sabato 23 settembre - Aggiornato alle 12:58

Festival di Spoleto, chiude in bellezza con Muti: ‘Edizione eccezionale, strada è giusta’

Presenze ancora in crescita e incassi record, Ferrara: «Successo sotto gli occhi di tutti». Cardarelli: «Dopo il terremoto segno di vitalità»

Ferrara e Cardarelli (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

«In piazza Duomo, col maestro Riccardo Muti e l’Orchestra giovanile Cherubini, chiudiamo in bellezza un’edizione eccezionale, che è sotto gli occhi di tutti. La linea degli ultimi dieci anni ci premia ed è su questa che continueremo». Tira le fila sul 60mo Festival di Spoleto e più in generale sugli ultimi dieci anni, quelli a sua firma, il direttore artistico Giorgio Ferrara, recentemente riconfermato al vertice per altre tre edizioni. Accanto a lui al Caio Melisso il sindaco Fabrizio Cardarelli, che replica alle parole di Carlo Pagnotta di Umbria Jazz, arrivate poche ore prima da Perugia: «Oggi qui è un giorno di festa – dice il primo cittadino – lasciamo il rammarico e le polemicucce a chi quest’anno ha avuto qualche presenza in meno. Quello che conta per Spoleto dopo il terremoto è aver dato un segnale di normalità e vitalità».

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Crescono ancora presenze e incassi record Di presenze Spoleto se ne sono contate quasi 90 mila, ossia 10 mila in più dello scorso anno «mentre nel 2008 – ricorda Ferrara, quell’anno alla sua prima edizione da direttore artistico – le presenze furono 15 mila». Crescono anche gli incassi della biglietteria, che già dopo il primo weekend di Due Mondi aveva realizzato il suo record, eguagliando il bilancio finale del 2016, quando dal botteghino arrivano 670 mila euro: «I conti li chiudiamo lunedì – va avanti Ferrara – ma siamo comunque oltre gli 860 mila euro mentre dieci anni fa giravamo intorno al mezzo milione».

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Ferrara e i numeri dei suoi dieci anni Il bilancio di Spoleto60 si sovrappone a quello del lavoro fatto negli ultimi dieci anni da Ferrara: «Da allora abbiamo portato in scena 309 spettacoli per 800 repliche; dieci opere; oltre 140 concerti, facendo arrivare in città 44 tra orchestre e cori; allestito 133 mostre; ospitato 130 rappresentazioni degli allievi della Accademia D’Amico, mentre 67 sono state le esecuzioni affidate agli studenti del Conservatorio di Perugia». Quindi le braccia e la testa del Festival: «In dieci anni hanno lavorato per noi 2 mila persone, il 70 per cento risiedono a Spoleto. Dal 2008 in avanti in città sono arrivati 2.850 artisti, esclusi gli orchestrali e gli oltre mille allievi delle accademie; ma anche circa 5.800 tra drammaturghi, autori, registi, scenografi, coreografi e costumisti».

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Festival più pop Nessuna anticipazione sulla prossima edizione, neanche sull’opera inaugurale. Le date del 61mo Festival di Spoleto non sono ancora state rese note, «le approverà il Consiglio di amministrazione nei prossimi giorni – dice Ferrara – ma possiamo già dire che sarà come sempre dall’ultimo weekend di giugno al secondo di luglio, perché i mondiali di calcio non ci fanno paura». Il concerto della Mannoia è stato un successo e di eventi pop, nel maggior festival di arti sceniche del Paese, ce ne potrebbero essere ancora: «Anche la sezione degli eventi – sottolinea il direttore artistico – è cresciuta tantissimo tra concorsi, premi e rassegne, riavvicinando con forza anche i mecenati, che dal 2008 a oggi ci hanno sostenuto con 12 milioni, a fronte di un bilancio annuale di circa 5 milioni di euro, di cui il 70 per cento destinato a produzione artistiche».

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Cardarelli: «Vitalità dopo il terremoto è fondamentale» Non nasconde la soddisfazione per il 60mo Festival neanche il sindaco Cardarelli: «Dopo la crisi provocata dal terremoto e l’innegabile momento di difficoltà, un’edizione così era necessaria. Siamo convinti che il messaggio di grande vivibilità e normalità diffuso con il Festival sarà fondamentale anche per la ripresa della nostra industria principale, il turismo. Devo ringraziare Ferrara per aver saputo, quest’anno in particolar modo, proporre un cartellone di prestigio ma anche di grande interesse, che ha consegnato un pubblico numeroso e apprezzamento generale. Ora ti aspetta una grande responsabilità, ossia fare ancora meglio, ma è la sfida a cui siamo chiamati tutti».

@chilodice

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