria degli Angeli. La seconda iniziata proprio nella basilica di Santa Maria, ricevendo sula soglia i leader religiosi di tutto il mondo e terminata sul sagrato della basilica.

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Niente sincretismi Tutti i dubbi di Ratzinger su questo evento erano noti e così la giornata di Assisi si svolse senza lasciare spazio alcuno a quel «sincretismo» e a quel «relativismo» che, questi i timori, potevano far passare il messaggio di un indistinto calderone dove tutte le religioni erano uguali. Il Ratzinger di Assisi 2011 è lo stesso del 2000, quello della Dominus Iesus in cui esplica l’unicità e l’universalità salvifica di Cristo. Il messaggio del 2011, quando accanto a shintoisti, hindu, buddisti, ortodossi e seguaci delle religioni indigene d’Africa arrivarono per la prima volta anche gli agnostici e intellettuali di primo piano come la professoressa Julia Kristeva, Remo Bodei, l’economista Walter Maier e Guillermo Hurtado, era tutto centrato sul concetto di pellegrinaggio e di chi sono, oggi, i «pellegrini della verità e della pace».

FOTOGALLERY – BENEDETTO XVI ALLA BASILICA DI S.FRANCESCO

La vergogna All’interno della basilica di Santa Maria degli Angeli Ratzinger pronunciò un discorso importante, toccando molti temi a lui cari come il rifiuto di Dio e il terrorismo. Ma quello di Assisi fu anche un mea culpa carico di «vergogna» per i cristiani che «in nome della fede» hanno fatto «ricorso alla violenza». «Lo riconosciamo – scandì solennemente un Papa parso già allora stanco ai presenti – pieni di vergogna, ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana». Al termine di quel discorso papa Ratzinger chiarì chi sono i «pellegrini della verità e della pace», ovvero coloro che non hanno ricevuto «il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità». Quelle persone alla ricerca di Dio e della verità che interrogano gli atei come i credenti. Quel Dio nascosto anche da un’immagine «travisata» che molti credenti hanno di lui. E così la lotta interiore nell’anima del pellegrino diventa un cammino alla ricerca della verità e anche un richiamo a «purificare» la propria fede «affinché il vero Dio diventi accessibile».

TRA I POSSIBILI SUCCESSORI ANCHE L’UMBRO BETORI

Le minacce di ieri e di oggi Papa Benedetto ricordò poi come nel 1986 la grande minaccia fosse la divisione del pianeta in due blocchi contrapposti, mentre oggi è rappresentata dal terrorismo e dal rifiuto di Dio. Ciò che invece Ratzinger invitò a rifiutare con nettezza è la giustificazione della violenza in nome della religione e la critica, «a partire dall’illuminismo», che fosse la religione la causa della violenza. Infine, Benedetto XVI spiegò che il compito «fondamentale» di quei leader riuniti ad Assisi e del dialogo interreligioso da loro portato avanti sarà quello di rispondere ad alcune domande sulla vera natura della religione, sulla sua natura comune a tutti i credo. Il rischio, secondo il papa, era infatti quello della «decadenza» dell’uomo e del «cambiamento del clima spirituale». Un clima dove domina «l’adorazione di mammona, dell’avere e del potere che si rivela una contro-religione».

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