Di Maio al Capitini (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Il ceto medio più che alzare lo sguardo al cielo delle scie chimiche si guarda intorno e dentro al portafoglio, ed è a questo ceto medio che in primis si rivolge il ‘nuovo’ Movimento 5 stelle di Luigi Di Maio, incarnazione della svolta governista pentastellata. Il candidato premier del M5s è arrivato giovedì intorno alle 19.30 a Perugia per una tappa del suo «Rally per l’Italia», che lo ha portato in giornata anche a Livorno prima dell’approdo in Umbria. Qui Di Maio ha incontrato nel pomeriggio degli imprenditori e altri rappresentanti del mondo economico (non di Confindustria Umbria) «ai quali – dice dal palco – ho voluto spiegare il nostro progetto. Noi non siamo degli statalisti». Ad ascoltare di Maio, oltre a qualche lavoratore della Perugina che alla fine ha voluto stringergli la mano, circa 700 persone in una sala convegni della scuola Capitini stracolma. Una platea varia, fatta di giovani, qualche anziano, molti 40-50enni, militanti storici del Movimento in arrivo da molte zone dell’Umbria e semplici curiosi, oltre ovviamente a tutti gli eletti in Umbria, dai parlamentari ai consiglieri comunali fino a quelli regionali, tra i quali Andrea Liberati è il plenipotenziario per la campagna elettorale e non solo.

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I candidati Nelle zone che contano ci sono anche alcuni candidati, nomi già noti come i parlamentari uscenti o le new entry, ad esempio Emma Pavanelli e l’avvocato perugino Cristian Brutti; oltre a loro ci sono alcuni di quelli che verranno schierati nei cinque collegi uninominali di Camera (tre) e Senato (due). Nel gioco dell’«Indovina chi» si indica un medico da schierare nel collegio Perugia-Trasimeno della Camera (che sia ripescato dalle «Parlamentarie» Luca Lalli?) e altri professionisti. Che l’intenzione del Movimento per il corpo a corpo negli uninominali sia pescare nella società civile, così da compensare lo scarso radicamento, è chiaro: «I loro nomi – dice il candidato premier – li conoscerete lunedì, vogliamo aprirci alle energie del territorio, dallo sport alle università fino al mondo delle professioni. Vi prego di accoglierli perché si stanno giocando molto della loro vita professionale e personale. Appena si diffonde la voce su questo o quel nome li chiamano dagli altri partiti facendogli offerte: è a quel punto che decidono di stare con noi, le liste ce le stanno facendo gli altri». A bocce ferme, lunedì quando saranno consegnate le liste, si capirà il potenziale di ogni singolo candidato.

M5S: I NOMI DEI CANDIDATI NEI LISTINI

Il comizio Ai 700 del Capitini Di Maio illustra alcuni dei 20 punti di cui ha parlato domenica a Pescara, un programma «né di destra né di sinistra». Dimenticate le battaglie sull’Euro e sul referendum per uscirne, i niet sulle grandi opere, le battaglie sui «beni comuni» che hanno caratterizzato la prima fase del Movimento e altro ancora, oggi il M5s vuole scrivere un’altra pagina. Dal comizio del candidato premier viene fuori un mix di law&order, detassazione e Partite Iva, oltre alla rivendicazione di una certa alterità. Di Maio parte spiegando le nuove regole per i prossimi eletti, che prevedono anche il pagamento di 100 mila euro per chi deciderà di cambiare casacca. E dato che «è una libertà di cui si è abusato in modo pazzesco», il Movimento vuole anche «fare una legge di due righe per dire che se vuoi cambiare casacca te ne devi andare a casa»; insomma, è l’abolizione dell’assenza del vincolo di mandato, giustificata da una situazione che impone la necessità di «regole forti». Nel mirino del candidato premier ci sono poi le «élite, quell’un per cento che detiene il 25 per cento della ricchezza», il decreto salva banche, anzi «salva banchieri», e i candidati paracadutati «anche in regioni rosse come questa, anche se poi lo vedremo il 4 marzo quanto sarà rossa». Colore, in verità, già sbiadito di suo da un pezzo.

Programma Di Maio rivendica per il Movimento l’ambizione «di fare politica in modo diverso, con altro spirito e valori; gli onesti si sono messi insieme facendo massa critica, e per questo dobbiamo ringraziare Beppe Grillo e Casaleggio». Tra i primi obiettivi «l’abolizione di 400 leggi inutili», la cancellazione dell’Imu sui beni strumentali, dei «contratti del lavoro capestro», del redditometro e degli studi di settore, meno tasse e meno burocrazia oltre allo «stop a chi prende soldi dallo Stato e poi se ne va all’estero». In più si parla anche di lotta agli «sprechi, ai privilegi e alle spese improduttive: possiamo recuperare 50 miliardi da reinvestire in sanità e altri settori». Soldi da usare anche sul fronte sicurezza, per «costruire due nuove carceri e assumere 10 mila agenti delle forze dell’ordine». Nel comizio si nota l’assenza di temi come diritti civili o cultura. Di Maio è convinto che il risultato «può andare ogni immaginazione» e disegna due scenari: nel primo il Movimento sfonda il 40 per cento e allora «ci sarà un nostro governo; nell’altro il M5s sta sotto ma è determinante per la formazione di un governo. A quel punto «non lasceremo nel caos l’Italia, faremo un appello a tutte le forze politiche e se ci saranno le possibilità convergeremo su alcuni temi». Lotta dura quindi «all’inciucio tra Renzi e Berlusconi, non gli riuscirà». Di sicuro «a febbraio saprete chi sono i nostri ministri, li dovrete conoscere prima del voto così avrete tutto per scegliere. Tutti insieme ce la possiamo fare».

Twitter @DanieleBovi

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