Protesta ai cancelli dell'Aisa-Trelmet di Todi

I sessanta lavoratori dell’azienda Aisa-Trelmet si sono riuniti martedì in assemblea con le segreterie territoriali di Fiom-Cgil e Fim-Cisl, al termine della quale hanno deciso di proclamare uno sciopero ad oltranza, almeno fino alla data di confronto con l’azienda.

FOTOGALLERY: LA PROTESTA

La situazione In una nota Cristiano Alunni della Fiom Cgil, Gianni Scalamonti della Fim Cisl e la Rsu della Aisa-Trelmet spiega che «il sindacato aveva sottoscritto con l’azienda, non più di tre settimane addietro, un accordo per applicare il Contratto di Solidarietà, con la prospettiva di una ripresa dello stabilimento in termini produttivi. Per contro, in queste ultime ore, si sono susseguite sempre più pressanti le voci di un possibile passo indietro dell’attuale proprietà, con conseguenze drammatiche per i lavoratori. Voci di fallimento, chiusure, passaggi di consegna sono le discussioni che emergono in azienda, senza che i lavoratori possano conoscere la verità sul futuro aziendale e quindi anche sul proprio».

Sessanta famiglie in bilico Il sindacato ha già svolto un incontro urgente con i commissari, «essendo l’azienda – prosegue la nota – invischiata in un contesto di concordato, senza che ne scaturissero informazioni più dettagliate, e nel frattempo hanno già calendarizzato un incontro con il sindaco di Todi per sostenere le proprie ragioni e costruire un percorso di sostegno all’occupazione. Il territorio tuderte non può permettersi, infatti, altre chiusure di stabilimenti, dopo quella della Marzia e di altre realtà locali, e pertanto chiediamo al sindaco ed alle istituzioni regionali di adoperarsi per chiarire la vicenda e mantenere i livelli occupazionali. I lavoratori hanno dimostrato un grande e leale senso di responsabilità, forse anche eccessivo, visti i risultati, e non sono più disponibili a subire decisioni senza far valere la propria voce e le proprie ragioni. Pertanto ribadiamo – concludono i sindacati – la ferma intenzione di scioperare, fino a quando l’azienda non si siederà al tavolo di confronto, discutendo con i lavoratori del futuro dello stabilimento, quindi anche del futuro di sessanta famiglie».

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