Luca Barberini (foto F.Troccoli)

Nonostante la tregua siglata nelle scorse ore, almeno sul fronte mediatico, non cessano le polemiche in seguito alle dimissioni dell’assessore alla sanità Luca Barberini. Ed è lui stesso, in una nota inviata sabato mattina a stigmatizzare dei commenti che sono stati fatti sotto un suo post dal profilo Facebook istituzionale della Regione Umbria. «Chi amministra il presunto profilo Facebook ufficiale della Regione Umbria? – scrive -. E soprattutto: come può egli fare valutazioni politiche e denigrare cittadini che si permettono di difendere persona e operato di un esponente politico? Forse è il caso di fare una verifica a tutela dell’immagine e della credibilità delle istituzioni umbre e della libertà di espressione dei cittadini». Secondo la nota, ci sarebbe «un commento comparso ieri sera (venerdì, ndr) su Facebook, a nome del profilo ‘Regione Umbria’, relativamente alla vicenda delle sue da assessore regionale.

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LE OPPOSIZIONI: SI VOTI

Perplesso e basito «Mi ero ripromesso – spiega Barberini – di mantenere, per alcuni giorni, il silenzio sulla vicenda delle mie dimissioni e sulle loro motivazioni, ma quanto ho visto nella giornata di ieri mi ha lasciato basito, perplesso e preoccupato e non posso far finta di nulla. Mi riferisco, in particolare, a un post diffuso a nome della presunta pagina Facebook ufficiale della Regione Umbria, definita ‘organizzazione governativa’ e seguita da oltre 15 mila persone, in risposta alla riflessione di un cittadino che commentava l’intervista rilasciata dalla presidente Catiuscia Marini a Pasquale Punzi, relativamente alle nomine dei direttori generali».

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Palazzo Donini diffida Poco dopo la nota di Barberini l’account ufficiale della Regione ha replicato spiegando che «la redazione che gestisce il profilo Facebook diffida chiunque dall’utilizzare in maniera scorretta il logo della Regione Umbria e il profilo istituzionale. Lo spiacevole episodio cui fa riferimento il consigliere regionale Luca Barberini era già stato notato dalla redazione nella serata di ieri e si era provveduto alla cancellazione del falso post – tra l’altro si fa notare che si trattava di un commento e il profilo istituzionale non effettua commenti, se non in risposta a domande dirette dei cittadini-. Nel frattempo sono state modificate tutte le credenziali di accesso per evitare ulteriori utilizzi scorretti e non autorizzati ed è stata immediatamente avviata una indagine interna per una scrupolosa verifica di quanto accaduto e per garantire la massima sicurezza dell’utilizzo del social media istituzionali della Regione Umbria. Inoltre, si segnala che già in passato sono stati rilevati degli episodi attribuiti a dei fake».

LE NOMINE

La ricostruzione Luca Barberini ricostruisce così quanto avvenuto sul social network. «Nel dibattito che ha coinvolto vari utenti un cittadino ha affermato: ‘La racconti lei giusta signor …. comunque lo sanno anche le pietre che l’innovatore voleva portare a casa due bei soldatini per curare le vostre clientele e il giochino non gli è riuscito… E mo’ rosica….’. Un altro utente ha replicato: ‘Non la conosco sig… ma ugualmente le consiglio di non mettere in dubbio l’onestà e la correttezza morale di Luca Barberini. Prima di farlo cerchi di conoscere le persone e … Non esprima giudizi tanto per farlo’. Prontissima è stata la risposta del presunto profilo ufficiale della Regione Umbria: ‘Signor …. nemmeno io la conosco, ma a parte il folclore del mio dire, la sostanza della mia affermazione sta scritta su tutti i giornali … dunque non ho espresso alcun giudizio, ma ho semplicemente riproposto una verità che conoscono anche le pietre, salvo forse lei signor..’. “A quale verità – si chiede Barberini – si riferisce la ‘Regione Umbria’? Esiste una verità assoluta di cui è depositaria? E perché parla in prima persona? E ancora: perché utilizza parole simili (‘lo sanno anche le pietre’) all’utente che aveva attaccato il mio operato?»

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Indagine «È davvero sorprendente – continua Barberini – che un ente pubblico parli in prima persona, che si permetta di replicare usando certi toni e di attaccare l’operato di un consigliere regionale, già assessore, dunque un uomo delle istituzioni, facendo ricostruzioni parziali dei fatti. Di folcklore, per dirlo con la ‘Regione Umbria’, non c’è niente: qui c’è solo da capire come possano accadere cose del genere. C’è un hacker dietro? Allora va subito fatta un’indagine interna, coinvolgendo anche le autorità competenti in materia e va ripristinato il corretto utilizzo di questi strumenti di comunicazione oggi molto importanti. Oppure c’è qualcuno che utilizza impropriamente simboli o peggio ancora strumenti istituzionali per denigrare le persone e fare attività politica? Vanno avviati immediatamente – conclude – accertamenti, anche interni, sperando che non si tratti dell’ultima ipotesi perché ci farebbe tornare indietro di oltre quarant’anni e riscoprire regimi, anche di diverso colore politico, che non permettevano libertà di espressione e di iniziativa politica. Inutile andare a cercare il post in questione: nel corso della notte è stato rimosso, ma le tracce restano…».

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