di Tommaso Sabatini

Sabato 5 febbraio ricorre l’anniversario dell’entrata in vigore della legge n.91 del 1992 sulla cittadinanza. Da anni l’Arci, insieme ad una vasta rete di soggetti, porta avanti una battaglia per modificare la normativa in modo da consentire ai bambini e alle bambine figlie di immigrati di poter acquisire la cittadinanza italiana fin dalla nascita o dopo aver frequentato un ciclo scolastico se arrivati in Italia da piccoli. Arci nazionale ha organizzato, in occasione di questo anniversario, diverse iniziative in tutta Italia sul tema.

Appello al Parlamento Arci Terni ha inviato ai parlamentari umbri una cartolina elettronica con una vignetta di Mauro Biani, chiedendogli un impegno per modificare la legge, «per consentire – come si legge nel testo della cartolina – a chi nasce in Italia da genitori stranieri residenti stabilmente di essere italiano subito; per permettere a chi arriva in Italia da bambino di scegliere, dopo un ciclo scolastico, di diventare italiano e per sottrarre alla discrezionalità della pubblica amministrazione l’accesso alla cittadinanza per gli adulti che vogliono diventare italiani. Un riforma – secondo Arci – che serve all’Italia ma soprattutto è una scelta di civiltà».

Perchè cambiare la legge «La richiesta – spiega l’Associazione – nasce anche per sottrarre alla discrezionalità della pubblica amministrazione la decisione sull’accesso alla cittadinanza degli adulti residenti da più anni in Italia, trasformando quel diritto in un diritto soggettivo, legato solo alle condizioni previste dalla legge e non alla decisione del funzionario di turno, com’è oggi. C’è già un testo di riforma migliore, sul quale sono state raccolte migliaia di firme, depositato per due legislature al Parlamento. Per questo motivo Arci chiede di promuovere una riforma che aspettiamo da troppo tempo, e con noi migliaia di giovani italiani di fatto e non ancora di diritto, e le loro famiglie. In questi anni – prosegue l’Arci – abbiamo dovuto registrare tante sconfitte, ma anche dei passi avanti in relazione ad un maggiore protagonismo dei ragazzi e delle ragazze di origine straniera, che sono finalmente diventati i veri protagonisti di questa battaglia. A trent’anni di distanza dalla legge sulla cittadinanza, vogliamo ribadire la necessità e l’urgenza di modificarla».

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