Aboliti definitivamente i 4 Ati, l’Umbria da oggi in poi gestirà acqua e rifiuti come un ambito unico. Il consiglio regionale ha approvato con 16 voti favorevoli, 9 contrari e 3 astenuti il disegno di legge della giunta che istituisce l’Autorità umbra per rifiuti e idrico (Auri) sopprimendo i 4 Ambiti territoriali integrati esistenti. L’Autorità avrà un’assemblea formata dai tutti i sindaci dell’Umbria e dovrà tra l’altro stilare il Piano d’ambito per il servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Cosa cambia Come ha spiegato l’assessore Regionale Silvano Rometti, rispetto al quadro precedente si va verso una semplificazione. L’Auri entrerà subito in funzione anche se prima del 2015 non verrà predisposto il piano d’ambito regionale. Questo atto potrà agevolare la semplificazione della gestione con la nascita di un soggetto gestore unico regionale, al posto dei 4 oggi esistenti per i rifiuti e dei 3 per l’acqua. L’Autorità avrà un presidente, un Consiglio direttivo composto dal presidente e dai sindaci eletti dall’Assemblea, una assemblea formata dai sindaci di tutti i Comuni della Regione o assessori o consiglieri comunali da essi delegati e un revisore dei conti. In rappresentanza degli interessi degli utenti e ai fini del controllo della qualità è prevista l’istituzione della Consulta per il servizio idrico e il servizio di gestione dei rifiuti. All’Auri spetterà tra l’altro la redazione del Piano d’ambito per il servizio di gestione dei rifiuti urbani. Spetterà alla Regione Umbria esercitare funzioni di indirizzo, programmazione, vigilanza e controllo.
Nessun compenso L’assessore Rometti ricorda che «nessun compenso è previsto per i componenti degli organi direttivi e che l’Auri non può procedere ad assunzioni di personale. Non ci saranno, dunque, aggravi per le spese di funzionamento, ma al contrario una gestione unica improntata alla massima efficienza e razionalità consentirà il contenimento dei costi dei servizi a carico dei cittadini».
Marini: «Supereremo le discariche» Aldilà del cambiamento “tecnico”, la presidente della Regione, Catiuscia Marini, ha spiegato le strategie future, soprattutto in campo di rifiuti. «Procederemo – ha detto – al superamento del sistema delle discariche sfruttando impianti a valle della raccolta differenziata che verranno attivati da soggetti industriali che non hanno a che fare né con i soggetti gestori della raccolta né con quelli dello smaltimento. Nell’attuazione e nell’aggiornamento del Piano rifiuti saremo in grado di arrivare ad una gestione unitaria che prevede un recupero energetico e dei materiali. Oggi il tema non è quello delle discariche ma del recupero che evita l’afflusso di rifiuti in discarica. Servono impianti di dimensione regionale, un ambito che per alcune strutture non sarà neppure sufficiente».
La votazione Il disegno di legge è stato passato con 16 voti favorevoli (Pd, Psi, Idv), 9 contrari (Pdl, Fd’I, Lega) e 3 astensioni (Prc-Fds, Udc, Comunista umbro). Bocciata la proposta Dottorini di modificare l’articolo 1 prevedendo la non rilevanza economica del servizio idrico integrato (20 no, 3 astenuti e 4 sì: Idv, Prc, Comunista umbro). Bocciato anche (14 no, 11 sì e 1 astenuto) l’emendamento per la separazione tra i soggetti di gestione e di smaltimento dei rifiuti. Alcuni emendamenti sono stati invece ritirati da Dottorini in quanto recepiti dalla giunta regionale. Approvati gli emendamenti presentati dall’Esecutivo regionale in merito consumo idrico al minimo vitale giornaliero, all’obiettivo rifiuti zero, all’assenza di emolumenti e gettoni per i componenti degli organismi dell’Auri, alla composizione della consulta degli utenti, alla partecipazione dei cittadini, delle associazioni dei consumatori e degli utenti, ai criteri per la predisposizione dei Piano d’ambito per il servizio di gestione dei rifiuti. Buona parte del dibattito politico, soprattutto in seno alla maggioranza, si è concentrata su due punti: la piena attuazione del referendum sull’acqua come bene comune del 2011 e l’esplicitazione della strategia dei «rifiuti zero». Su questi temi, respinti gli emendamenti Stufara sul riconoscimento della rilevanza economica del servizio idrico, sulla strategia rifiuti zero, sul quorum e il funzionamento dell’assemblea dell’Auri, sulla possibilità per i sindaci – per alcuni atti – di esprimere un voto in assemblea solo dopo aver consultato i rispettivi Consigli comunali, sulla composizione della consulta degli utenti, sul riscatto delle gestioni pubblico private del servizio idrico. Respinto l’emendamento Monacelli (Udc) sulla garanzia, per i Comuni con le maggiori risorse idriche e impianti di captazione, di una particolare rappresentanza nell’assemblea dell’Auri.
Acqua bene comune Il documento firmato da Stufara e Dottorini, che chiedeva la presentazione di una proposta di legge nazionale di iniziativa regionale per il riconoscimento dell’assenza della rilevanza economica del servizio idrico, è stato respinto, riportando 5 voti favorevoli (Idv, Prc, Comunista umbro, Lega) e 23 contrari. L’atto firmato da Locchi (Pd) e Buconi (Psi), relativo all’impegno a promuovere una iniziativa legislativa al Parlamento mirata ad adottare norme di tutela dell’acqua come bene comune, di proprietà collettiva e fondamentale per i diritti universali delle persone, ha ottenuto 16 sì ed è stato approvato.
Le reazioni: Idv soddisfatta Soddisfazione per l’esito del voto è stata espressa soprattutto dall’Idv. «Una battaglia serrata, sempre sui contenuti e mai strumentale – afferma il capogruppo Dottorini – ci ha portato a ottenere risultati molto importanti e a porre al centro della discussione la volontà che 27 milioni di italiani hanno espresso con il referendum sull’acqua. Grazie ai miei emendamenti infatti viene inserito a pieno titolo il rispetto dell’esito referendario sull’acqua, l’eliminazione del 7% dalla tariffa, il riconoscimento per ciascun individuo del minimo vitale pari a 50 litri gratuiti al giorno, il coinvolgimento dei movimenti per l’acqua, delle associazioni ambientaliste e dei consumatori nella Consulta che controllerà la qualità e la correttezza nell’erogazione dei servizi, l’introduzione dell’obiettivo Rifiuti zero tra i principi che dovranno ispirare la gestione del ciclo dei rifiuti, cosa non prevista nell’attuale Piano regionale». Per Paolo Brutti, sempre Idv, «dopo aver arginato e forse archiviato l’ipotesi di costruire un nuovo inceneritore, dopo le testarde battaglie che hanno limitato il rischio di degrado ambientale e socioeconomico dell’Umbria, oggi si è giunti a mettere nero su bianco l’obiettivo ‘rifiuti zero’, l’eliminazione di qualsiasi rimborso o integrazione ai futuri dirigenti dell’Auri, l’adeguamento ai parametri europei nell’affidare il servizio di raccolta e tutti gli altri più importanti servizi pubblici locali». Il capogruppo regionale del Pd, Renato Locchi, esprime un giudizio «molto positivo». «Con questo nuovo testo normativo – dice Locchi – si realizza un ambito unico per l’acqua e i rifiuti e si contribuisce a semplificare ulteriormente il sistema regionale: un’ulteriore tappa di quel processo avviato con la legge regionale ‘8/2011’ sulla semplificazione amministrativa». La propria soddisfazione è stata espressa anche dal capogruppo socialista a Palazzo Cesaroni, Massimo Buconi.
Centrodestra contrario Nell’opposizione, per Raffaele Nevi (Pdl) «ci troviamo di nuovo di fronte al teatrino messo in scena da questa maggioranza con la sinistra radicale che rivendica una sua precisa linea, mentre le altre forze del centro sinistra, che hanno concordato la ripubblicizzazione dei servizi pubblici, si accorgono oggi che i problemi vengono addirittura aggravati». Secondo Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d’Italia) «ciò che approviamo oggi è la rivisitazione di quello che si era tentato di fare nel 2007, con 4 Ati al posto degli Ato per acqua e rifiuti. Ma al cittadino interessa che diminuiscano le tasse. La doverosa semplificazione attuale non è accompagnata da una vera riforma endoregionale, e intanto i Comuni vanno a due velocità con l’Unione dei Comuni».
Stufara polemico Il Prc con Damiano Stufara, che si è astenuto, parla di «Occasione perduta, che consegna agli umbri una legge dove non si fa chiarezza sul recepimento del referendum sull’acqua, si continua a navigare a vista sui rifiuti e si restringono gli spazi di interlocuzione fra i Comuni e l’Autorità d’Ambito, nella quale per deliberare sarà sufficiente la presenza di appena il 30% dei sindaci, liberando addirittura questi ultimi dall’obbligo di acquisire preventivamente il parere dei rispettivi Consigli comunali».
Vinti: «Umbria all’avanguardia» Secondo l’assessore Stefano Vinti, sempre del Prc, invece, «l’approvazione dell’ordine del giorno con cui, ai sensi dell’articolo 121 della Costituzione, si impegna ad adottare una iniziativa legislativa affinché il Parlamento adotti norme in materia di riconoscimento e tutela dell’acqua come bene comune e di proprietà collettiva, è un risultato politico di grande rilevanza. Questo ordine del giorno – aggiunge Vinti – rappresenta uno strumento di chiarimento e attuazione dell’esito referendario del 12 e 13 giugno 2011 sull’acqua pubblica. L’Umbria – conclude – si colloca così alla guida di un movimento a difesa della volontà dei cittadini chiaramente espressa con il voto referendario e della credibilità delle istituzioni».
Garante dei detenuti Niente votazione, invece, sul garante dei detenuti, per mancanza del numero legale. «Per l’ennesima volta – tuona Goracci – il punto all’ordine del giorno del Consiglio regionale sulla elezione del Garante è stato rinviato, fatto a dir poco sconcertante che dimostra tutta la grave disattenzione che c’è da parte dell’istituzione regionale che pure la legge per nominare l’ha approvata nel lontano 2006».
