Carlos 'lo Sciacallo'

di Antioco Fois

Perugia è stata l’avanguardia del ’68. Prima del Maggio francese, prima delle barricate e degli scontri rimasti nelle immagini in bianco e nero passate alla storia, gli studenti del capoluogo umbro accesero la miccia di quel movimento di contestazione che divampò in tutto l’Occidente. Parola di Ilich Ramirez Sanchez, nome di battaglia Carlos, l’ex terrorista internazionale e mercenario di origine venezuelana che in un’intervista risponde alle domande in francese poste da Umbria24, grazie alla collaborazione del suo avvocato e sua moglie Isabelle Coutant-Peyre, erede professionale di Jaques Vergès, l’avvocato degli indifendibili, l’avvocato del diavolo.

Chi è Carlos Proprio nell’anniversario della presa della Bastiglia, il terrorista leninista detto “lo Sciacallo” risponde dal carcere di Poissy (Parigi), dove ormai 65enne sconta la condanna all’ergastolo per una serie di attentati in Francia. È lui l’uomo diventato il rivoluzionario per antonomasia con l’incredibile assalto alla sede Opec di Vienna nel ’75, quando tenne in ostaggio i ministri dei Paesi produttori di petrolio. Ora l’uomo considerato il leader della rete Separat (di cui tuttavia ha sempre negato anche l’esistenza) ed ex membro del Fronte popolare per la liberazione della Palestina che ebbe contatti con Governi e servizi segreti di mezzo mondo (dal Kgb alla Stasi, ai servizi libici di Gheddafi), ricercato numero uno fino alla cattura in Sudan nel ’94, affronta temi che vanno dal ’68 in Italia alla stagione delle stragi.

Misteri italiani Da Piazza Fontana a Ustica e Bologna, passando per il sequestro e l’uccisione di Moro, quando in piena Guerra fredda l’Italia era un Paese di frontiera tra blocco atlantico e sovietico. «Erano i sionisti infiltrati nelle Brigate rosse», replica lo Sciacallo al sospetto che abbia fatto parte del commando di via Fani. Poi conferma la versione di Cossiga sul cosiddetto “lodo Moro”, l’accordo con i terroristi palestinesi sul transito di esplosivi nel territorio nazionale, un lasciapassare concesso a patto che non venissero commessi attentati in Italia. Dai misteri italiani sepolti negli archivi alla direttiva per la desecretazione dei documenti sulle stragi firmata ad aprile da Renzi: «Onore a Renzi», ma le verità che verranno fuori saranno quelle «filtrate dai ‘servizi’ degli Stati Uniti». Salvo per chiudere quasi profetico: «La verità emergerà, è una questione di tempo».

Da Kram a Perugia Lo Sciacallo, considerato il grande vecchio di trame e attentati, più di una volta ha fatto rivelazioni su quel carico di esplosivo militare che dilaniò la stazione di Bologna, con i suoi 85 morti e oltre 200 feriti. Carlos, anche davanti ai magistrati italiani in trasferta a Parigi, aveva “scagionato” i neofascisti Mambro e Fioravanti condannati per la strage e nelle sue ultime dichiarazioni aveva puntato il dito sui servizi americani e su Gladio. Il suo collegamento con l’esplosione del 2 agosto dell’80 passa per Perugia, città legata da un filo rosso a quel massacro dalla presenza inquietante di tale Thomas Kram, tedesco delle Cellule rivoluzionarie, esperto di esplosivi e considerato legato alla rete di Carlos, che in quei giorni risultava registrato in albergo a Bologna. Kram risiedeva a Perugia, dove teneva un corso all’Università per Stranieri, e la mattina della strage di Bologna stava raggiungendo proprio il capoluogo umbro. Il dialogo con lo Sciacallo inizia da qui.

«Thomas (Kram, ndr) era braccato passo passo dagli 007… In realtà era diretto a Perugia. Perché non tutti lo sanno, ma il ’68 non è nato a Parigi, è nato a Perugia nel 1967». Sono le sue parole davanti ai magistrati italiani a Parigi, riportate dal Corriere della Sera nell’aprile 2009. Un concetto che ha poi ribadito in un’intervista pubblicata lo scorso aprile sul Fatto quotidiano: «Poi era a Perugia (sempre Thomas Kram, ndr), che c’è l’università, ma il ’68 è cominciato nel 1967 a Perugia, il ’68 non è francese, è italiano». Cosa significa che il ’68 è nato a Perugia e quali sono state le circostanze?

«Le rivolte non violente scatenate dagli studenti del ʺmaggio ‘68ʺ, sono cominciate a Perugia nel novembre 1967; poi Londra, con le due grandi manifestazioni contro l’Ambasciata degli Stati Uniti, nel gennaio 1968; e l’apoteosi a Parigi nel maggio ‘68».

Quando dice che il ’68 è nato a Perugia si riferisce solo al movimento studentesco o la cittadina universitaria è stata anche un centro di riferimento della lotta armata e del terrorismo internazionale?

«La comunità studentesca, variegata e numerosa in questa piccola città universitaria italiana, fu semplicemente la prima a esplodere, poco prima delle altre, è tutto».

A Perugia, in quegli anni, sono transitati – tra gli altri – esponenti di Settembre nero, l’attentatore al Papa Ali Ağca, lo stesso Kram (anche Giusva Fioravanti dei Nar è stato iscritto all’Università del capoluogo umbro). Perugia era semplicemente un porto con acque quiete, una città con una grande presenza di stranieri, specie studenti, nella quale era facile transitare senza farsi notare o era punto di riferimento di organizzazioni sovversive ramificate, che la utilizzavano come porta d’ingresso per l’Italia e l’Europa?

«La resistenza palestinese si spostava liberamente in Italia, in seguito agli accordi di non aggressione con il Sismi. Perugia non aveva un interesse particolare per noi».

A Perugia è presente una nutrita comunità libica, curiosamente in tempi recenti uno dei figli di Gheddafi ha giocato nella squadra di calcio locale. Qual è stato il legame tra il colonnello e il nostro capoluogo di regione?

«L’ultima volta che ho incontrato i figli del martire Moammar Al Ghedafi, fu a Tripoli 30 anni fa».

Le ricostruzioni di storici, politici e magistrati la collocano in tutte le scene mondiali della lotta armata, soprattutto dal ’75, dopo l’incredibile assalto al quartier generale dell’Opec. C’è addirittura chi ha ipotizzato che lei fosse uno dei componenti del commando che rapì Aldo Moro. Da “professionista della rivoluzione”, come si è definito, cosa risponde?

«Non ho mai visitato Roma. Mi sarei opposto al rapimento di Aldo Moro, grande uomo di Stato, patriota italiano e vero cristiano. Ci fu, ahimé, una infiltrazione sionista nelle Brigate rosse a Roma».

Il nuovo premier italiano, Matteo Renzi, ha firmato un provvedimento di declassificazione dei documenti sulle stragi. Dalla bomba di Piazza Fontana a quella a Bologna nell’80, fino all’aereo abbattuto a Ustica. Sul tema è già scoppiata una serie di polemiche, che vogliono quei documenti già noti o ritengono il provvedimento inutile, poiché non si conosce nemmeno dove siano gli archivi che contengono i faldoni secretati. Pensa che la misura del Governo italiano sarà utile a fare luce su questi fatti? Quali verità dobbiamo aspettarci dalla desecretazione delle carte?

«Tutto ciò fa onore a Matteo Renzi, ma sono convinto che avrà accesso solo agli archivi ‘segreti’ filtrati dai ‘servizi’ degli Stati Uniti. È già un passo avanti verso la verità».

Sul caso Moro ogni tanto viene fuori un frammento di verità. Tra gli ultimi le dichiarazioni di un ex poliziotto che parla di ostacoli alla sua indagine sui passeggeri della moto Honda presente sul luogo del rapimento, presumibilmente guidata da uomini dei servizi italiani, che stavano di copertura all’azione delle Brigate rosse. Crede che riusciremo mai a sapere la verità?

«La verità emergerà, è una questione di tempo».

Si ringraziano per la preziosa collaborazione Gorana Popovic, Loredana Laria, Margherita Ciubini e ovviamente l’avv. Isabelle Coutant-Peyre

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One reply on “Carlos lo Sciacallo: «Il ’68 è nato a Perugia. Via segreto su stragi? Ok Renzi, ma verità ‘filtrate’ dalla Cia»”

  1. Ah ah ah … certo, lo capisco, capisco tutti gli ex terroristi filosovietici. Non possono dire la verità nemmeno ora che l’URSS non esiste più e il motivo e facile da capire, hanno fatto talmente tante porcate in nome della rivoluzione che ora se ne vergognano. Il meglio è la piena sintonia dello sciacallo col benemerito Cossiga … compagni di merende!

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