Banchi d'ortofrutta

La nuova ondata di rincari sui prodotti agroalimentari parte dai campi, ma rischia di arrivare rapidamente sugli scaffali. I dati più recenti disponibili confermano una dinamica già emersa nelle analisi di Borsa merci telematica italiana: gli aumenti all’origine, in particolare per gli ortaggi coltivati in serra, sono legati in modo diretto alla crescita dei costi energetici e dei fertilizzanti, innescata dalle tensioni internazionali e dal rialzo delle materie prime.

Secondo le rilevazioni aggiornate di Ismea e della Commissione europea sui mercati agricoli (2025-2026), il prezzo dei fertilizzanti azotati resta su livelli elevati rispetto alla media storica, nonostante alcune fasi di stabilizzazione. L’urea, in particolare, continua a risentire della volatilità dei mercati energetici, dato che il gas naturale rappresenta una componente essenziale del processo produttivo. A questo si aggiunge il costo del gasolio agricolo, che nel primo trimestre 2026 ha registrato nuovi rialzi in diversi Paesi europei, Italia compresa.

ISCRIVITI AL NUOVO CANALE WHATSAPP DI UMBRIA24

Il risultato è una pressione crescente sui costi di produzione. Le colture in serra, come pomodori, ortaggi a foglia e crucifere, sono le più esposte perché richiedono riscaldamento continuo nei mesi invernali. A incidere, secondo gli operatori, non è solo l’energia ma anche il clima: eventi estremi, sbalzi termici e periodi di siccità stanno riducendo le rese e aumentando l’incertezza produttiva. La Sicilia, principale area orticola nazionale, ha registrato nei primi mesi dell’anno condizioni meteo avverse che hanno inciso sull’offerta.

Il fenomeno non riguarda solo l’ortofrutta. I dati Ismea indicano, per il 2025, un aumento dei costi medi negli allevamenti zootecnici legato ai mangimi e all’energia, con effetti già visibili sui prezzi all’origine di carne bovina, avicola e uova. Anche il comparto degli oli vegetali continua a essere sensibile alle dinamiche internazionali, tra domanda alimentare e utilizzo energetico.

Per ora, come segnalano le società di analisi dei consumi, l’impatto sui prezzi al dettaglio è ancora contenuto. Tuttavia la trasmissione lungo la filiera è considerata inevitabile, anche se con tempi e intensità variabili. La distribuzione organizzata resta esposta a sua volta all’aumento dei costi energetici, in particolare per la logistica e la catena del freddo.

Il quadro si inserisce in un contesto europeo già segnato da inflazione alimentare negli anni precedenti. Secondo Eurostat, dopo i picchi del 2022-2023, i prezzi alimentari hanno rallentato ma non sono tornati ai livelli pre-crisi. Le nuove tensioni rischiano di interrompere questo percorso di stabilizzazione.

In Italia il tema resta anche politico. Le organizzazioni di filiera chiedono interventi mirati sul costo dell’energia e sui meccanismi fiscali legati ai carburanti, mentre a livello europeo continua il confronto sulle politiche ambientali e sul sistema Ets, ritenuto da parte del settore un fattore aggiuntivo di costo.

In questo scenario, l’Umbria presenta elementi specifici. La regione, caratterizzata da una forte presenza di aziende agricole di piccola e media dimensione e da una produzione diversificata, è meno esposta rispetto ad altre aree alle colture intensive in serra, ma risente in modo significativo dei costi energetici e dei fertilizzanti. Secondo i dati del sistema informativo agricolo nazionale e delle analisi regionali più recenti (2024-2025), il peso dei mezzi tecnici sui costi aziendali umbri è cresciuto in modo marcato negli ultimi tre anni, soprattutto nei comparti cerealicolo e olivicolo.

Stando a quanto pubblicato dal Sole 24 Ore «L’avamposto dei rincari sono gli ortaggi: pomodori in serra riscaldata, ma anche finocchi, asparago verde e cavolfiori, hanno registrato ieri rialzi superiori al +30% rispetto al mese precedente. Nel dettaglio +56% i finocchi, +46% il cavolfiore bianco, +28% l’asparago verde e +27% il pomodoro ciliegino. È
quanto emerge dall’analisi dei prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, rilevati dalle Camere di commercio, dai Mercati all’ingrosso e delle Commissioni Uniche nazionali e analizzati da Borsa merci telematica italiana (Bmti)».

Nel caso dei cereali, l’aumento dei fertilizzanti incide direttamente sui margini, già ridotti dalla volatilità dei prezzi di mercato. Per l’olivicoltura, invece, il fattore energia pesa sia nelle fasi di coltivazione sia nella trasformazione. A questo si aggiunge una criticità strutturale: la dipendenza dalla logistica su gomma, che rende il sistema regionale particolarmente sensibile al caro carburanti. In assenza di un forte comparto industriale di trasformazione, molte produzioni umbre devono essere movimentate verso altre regioni, con un aggravio dei costi.

Allo stesso tempo, alcune filiere locali mostrano una maggiore capacità di tenuta grazie alla qualità e alla vendita diretta o a filiera corta, che consente di assorbire meglio gli shock dei costi. È un elemento che, secondo le associazioni agricole regionali, potrebbe attenuare l’impatto sui consumatori umbri rispetto ad altre aree più dipendenti dalla grande distribuzione.

Il quadro complessivo resta però incerto. I segnali provenienti dai mercati all’ingrosso indicano una nuova fase di tensione che, se dovesse consolidarsi nei prossimi mesi, rischia di tradursi in un aumento diffuso dei prezzi al consumo, riportando al centro del dibattito il tema del costo del cibo e della sostenibilità economica delle filiere agricole.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.