Il Parlamento accelera sul ritorno del nucleare in Italia, con l’approvazione di oggi giovedì 4 giugno alla Camera del disegno di legge delega sul cosiddetto «nucleare sostenibile», che apre la strada a una possibile produzione elettrica da fissione entro la metà del prossimo decennio. Il provvedimento, passato con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, dovrà ora essere esaminato dal Senato, con l’obiettivo del Governo di arrivare all’approvazione definitiva prima della pausa estiva.
A margine del voto, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha indicato per la prima volta una possibile finestra temporale: i primi reattori operativi in Italia potrebbero entrare in funzione «nel 2034-2035». Una previsione che, pur politica e non tecnica, segna un orizzonte temporale preciso dopo oltre trent’anni dall’uscita dell’Italia dal nucleare sancita dal referendum del 1987 e confermata nei fatti dopo quello del 2011.
Il disegno di legge non autorizza immediatamente la costruzione di impianti, ma conferisce al governo una delega per adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore, una serie di decreti legislativi che dovranno definire il nuovo quadro normativo. Tra gli ambiti indicati figurano la produzione di energia nucleare da tecnologie cosiddette di nuova generazione, come gli small modular reactors (Smr), gli advanced modular reactors (Amr) e i micro-reattori, oltre alla ricerca sulla fusione nucleare e alla gestione dei rifiuti radioattivi.
Il perimetro della delega include anche la riorganizzazione della governance degli enti coinvolti, la definizione delle procedure autorizzative e la possibilità di sviluppare impianti collegati alla produzione di idrogeno attraverso energia nucleare. Secondo quanto indicato dal ministro, il governo punta a chiudere i decreti attuativi «entro Natale», una tempistica molto ravvicinata rispetto alla successiva fase di implementazione.
Uno dei punti centrali del provvedimento riguarda il modello energetico futuro. Nel Piano nazionale energia e clima, il nucleare viene indicato come tecnologia complementare alle fonti rinnovabili, con una quota stimata tra l’11% e il 22% del mix energetico nazionale. L’impostazione, secondo il governo, non mira a sostituire eolico e fotovoltaico, ma a garantire continuità di produzione e stabilità della rete elettrica nelle fasi di intermittenza delle rinnovabili.
Sul piano territoriale, la legge delega prevede anche criteri di compensazione economica per le comunità che dovessero ospitare impianti nucleari e un principio di semplificazione delle procedure autorizzative. Resta tuttavia uno dei nodi più sensibili del progetto: la localizzazione degli impianti e la definizione di un quadro condiviso con le regioni, tema che nelle precedenti stagioni del dibattito sul nucleare aveva rappresentato uno dei principali fattori di blocco politico e amministrativo.
Le reazioni politiche sono rimaste divise lungo linee prevedibili. La maggioranza ha sottolineato la necessità di garantire sicurezza energetica e riduzione della dipendenza dall’estero, mentre le opposizioni hanno contestato tempi, costi e rischi legati alla gestione delle scorie e alla reale fattibilità industriale del programma nei tempi indicati.
Il percorso parlamentare resta comunque decisivo: solo con l’approvazione definitiva del Senato il governo potrà avviare la fase dei decreti attuativi, che rappresentano il passaggio cruciale per trasformare la delega in una cornice normativa operativa. Da lì partirà la fase più lunga e complessa, che includerà valutazioni tecniche, autorizzazioni, individuazione dei siti e sviluppo della filiera industriale.
Il ritorno del nucleare in Italia passa soprattutto dai cosiddetti Small modular reactors (Smr) e dai micro-reattori, tecnologie di fissione di nuova generazione molto più piccole delle centrali tradizionali. Il principio è lo stesso: la fissione dell’uranio (processo attraverso il quale viene diviso il nucleo di un atomo di uranio, liberando una grande quantità di energia) produce calore, il calore genera vapore e il vapore aziona turbine che producono elettricità. La differenza sta nella scala: gli Smr sono progettati per avere potenze molto inferiori e per essere costruiti in moduli standardizzati, assemblabili più rapidamente sul posto.
Ad oggi l’unico esempio realmente operativo di mini-nucleare è la centrale galleggiante russa Akademik Lomonosov, in funzione nell’Artico a Pevek dal 2020. Utilizza due piccoli reattori modulari per alimentare una zona remota non collegata a grandi reti elettriche.
Dal punto di vista economico, gli Smr costano meno delle grandi centrali ma restano investimenti molto rilevanti: le stime parlano generalmente di 1-3 miliardi di euro per unità, mentre i micro-reattori possono valere da alcune centinaia di milioni fino a circa un miliardo. Il vantaggio teorico è la produzione in serie, che dovrebbe ridurre tempi e costi di costruzione.
I principali sviluppatori nel mondo sono NuScale Power, Rolls-Royce Smr, Rosatom, oltre a gruppi cinesi come Cnnc. Tuttavia la tecnologia è ancora in una fase iniziale: gli impianti commerciali realmente operativi sono pochissimi.
In Italia il disegno di legge sul «nucleare sostenibile» non individua ancora siti specifici, ma crea il quadro normativo entro cui il governo potrà autorizzare future installazioni. L’ipotesi è di collocare eventuali reattori in aree industriali energivore o già infrastrutturate, con il coinvolgimento di Regioni ed enti locali, ma la decisione finale resterebbe statale. La logica dei mini-reattori non elimina quindi il problema della localizzazione, ma potrebbe renderlo più gestibile rispetto alle grandi centrali del passato.
Le controversie restano forti: gestione delle scorie, tempi lunghi, costi incerti, accettazione da parte dei territori e dipendenza da tecnologie estere. Anche nelle ipotesi più ottimistiche, i primi impianti italiani non entrerebbero in funzione prima della metà degli anni Trenta.
Si parlerà di energia nucleare all’incontro in programma a Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, mercoledì 10 giugno, alle ore 17.30, presso la sala della Proloco. Oscar Bigarini, ingegnere nucleare, affronterà il tema sotto diverse angolature.
