La presentazione del Piano

di Daniele Bovi

Partecipazioni dirette dimezzate, dismissione di alcune cooperative e uscita da altre realtà ritenute non strategiche; il tutto per un risparmio non ancora quantificato ma che, secondo le stime, dovrebbe essere di qualche milione di euro. Venerdì a Palazzo Donini l’assessore Antonio Bartolini insieme ad alcuni dirigenti della Regione e ai vertici di alcune società (Mauro Agostini di Sviluppumbria, Stefano Bigaroni di Umbria Digitale, Gilberto Santucci di Gepafin e Alberto Naticchioni di Villa Umbra) ha presentato il piano di riassetto delle società partecipate che la giunta, in ossequio alla legge Madia, ha approvato nelle scorse ore. Da qui al 2019 le partecipazioni dirette passeranno da dieci a cinque: a ‘sopravvivere’ al taglio saranno Umbria Digitale, Sviluppumbria, Consorzio 3A-Parco tecnologico agroalimentare e Gepafin.

Il piano La quinta è Umbria Mobilità, per la quale però va aperto un capitolo a parte. «Innanzitutto – ha voluto sottolineare Bartolini – vorrei ricordare che la Regione è soltanto uno dei soci, mentre spesso si identifica l’azienda con la Regione». Da qui alla fine dell’anno UM dovrebbe essere trasformata, come noto, in Agenzia regionale per la mobilità; il condizionale però è d’obbligo dato che l’Agenzia delle entrate deve esprimersi sull’interpello, cioè sulla richiesta di chiarimenti, presentato da UM che potrebbe ottenere vantaggi economico-finanziari importanti. Se la risposta sarà positiva si andrà avanti, altrimenti «c’è la liquidazione», che ovviamente non mette in secondo piano il fatto che la Regione deve ancora riavere 12 dei 15 milioni prestati all’allora azienda unica dei trasporti.

Sviluppumbria Sempre parlando di UM, i soci hanno dato il via libera alla dismissione entro il 2019 di tutte le società collegate, cinque delle quali già in liquidazione. La dismissione è la sorte che toccherà anche a cinque cooperative agricole, ovvero Gruppo Grifo agroalimentare, Gruppo agricooper, Gruppo cooperative agricole di Trevi, Molini Popolari Riuniti di Ellera-Umbertide e Unione lavoratori agricoli-Ula. Quanto al capitolo Sviluppumbria, attualmente le partecipazioni in pancia sono 21: dodici sono già in stato di liquidazione e sulle restanti nove, oltre a Consorzio 3A e Gepafin, la scelta è quella di rimanere dentro Sase (la società che gestisce l’aeroporto), Umbria Fiere, Consorzio 3A e Gepafin. Fuori dal perimetro finiscono invece Consorzio Flaminia Vetus («sta esaurendo – ha spiegato Agostini – la sua funzione di gestione dell’area industriale di Massa Martana), Quadrilatero Umbria-Marche (le quote dovrebbero essere assorbite da Anas), l’Interporto Marche, Tela Umbra e Stabilimento tipografico Pliniana (in entrambi i casi si vuol però preservare il valore sotico-culturale delle attività).

Gepafin Per Gepafin infine non cambia nulla: le 38 partecipate sono sottratte dall’applicazione della legge Madia «e comunque – ha detto Bartolini – una società è già in liquidazione, una, la Sici – Sviluppo imprese centro Italia è strategica per reperire risorse finanziarie di carattere privato che possano sostenere le piccole e medie imprese e le altre 36 partecipazioni riguardano misure di ingegneria finanziaria che hanno l’obiettivo di sostenere processi di sviluppo aziendali attraverso il finanziamento in capitali di rischio». Giunta e uffici sono al lavoro per mettere a punto il piano di governance che andrà consegnato alla Corte dei conti e solo in quella sede potranno essere stimati con precisione i risparmi. «Oltre a questi però – precisa Agostini – si parla anche di efficientamento delle società; ad esempio con l’assorbimento di alcune si tagliano i costi di strutture, consigli, direzioni generali e così via. Quello che presentiamo è un piano straordinario ma  il lavoro va avanti dal 2015».

Acqua e rifiuti I soldi che la Regione incasserà dalle dismissioni Palazzo Donini li vuole investire in incentivi economico-finanziari per stimolare una «razionalizzazione drastica» del sistema idrico e di quello dei rifiuti, in special modo di quest’ultimo dove troppe sono le società che si occupano del servizio. In autunno l’intenzione è quella di convocare gli Stati generali con tutti i soggetti interessati per discutere di questi servizi. «Adesso però – ha concluso Bartolini – occorrerà certamente metter mano ad una legge regionale che imponga il divieto di partecipare a società che svolgono la propria di attività fuori dal territorio regionale. basta con società che se ne vanno al Cairo o a Canicattì…».

Twitter @DanieleBovi

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.