La firma con Marini, Spacca e Passera

Il ministro Corrado Passera e i presidenti delle Regioni Marche e Umbria, Gian Mario Spacca e Catiuscia Marini, hanno firmato a Roma il nuovo Accordo di programma per la Merloni.

L’accordo Con la rimodulazione dell’accordo di programma, che si è resa necessaria a seguito della cessione dell’intero perimetro dell’ex “Merloni” alla J&P Industries, sarà possibile realizzare progetti industriali il cui obiettivo principale sarà quello di riassorbire il maggior numero possibile di lavoratori attualmente in cassa integrazione. Inoltre, si favorirà la piena utilizzazione degli stabilimenti produttivi della “Antonio Merloni”, con particolare riferimento alla quota parte dello stabilimento di Gaifana e si sosterrà il rilancio delle piccole e medie aziende dell’indotto.

Lo stanziamento Per conseguire questi obiettivi, la rimodulazione dell’accordo prevede la conservazione dello stanziamento originario di 35 milioni di euro di parte nazionale e la destinazione di tali risorse al finanziamento degli interventi di sostegno agli investimenti industriali finalizzati alla rioccupazione dei lavoratori della “Antonio Merloni”, prevedendo in deroga alla normativa vigente una copertura finanziaria degli investimenti che può raggiungere il 75 per cento dei costi sostenuti dalle imprese mediante la combinazione di modalità di intervento quali partecipazione al capitale, contributo a fondo perduto, finanziamento a tasso agevolato dello 0,5% annuo.

L’immobile di Nocera Significativa anche, come prevede il nuovo “accordo” la disponibilità di 40.000 mq dell’immobile di Nocera Umbra per l’insediamento di nuove attività industriali attraverso condizioni agevolate consistenti nella locazione o nella possibilità di acquisire aree dello stesso immobile alla metà del valore di mercato.

La ripartizione delle risorse L’accordo prevede anche una ripartizione programmatica al 50% delle risorse disponibili tra le Regioni Umbria e Marche per sei mesi dalla sottoscrizione della rimodulazione dell’accordo. Decorso tale termine, le risorse eventualmente ancora disponibili saranno utilizzate in maniera indifferenziata tra le due regioni. Per la Regione Umbria è previsto un complesso di risorse di parte regionale per un ammontare di 17 milioni di euro  per interventi che attraverso vari strumenti (fondi di ingegneria finanziaria, aiuti agli investimenti delle piccole e medie imprese e delle start up tecnologiche, aiuti agli investimenti delle società cooperative) consentiranno ulteriori iniziative destinate allo sviluppo del territorio  dei comuni umbri ricompresi nell’accordo. Nell’ambito dei 17 milioni di euro, 1 milione e 900mila euro saranno destinati alla concessione di bonus del valore di 5.000 euro alle imprese che assumeranno  i lavoratori della “Antonio Merloni” ancora in carico alla procedura fallimentare.

Marini: rioccupazione «Un importante e decisivo passo in avanti per la ripresa dello sviluppo  dell’area e per le prospettive di rioccupazione dei lavoratori della ‘Antonio Merloni’», commenta la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini. «Grazie all’aggiornamento dell’Accordo – ha aggiunto la presidente Marini – potranno essere da subito investiti 35 milioni di euro  per il sostegno di programmi di investimento da parte di nuove imprese industriali, e sarà possibile l’utilizzo di aree dello stabilimento di Nocera Umbra a condizioni particolarmente favorevoli, con strumenti di incentivazione per le imprese che permetteranno la rioccupazione degli oltre 600 lavoratori umbri ancora in carico alla procedura di amministrazione straordinaria. Inoltre, la proroga della durata dell’accordo fino al marzo 2015 e la programmazione di ulteriori risorse  da parte della Regione Umbria per circa 17 milioni di euro rappresentano concretamente l’impegno diretto della Regione per l’area di crisi».

Riommi: ora la task force «Si avvia ora – ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo Economico Vincenzo Riommi – la fase operativa di attuazione dell’accordo che vede coinvolte le strutture dell’assessorato unitamente a Sviluppumbria, Invitalia ed Italia Lavoro, e le strutture operative dei ministeri dello Sviluppo Economico e del Lavoro. Stiamo infatti programmando in primo luogo una serie di iniziative sul territorio per la presentazione dei contenuti dell’accordo e delle opportunità per le imprese, da rappresentare al sistema imprenditoriale e delle associazioni di categoria, ai sindacati ed alle banche. In parallelo – ha annunciato l’assessore Riommi – prenderà avvio l’operatività di una ‘task force’ dedicata, con riferimento sui territori dell’area di crisi per offrire informazione, supporto ed assistenza a favore delle imprese che intendono avviare programmi di investimento o assumere lavoratori della ‘Antonio Merloni’. Questi in particolare, oltre alla disponibilità di bonus occupazionali, potranno anche contare – ha concluso l’assessore regionale – su opportunità di orientamento e formazione specialistica finalizzata a valorizzarne opportunità di impiego e competenze».

Bravi: ora il piano industriale Per il segretario della Cgil, Mario Bravi, «la rimodulazione dell’accordo di programma per la ex Antonio Merloni rappresenta un passaggio importante, che, come Cgil, abbiamo più volte sollecitato. Di per sé però, questo atto non è sufficiente a risolvere una delle vertenze più grandi aperte nell’Italia centrale, perché i 350 riassunti dalla J&P Industries stentano a veder ripartire realmente l’attività, stanti le difficoltà in essere con il sistema del credito, e soprattutto perché i 604 lavoratori umbri rimasti fuori si aspettano che si passi in fretta dagli accordi agli atti concreti, con la creazione di nuove opportunità occupazionali». Per Bravi, dopo questo «importante passaggio», è ora necessario che emerga «un ruolo più forte del sistema delle imprese umbre e di Confindustria, finora completamente assente rispetto alla necessità di avviare un processo di ricostruzione produttiva nella fascia appenninica». «A questo punto – osserva ancora Bravi – non si può più lamentare la mancanza di risorse, perché le risorse ci sono. Quello che manca, per ora, sono i progetti e la capacità delle imprese di attivarsi per dare vita a nuove esperienze industriali. Ma questo va fatto subito – conclude Bravi – perché altrimenti questo territorio, così duramente colpito dalla crisi, dove continuano a chiudere fabbriche importanti come la Faber, rischia davvero il soffocamento».

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