di Dan.Bo.
Accessi al pronto soccorso in crescita e posti letto sostanzialmente tutti occupati, tanto che in quasi il 20 per cento dei giorni è stato necessario metterne di aggiuntivi anche laddove di solito non ci dovrebbero essere. È questa la situazione all’ospedale Santa Maria della misericordia di Perugia secondo i dati, relativi al primo trimestre dell’anno, illustrati giovedì in consiglio regionale dalla presidente Stefania Proietti in risposta a un’interrogazione delle opposizioni.
I numeri Secondo i numeri forniti da Proietti, nei primi tre mesi del 2026 gli accessi al pronto soccorso sono stati 18.961, in aumento dell’1,6 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita più marcata, pari al 5,2 per cento, dei casi di emergenza-urgenza. Il tasso medio di occupazione dei posti letto ha superato il 99 per cento, un valore nettamente superiore agli standard considerati ottimali. In questo contesto, in 16 giornate del trimestre si è fatto ricorso a posti letto aggiuntivi, utilizzati per periodi comunque limitati, con una permanenza media inferiore alle dodici ore prima del trasferimento nei reparti.
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I numeri Proietti ha assicurato che, anche in queste condizioni, «il rischio clinico è stato presidiato» e che, come ribadito giorni fa anche dal Santa Maria in risposta al sindacato degli infermieri Nursind, assistenza, sicurezza e privacy dei pazienti sono state garantite. La presidente ha inoltre sottolineato che la priorità è stata quella di evitare interruzioni nell’assistenza, mantenendo livelli adeguati anche nelle fasi più critiche. Allo stesso tempo ha riconosciuto che le segnalazioni del sindacato, pur definite «episodi isolati», rappresentano «segnali d’allarme che non possono essere sottovalutati» e che Palazzo Donini intende approfondire per prevenire il ripetersi di situazioni analoghe.
Le cause Tra le cause strutturali indicate, la presidente ha richiamato le difficoltà del sistema territoriale, in particolare per quanto riguarda le dimissioni protette. La carenza di servizi sul territorio, ha osservato, ostacola il turnover dei posti letto ospedalieri, contribuendo a mantenerli occupati oltre i livelli considerati appropriati. Per questo la Regione ha annunciato l’attivazione di misure urgenti, tra cui il rafforzamento degli organici, il miglioramento dell’organizzazione interna e un potenziamento complessivo della rete territoriale. In generale, Proietti ha precisato che il ricordo ai posti letto aggiuntivi in aree non dedicate avviene solo in situazioni eccezionali e temporanee, legate a picchi di afflusso al pronto soccorso e alla conseguente saturazione dei reparti, in particolare quelli medici.
Gli standard Il riferimento agli standard porta direttamente al noto decreto ministeriale 70 del 2015, che fissa i parametri organizzativi del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento stabilisce che il tasso di occupazione dei posti letto dovrebbe attestarsi intorno al 90 per cento, valore ritenuto in grado di garantire un equilibrio tra efficienza e capacità di risposta. Livelli inferiori, sotto il 75-80 per cento, indicano un possibile spreco di risorse, mentre valori superiori al 90-95 per cento segnalano un sistema sotto pressione, con margini ridotti per gestire picchi improvvisi di domanda. Il dato registrato a Perugia, superiore al 99 per cento, si colloca quindi ben oltre la soglia considerata ottimale e indica una situazione di saturazione.
L’atto Nell’interrogazione presentata dai consiglieri di FdI Eleonora Pace, Paola Agabiti e Matteo Giambartolomei, viene posto l’accento proprio su queste criticità, richiamando le segnalazioni del sindacato delle professioni infermieristiche NurSind. Secondo quanto riferito in aula, la collocazione di pazienti in letti sistemati nei corridoi non sarebbe più un evento sporadico ma una pratica ricorrente per far fronte al sovraffollamento. Una modalità che, sempre secondo i consiglieri, comporterebbe problemi rilevanti sotto il profilo della sicurezza, della privacy e della dignità dei pazienti, oltre a un aumento del rischio clinico e delle infezioni correlate all’assistenza. A questo si aggiungerebbero le difficoltà del personale sanitario, alle prese con carenze di organico e carichi di lavoro elevati.
Le opposizioni Da qui la richiesta alla Regione di chiarire la reale dimensione del fenomeno, verificare la fondatezza delle segnalazioni e indicare le misure urgenti da adottare per ristabilire condizioni assistenziali adeguate e accertare eventuali responsabilità. Nella replica, Pace ha ribadito le preoccupazioni dell’opposizione, sottolineando la necessità di approfondire situazioni descritte come particolarmente gravi. Secondo quanto evidenziato, il piano assunzionale del 2025 si è fermato a 250 ingressi rispetto ai 700 previsti, mentre nel frattempo si registrano pensionamenti che rendono necessario un ulteriore rafforzamento degli organici. «La sanità del futuro senza personale non può esistere», ha aggiunto Pace, mettendo in guardia anche sul rischio che le Case di comunità restino prive delle risorse necessarie e non riescano a garantire i servizi territoriali previsti.
