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Festival di Spoleto, l’incanto del concerto finale diretto da Muti: «Dedicato a Fendi»

In piazza Duomo gremita il ricordo di Ferrara per la mecenate. Bilancio: crescono presenze e incassi/Video: anche i fuochi sono uno spettacolo

16/07/2017 Festival di Spoleto. Piazza del Duomo. Concerto Finale. Nella foto Riccardo Muti con l' Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

«Il titolo di questo appuntamento finale mi piace sia ‘Concerto un’amica’». E’ dedicato alla mecenate scomparsa recentemente, il gran finale del Festival di Spoleto con l’Orchestra Cherubini diretta dal maestro Riccardo Muti. In piazza Duomo –  prima della straordinaria esecuzione di Beethoven, Catalani e altri – viene proiettato un video sul maxi schermo: un susseguirsi di immagini che ritraggono Carla Fendi a Spoleto in questi anni di Festival, a cui ha dato tanto.

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L’incanto del concerto finale Ferrara ricorda anche il fondatore e ideatore del Due Mondi, Gian Carlo Menotti, poi lascia il posto all’Orchestra Cherubini e al maestro Muti. In piazza Duomo, presente anche la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, l’atmosfera è di quelle difficilmente riproducibile, in un tramonto tardivo, con un fresco vento e le lune di questo Festival che fanno capolino dai tetti. Si comincia con Beethoven e la Sinfonia n7 il La Maggiore: un inizio delicato, soave, discreto nelle sonorità. Il maestro Muti prosegue con Contemplazione di Alfredo Catalani, una partitura musicale che sfiora corde più profonde, che accorcia la distanza tra pubblico e orchestra. In piazza Duomo risuona la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, poi le musiche di Ruggero Leoncavallo, in particolare intermezzo tratto dai Pagliacci.

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Muti e i compositori italiani Cambia formazione l’Orchestra Cherubini per Manon Lescaut di Puccini ma prima di iniziare Muti prende la parola: «Dopo Beethoven, mastodontico e inimitabile, potrebbe sembrare folle inserire una serie di intermezzi di compositori italiani. E invece – continua Muti – vogliamo dare una carrellata di intermezzi di grandi compositori italiani, spesso sottovalutati e invece creatori di grandi opere, sperando facciano piacere anche a chi crede di avere gusti più prelibati». Il pubblico del Due Mondi riscopre la melodia romantica di Umberto Giordano con Fedora. Solenne il maestro Muti ‘danza’ insieme ai suoi orchestrali chiudendo in grande stile il 60mo Festival  in questo finale bellissimo, di grande pathos e poesia conquistando un lungo e sentito applauso che si aggiunge ai numerosi raccolti in questo Festival.

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