C’è anche un’area a confine tra Umbria e Lazio tra quelle considerate adatte a ospitare impianti per la fusione nucleare. Non ci sono le coordinate geografiche, né le località selezionate come adatte, ma la cartina dell’Italia diffusa dalla Gauss fusion, che ha commissionato alla Techinical University of Munich (Tum) l’analisi, parla chiaro e mostra un’area tra il Nord del Lazio e il Sud Ovest dell’Umbria tra quelle considerate idonee a ospitare una centrale di fusione nucleare. Lo studio è stato pubblicato alla fine del novembre scorso e rilanciato nelle ultime ore dal Corriere della Sera, che ricorda come occorreranno ancora anni, probabilmente anche 10, prima di assistere alla messa in esercizio di un impianto a fusione.

La pubblicazione disponibile sul sito di Gauss fusion premette che «lo studio commissionato è stato condotto a livello europeo», è «durato un anno» e ha permesso di «identificare oltre 900 siti distribuiti in nove paesi» considerati «adatti ad accogliere la prima generazione di centrali elettriche a fusione in Europa». Oltre all’Italia, l’analisi individua aree idonee anche in Germania, Francia, Spagna, Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi, Austria e Repubblica Ceca, dove sono presenti «siti tipicamente situati in centri industriali o conurbazioni ad alto fabbisogno energetico». L’individuazione delle aree «è stata effettuata sulla base di una serie coerente di criteri tecnici, ambientali e infrastrutturali», includendo «la valutazione delle condizioni geologiche, sismiche e meteorologiche; l’accesso alla rete elettrica esistente; l’uso del raffreddamento e del calore di scarto; e l’opportunità di sfruttare l’infrastruttura e le licenze associate ai siti esistenti di centrali a carbone o nucleari» laddove esistenti. Al termine dello studio, che ha impegnato il team della Tum tra il 2024 e il 2025, per circa un anno, per il Nord Italia si considera «promettente la prospettiva di accogliere futuri siti di fusion», specie nell’area tra Torino, «Milano, Venezia e Cremona», mentre «altrove ci sono 15 cluster più piccoli» tra cui figura quello a confine tra Umbria e Lazio.

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