di M.T.
Per comprendere il senso di frustrazione di molti abitanti di Norcia bisognerebbe, forse, chiudere per un istante gli occhi e immaginarsi nel bel mezzo del caos, dopo una distruzione di quanto hai di più caro, in vista di un inverno da trascorrere in container comuni, proiettati verso un futuro caotico. Che fa temere per la ripresa del turismo, principale fonte per le famiglie del posto, e dell’economia. Chi è di Norcia sa che è e sarà dura. E se la rabbia si scatena sulla contingenza dei piccoli passi da compiere ogni giorno, giusti o sbagliati, la frustrazione è ben più lunga e, purtroppo, guarda lontano.
Dieci campi container e tante incognite
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L’appuntamento per la protesta In questa dimensione è possibile comprendere l’iniziativa organizzata per sabato al Centro operativo comunale di Norcia, che si sintetizza ‘contro i container’ ma che potrebbe essere tradotta contro la sciagura accaduta e a favore di una sempre maggiore sensibilità che viene richiesta alle istituzioni e a chi è nelle condizione di decidere. La paura, non infondata in Italia, di essere dimenticati, di passare in secondo piano, di essere nuovamente vittime di scelte inopportune, li riporta lì, a pochissimi passi dalle cinta murarie che hanno protetto i loro affetti e i loro averi, per farsi sentire, e per fare arrivare il loro messaggio. Per molti nursini la distanza degli alberghi da Norcia sta trasformandosi da preoccupazione a frustrazione. Come la notizia di container comuni si sta trasformando in ‘incubo’. Come lo sarebbe per chiunque. Anche quando la logica impone di accettare un atroce destino e di affidarsi a chi traccia una road map, verso la ricostruzione e che ha, come tappe intermedie, prima i container comuni e poi le casette. Ma loro le casette le vogliono subito. Mentre dei container farebbero volentieri a meno.
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Le rivendicazioni Ecco cosa scrivono nell’annunciare l’iniziativa: «Come cittadini siamo stanchi. Dopo due mesi e mezzo di scosse e una assai carente gestione dell’emergenza sin dal 24 agosto, domani protesteremo in forma ufficiale e unitaria davanti al Centro operativo comunale di Norcia. Ci siamo dati appuntamento per le ore 10 e saremo in tanti, quali che siano le condizioni meteorologiche». Nello specifico dicono che «non accettiamo e non accetteremo mai la dispersione delle nostre famiglie, dei nostri studenti, dei nostri anziani, dei lavoratori costretti a viaggi onerosi e disperanti per tornare e ripartire dalla nostra terra, radici culturali e di vita. Vogliamo essere ascoltati: sappiamo che le casette di legno possono arrivare subito, non tra sette lunghi mesi. Solo così potremo ripartire insieme. Noi, figli dell’Appennino centrale – aggiungono -, siamo pochi, forse non pesiamo abbastanza politicamente, ma abbiamo sempre pagato le tasse. Abbiamo per parte nostra sempre contribuito al benessere dell’Umbria in Italia: chiediamo dignità e non container con bagni collettivi». E l’invito alla stampa: «Invitiamo gli operatori dell’informazione per domattina, sabato 12 novembre. Ci riconoscerete: nessuno potrà poi trattarci da invisibili. E’ una protesta che facciamo per tutti i terremotati, per la gente rapidamente dimenticata, per le comunità spezzate, vicine a noi… per sempre dentro di noi». E firmano: «Il comitato Vivere a Norcia»
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