Pampepato

di M. R.

Agosto di attesa per i comitato dei produttori di Pampepato capitanato da Ivana Fernetti, nonché per la Camera di commercio di Terni che in collaborazione con Confartigianato e Coldiretti ha scommesso sul progetto della certificazione Igp per il dolce ternano, che si gusta anche a Ferragosto.

Pampepato di Terni Dopo la visita in città dei due funzionari del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, la richiesta di indicazione geografica protetta, accolta dallo stesso ministero in seguito all’ok della Regione, il disciplinare di produzione è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana il 25 luglio scorso e lì resterà per un mese, come prevede l’iter, prima che l’intero dossier finisca a Bruxelles sul tavolo della Commissione europea. Intanto, trascorsi questi 30 giorni senza intoppi, il Pampepato potrà già fregiarsi della certificazione Igp ma solo in ambito nazionale.

BUONO, ENERGETICO E AFRODISIACO

Certificazione Igp Nel frattempo il direttore generale dell’ente camerale, Giuliana Piandoro, sottolinea perché sia tanto importante ottenere il riconoscimento europeo da bollino blu: «Innanzitutto – spiega – il dolce è stato registrato come Pampepato di Terni, quindi porta in giro nel mondo il nome della nostra città come altr prodotti già famosi come il lardo di Colonnata. Inoltre – dichiara – la certificazione garantisce il consumatore di un elevato standard qualitativo nonché di una filiera controllata da un ente preposto, esterno al giro dei produttori. Questo fatto – sottolinea Piandoro – non è secondario, perché la crescente sensibilità di chi acquista, all’estero ma anche in Italia, ha determinato negli ultimi anni un’impennata nella richiesta di prodotti certificati e il fatto che sul mercato nazionale e internazionale possa essere venduto senza il vincolo tradizionale del Natale ci fa ben sperare per la detsagionalizzazione di questo straordinario prodotto che ha già avuto modo di farsi spazio e pubblicità nel mondo dello sport».

I produttori di Pampepato Questo sul territorio si tradurrebbe in un aumento produttivo e quindi di vendite del ‘Diamante delle Terre di San Valentino’. Oltre 40 i produttori (forni e pasticcerie della provincia), che ne beneficerebbero. A sentire uno dei più giovani membri del comitato, Giordano Fioretti (del Panificio Fioretti e Orsi di Arrone), aldilà dei risvolti commerciali che il bollino Igp potrebbe avere, «l’esperienza vale già di per sé per l’opportunità di confronto con altre attività più o meno storiche coinvolte nel progetto». Nel caso della pasticceria Tini, nonno, figlio e nipote hanno aderito convintamente. «La ricetta elaborata, con minime varianti possibili – garantisce Fioretti – ha messo d’accordo tutti, un vanto considerato che parliamo di decine di professionisti, ciascuno orgoglioso delle proprie specifiche peculiarità e tradizioni».

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