di Giorgia Olivieri, Sara Calini e Vincenzo Diocleziano
A 15 anni si desidera una bicicletta per scorrazzare tra le vie del centro; a 43 anni, un lavoro per mantenere sé stessi e la propria famiglia, anche se lontana; a 26 anni, imparare una nuova lingua per integrarsi nel Paese in cui si è immigrati. A Gubbio questi desideri, e le molte vite che li esprimono, si incontrano in uno spazio in cui la politica torna a uno dei suoi ruoli fondamentali: fare comunità. Al centro di questo progetto ci sono Fabio Sebastiani, presidente dell’associazione di promozione sociale “21 Gennaio” e segretario provinciale del Partito comunista, e la scuola “Luigi Radicchi”, che ha sede nella sezione “Lenin” del Pci eugubino. Una convivenza che in città suscita malcontento in alcuni e solidarietà in altri. Umbria24 è andata in via Saffi per conoscere questa realtà e raccontarla ai suoi lettori.
La storia Tutto nasce dieci anni fa dall’incontro tra la sezione “Lenin” e Luigi Radicchi, giovane tetraplegico determinato a continuare a studiare nonostante le gravi difficoltà personali. Dopo la sua improvvisa morte, i “compagni” decidono di dare forma al suo desiderio di studio, fondando nel 2017 un doposcuola gratuito a lui intitolato. Negli anni, questa realtà è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento quotidiano, anche grazie alla nascita dell’Aps “21 Gennaio”, che ha ampliato i servizi offrendo non solo supporto scolastico ma anche aiuti concreti, come assistenza fiscale, beni di prima necessità e orientamento burocratico, arrivando ad accogliere oltre 6mila utenti l’anno. «Le richieste che arrivano hanno sempre sfumature diverse – precisa Fabio Sebastiani – Noi cerchiamo, ci documentiamo, chiediamo a amici e compagni e poi troviamo una soluzione». Soluzioni che possono assumere forme diverse: dall’aiuto nella ricerca di lavoro a una coperta per affrontare l’inverno, passando per un libro di scuola o una bicicletta per spostarsi.

Sostegno e difficoltà La scuola Radicchi si regge su un sostegno costante della cittadinanza eugubina: c’è chi dedica il proprio tempo alle persone che qui chiedono aiuto e chi contribuisce con donazioni per rispondere ai bisogni più diversi. Al civico 2C di via Saffi arrivano beni in ogni momento: mentre Fabio esce dalla sede per recarsi al lavoro, una signora accosta con l’auto, lo ferma e gli consegna un piumone invernale. «Questo è caldo e nuovo», dice dal finestrino, mentre lui si avvicina per ritirarlo. «Sono cose che accadono continuamente – spiega il presidente dell’associazione -. Anche oggi un cittadino ci ha portato una bicicletta per un ragazzo. È la dimostrazione della rete di sostegno che siamo riusciti a costruire nel tempo». Un sostegno che, però, non è unanime nella comunità eugubina: «Il nostro messaggio è forte e viene criticato ogni giorno; a farne le spese, a volte, sono state le insegne del partito, le porte della sede e perfino il cancello di casa mia, colpiti da atti vandalici».
Le spese In città c’è anche un altro elemento che suscita perplessità in una parte dell’opinione pubblica: l’Aps “21 Gennaio” riceve un contributo annuo di circa 4500 euro attraverso un bando per l’assistenza scolastica e l’integrazione promosso dall’ufficio Servizi sociali associati e politiche abitative del Comune di Gubbio. Il finanziamento è possibile in quanto l’associazione è regolarmente iscritta al Registro unico nazionale del terzo settore, dove sono disponibili anche i bilanci dell’ente, che nel 2025 registra una spesa annua superiore ai 10 mila euro. «Le spese che l’associazione affronta riguardano principalmente l’affitto, le bollette, i libri e i generi alimentari che offriamo a chi si rivolge a noi – precisa Sebastiani – La scuola sostiene costi ben più elevati rispetto a quanto ci viene erogato tramite il bando, che è stato finanziato sia dalle amministrazioni di centrosinistra sia da quelle di centrodestra».
Le polemiche Come detto, però, l’associazione condivide la sede con la sezione “Lenin” del Pci umbro e questa coabitazione ha spinto una parte della cittadinanza a sollevare dubbi sul civico di via Saffi, arrivando a ipotizzare un caso di finanziamento pubblico indiretto a un partito politico. Sul piano giuridico, la condivisione della sede tra una sezione di partito e un’associazione non costituisce di per sé un’irregolarità, poiché l’ordinamento italiano non prevede l’obbligo di esclusività nell’uso dei locali né per i partiti politici né per le associazioni. Tuttavia, la legittimità della situazione dipende dalla reale separazione tra i due soggetti: contabilità, gestione delle attività e flussi finanziari devono restare distinti. Interrogato sul punto, Sebastiani risponde: «Il fatto che io sia segretario di un partito e presidente di un’associazione non vedo quale problema possa creare. Il ruolo del presidente di un’associazione è diverso da quello del segretario di partito, che ha altre peculiarità, ma ritengo di avere gli strumenti per gestirli entrambi». E aggiunge: «La politica ha una distribuzione oraria diversa rispetto alla scuola. La scuola è attiva nel pomeriggio, mentre la politica nel pomeriggio, di solito, è in letargo».
