di Daniele Bovi
Un numero record di candidati a un quarto di secolo dall’arrivo dell’elezione diretta dei sindaci. È questo lo scenario che si sta prospettando a Perugia a quattro mesi dal voto del 26 maggio quando la città, insieme ad altri 62 Comuni, è chiamata a rinnovare sindaco e consiglio comunale. Se tutti quelli che hanno annunciato di voler correre si presenteranno davvero ai nastri di partenza, a questa tornata potrebbe esserci una pattuglia di candidati da record, cioè nove o dieci. Il 1993 è l’anno in cui con la legge 81 arriva l’elezione diretta, novità che Perugia sperimenta nel 1995, in piena stagione ‘dei professori’ quando sindaco venne eletto sindaco Gianfranco Maddoli e presidente della Regione Bruno Bracalente.
63 COMUNI AL VOTO: BATTAGLIA DECISIVA
Da Maddoli a Locchi A quella tornata si presentarono in quattro: Maddoli, centrosinistra, raggiunse il 56%, seguito da Giuliano Cerulli (centrodestra, 35,6%), dal laburista Mario Valentini al 6,4% e dal radicale Andrea Maori all’1,7%. Nel 1999 ai nastri di partenza ci sono otto candidati: Renato Locchi stravince con il 58%, seguito dal centrodestra di Mario Serra (32,6%) mentre per tutti gli altri (il democratico Floriano Venturi, Giancarlo Zuccaccia di Risveglio Perugia, Ettore Bertolini della Fiamma Tricolore, Claudio Pitti del Fronte nazionale, il protoleghista Francesco Miroballo e Dora Di Mizio del Partito umanista) percentuali da prefisso telefonico o poco più.
INTERATTIVO: I SINDACI DI PERUGIA DAL 1860 AL 2014
PD E SOCI, SPARISCONO LE PRIMARIE PER I CANDIDATI
Dal 2004 al 2014 Cinque i candidati nel 2004, anno del trionfo di Locchi (66%); dietro di lui, con meno della metà dei voti, Gianluigi Rosi (30%), Ruggero Ranieri (L’Altra Perugia, 1,6%), Riccardo Donti (Alternativa sociale, 1,1%) ed Ettore Bertolini (Fiamma tricolore, 0,9%). Otto candidati nel 2009, quando Wladimiro Boccali raccoglie l’eredità di Locchi (52%), seguito dal centrodestra di Giuseppe Sbrenna (37%) e da una pletora di aspiranti sindaco con percentuali minime: Carla Spagnoli (Movimento per Perugia, 3,1%), il protogrillino Michele Pietrelli (1,9%), la socialista Ada Girolamini (1,5%), il leghista Miroballo (1,5%), Bertolini con la sua Fiamma ormai al terzo tentativo (0,6%) e Amato John de Paulis (Liberiamo Perugia, 0,5%). L’anno della storica vittoria di Andrea Romizi contro Boccali invece gli aspiranti sindaco in tutto sono sei: a parte i due contendenti principali ci sono la pentastellata Cristina Rosetti (19%), Urbano Barelli con due liste (3,8%), Dramane Wagué (2,5%) e Adriana Galgano di Scelta civica (1,7%).
Mai una donna Insomma, dal 1993 a oggi ci hanno provato in 31 (alcuni, come visto, più di una volta) mentre il 26 maggio sulla scheda potrebbero esserci anche dieci nomi: in pista ci sono l’uscente Romizi, Giuliano Giubilei per il centrosinistra più civici, il M5S che ancora il suo candidato lo deve scegliere così come la galassia delle sigle a sinistra del Pd, Marco Mandarini con Verdi e Alternativa riformista, Adriana Galgano con Blu, Carmine Camicia («Perugia nel cuore») e Casapound che ha annunciato la sua corsa in solitaria. Per l’ultradestra potrebbe arrivare anche il candidato di Forza nuova mentre dal fronte civico si parla da qualche settimana di Giordano Stella per Coscienza verde. Dal 1860 al 2014 invece in tutto i sindaci di Perugia sono stati 29, e mai la poltrona più importante di Palazzo dei Priori è stata occupata da una donna.
Il bilancio Intanto il centrosinistra in vista del voto mette nel mirino Romizi e la Lega per quanto riguarda i problemi relativi al bilancio. «Altro che “tesoretto” – attaccano – portato in dono dal sottosegretario leghista. Il milione e mezzo di euro annunciato non rifonderà per niente tutti i “tagli” che lo stesso Governo ha deciso nei confronti degli enti locali. In pratica con una mano ha tagliato abbondantemente e con l’altra ha riportato solamente 1,5 milioni, insieme ad una pesante ipoteca politica. Il Comune si trova quindi, ostaggio della Lega e con un bilancio che sarà drammatico chiudere». «E il Sindaco Romizi? Sempre più spaesato, in difficoltà – dicono ancora – e sotto ricatto della Lega. Romizi non riesce a dire una parola su come pensa di coprire l’ammanco che è ben maggiore dei soldi che il sottosegretario leghista porta come se fosse un suo regalo. Infatti, a fronte dei 1,5 milioni portati “in dono” ne mancherebbero più del doppio».
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