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Migliorano ancora le performance dell’Umbria nell’esecuzione sia di prime visite mediche che di esami di diagnostica entro i tempi indicati nelle prescrizioni, ma il sistema regionale è ancora in forte affanno. Il quadro emerge dall’aggiornamento sulle prestazioni erogate al 30 giugno scorso in Umbria ed è fornito da Agenas, che riconosce all’Umbria sforzi «di inversione di tendenza», che per ora, però, non la schiodano dagli ultimi posti delle classifiche regionali né la riallineano agli standard medi nazionali.

In particolare, dal bollettino e dalla piattaforma di Agenas si apprende che la quota di «prime visite eseguite entro i tempi di garanzia» al 30 giugno scorso è salita al 63,7 (era 58,5 nel primo semestre 2025), mentre in Italia si attesta in media al 78,5 per cento. L’Umbria, comunque, rientra nel gruppo delle 11 regioni che hanno migliorato la propria capacità di risposta, ma a pesare molto sul risultato complessivo regionale, come era già stato rilevato dal precedente aggiornamento Agenas, sono le visite differite a 30 giorni. In questo quadro, nella classifica regionale l’Umbria è quartultima.

Miglioramento anche più significativo per l’Umbria sul fronte della diagnostica: in questo caso la quota di esami eseguiti entro i tempi massimi indicati ha raggiunto il 62 per cento al 30 giugno scorso (era 54,2 per cento il primo semestre 2025) a fronte di una media italiana che gira all’84,6 per cento. Anche qui Agenas riconosce il balzo in avanti dell’Umbria, che però non evita alla regione l’ultimo posto per capacità di risposta entro i tempi nel comparto diagnostica.

Entrando quindi nel merito, attraverso la piattaforma, si apprende che per le prime visite urgenti la quota effettivamente onorata entro i 3 giorni previsti è rimasta stabile, girando intorno al 73,7 (era 73,9 nel primo semestro 2025). Sulle prime visite classificate come brevi, da eseguire cioè entro 10 giorni, si registra uno scivolamento di circa 3 punti percentuali, che porta al 74,5 (era 77,6). Per quanto riguarda il delicato segmento delle prime visite differite, vale a dire da evadere entro 30 giorni, il sistema regionale è migliorato sensibilmente, raggiungendo il 54,4 per cento (era 45,6). Infine, stabile la capacità di risposta entro i 120 giorni indicati per le prime viste programmate, che girano al 76,7 per cento (era 76,4).

Per quanto riguarda la diagnostica, invece, la quota evasa di esami urgenti effettivamente eseguiti entro 3 giorni è scivolata al 68,6 (era 71,2), mentre sugli accertamenti classificati a breve, ossia entro 10 giorni, il sistema sanitario regionale ha accelerato marcatamente, agguantando il 62,7 per cento (era 50,7). Anche sugli esami differiti, che per la diagnostica sono a 60 giorni, l’Umbria ha recuperato terreno, salendo al 62,9 per cento (era 57,2). Sviluppi positivi anche per gli accertamenti programmati, vale a dire a 120 giorni, per i quali si è arrivati al 55,1 per cento (era 49,3).

La piattaforma Agenas permette anche di verificare le aree cliniche più critiche sul fronte delle prime visite e quali esami di diagnostica si è in maggiore affanno. Partendo della prime per quelle urgenti il ritardo maggiore si rileva in pneumologia, che riesce a visitare entro 3 giorni soltanto il 51,3 per cento; per la prima visita a 10 giorni, invece, soffrono urologia (quota evasa entro il termine di garanzia 49,2 per cento) e dermatologia e allergologia (50,8); per le differite a 30 giorni ancora dermatologia e allergologia (34,2), oculistica (35,3) e pneumologica (40,3); infine, per le programmate a 120 giorni la capacità di risposta minore arriva da oculistica (58,6) e pneumologia (60,8). Le perfomance migliori sul fronte prime visite, invece, le consegnano oncologia sia per le urgenti (95,2) che per quelle a 10 giorni (98,8), mentre per le programmate a 120 giorni funzionano bene ortopedia (99,9), otorinolaringoiatria (97,3) e neurologia (93,5).

Passando per la diagnostica, qui il tallone d’achille si chiama colonscopia, ma fanno eccezione gli accertamenti urgenti a 3 giorni, dove le maggiori criticità si registrano per tac addome (38,5 per cento la quota di accertamenti compiuta entro il tempo di garanzia), risonanza magnetica tronco encefalico (54,3) e tac torace (56). Per gli esami a 10 giorni quello di gran lunga più problematico è la colonscopia (35,4) seguita dall’eco addome (51,3) e dall’elettromiografia (53,9). Per gli esami differiti a 60 giorni il fanalino di coda resta la colonscopia (33,7), seguita dalla diagnostica ecografica del capo e del collo (52,3) e dell’ecografia ginecologica con sonda (53,1). Infine, sugli accertamenti programmati a 120 giorni, al netto della maglia nera di colonscopia (30,7), compaiono l’ecografia alla mammella (42,7) e la mammografia (42,9).

Le perfomance migliori del comparto diagnostica per gli esami a 10 giorni arrivano dalla Tac cranio encefalo (97,4 per cento eseguite entro i tempi di garanzia); esame audiometrico (93,2) e Tac osteomuscolare (91,8), mentre a 60 giorni le risposte al top si hanno per elettrocardiogramma dinamico (94,1), esame audiometrico (96); la mammografia qui si ferma a metà strada (67,2). Infine, risultato senza sbavature col 100 per cento di esami a 120 giorni eseguiti entro il termine sia per l’esame audiometrico che per la diagnostica ecografica del capo e del collo.

Nata nel 1986, ha iniziato il suo lavoro da giornalista nel 2008 a Tuttoggi, approdando l'anno seguente al Corriere dell'Umbria, con cui tuttora collabora. In Umbria24 dal 2012, dove si occupa di cronaca nera e giudiziaria, economia, attualità e politica. In passato ha collaborato anche con Panorama. Componente del Consiglio di disciplina dell'Ordine dei giornalisti dell'Umbria.