di Mario Mariano
Bastasse la generosità per vincere nello sport o per affermarsi nella vita, il mondo sarebbe pieno di vincitori. Perché l’impegno conta, ma a fare la differenza è solo il talento, il guizzo del fuoriclasse, insomma la cosiddetta giocata. Ciò ribadito, nulla può essere rimproverato al Perugia della vigilia di Natale, non tanto per le assenze importanti , quanto perché ha affrontato un Latina che vale molto di più della sua anonima classifica. Squadra che punta sul gioco, anche quando è in affanno, tanto è vero che viene il dubbio che anche ad armi pari – comunque anche a Vivarini mancavano giocatori non di secondo piano – il “cliente” sarebbe ugualmente stato difficile. Piuttosto, la contemporanea assenza di elementi che hanno trovato una collocazione stabile – il riferimento è per Nicastro e Di Carmine – hanno tolto, di colpo, peso specifico alla squadra e non solo in chiave offensiva. Tante mezze punte tutte insieme non hanno certo aggiunto pericolosità nell’area dei pontini. Pinzoglio ha davvero avuto pochissimo lavoro, perché non è di sicuro il tiro in porta il punto di forza di Drolè o Buonaiuto. Un pareggio da accettare e da digerire perché alcune seconde linee hanno mostrato limiti evidenti, appena nascosti dall’impegno, concretizzato in un forcing apprezzabile anche se sterile. Bucchi, giustamente, ha festeggiato dopo l’illusoria rete di Guberti, ha gestito una settimana difficile, con un coraggio leonino, ma più di quanto si è visto non poteva fare. Anche nel mandare in campo Bianchi al posto di Acampora ha mostrato coraggio, un «o la va o la spacca» che poteva costare caro, come dimostrano le occasioni fallite sul finale dal Latina. I cappelletti dunque non dovranno essere indigesti per i tifosi del Grifo, capaci di non fermarsi alle apparenze e che ben conoscono le insidie dei momenti no. Chiudere l’anno limitando i danni sarebbe di già una piccola impresa, e non solo perché con il mercato di gennaio si potrà correre ai ripari, ma perché sarà importante contare suo recuperi di chi effettivamente ha il gol in canna.
Elezaj: Il vice Rosati stecca il suo debutto in campionato e la sorpresa è grande perché in Coppa Italia aveva ben impressionato. L’uscita fuori tempo costa il gol del pareggio e a conferma che aveva la tremarella nelle gambe, sbaglia quasi tutti i rinvii. Viene graziato in più di una circostanza, ma questa non è certo una colpa. Voto: 5
Imparato: Meglio di altre volte, perché nasconde certi limiti in fase offensiva con un ardore agonistico e con intraprendenza tattica meritevole. Voto: 6.5
Belmonte: Cambia ruolo ma si conferma «giocatore di rendimento». Il Latina ci prova ripetutamente dalla distanza e sbaglia sul finale il colpo del ko. Voto: 6.5
Volta: Concentrazione massima anche quando entra Paponi, vecchia conoscenza che è cambiato di poco, o meglio, è cresciuto di peso (bilancia) e nel look (codino). Nel gioco aereo trova opposizione quando si spinge in avanti. Voto: 6
Di Chiara: Scaglia ne frena gli ardori, impedendogli di scendere a suo piacimento. Duelli muscolari e poco più. Voto: 5.5
Dezi: Il più tecnico sui due fronti, il più qualificato a salire comunque di categoria. Ce ne vorrebbero almeno due, perché anche lui a forza di correre, di dribblare e lanciare va in riserva. Voto: 6.5 (dal 33′ st Ricci: C’è da stringere i denti nel finale e lui fa la sua parte. Voto: ng)
Zebli: Il migliore del primo tempo, nonostante il pressing degli avversari che provano a chiuderlo nella gabbia del centrocampo. Deve disciplinare meglio le energie, un limite non dovuto solo alla giovane età. Voto: 6
Acampora: Partire dall’inizio lo intimorisce, è come smarrire il filo del discorso. Fa l’elastico ma si fa fatica a ritrovarlo al punto giusto nel momento giusto. Voto: 6- (dal 21’st Bianchi: Dura fare il salvatore della patria quando le idee dei compagni si annebbiano per la fatica e arrivano palloni con il contagocce. Il fiuto c’è, i rifornimenti scarseggiano anche per una confusione tattica: chi fa cosa? Voto: 6)
Buonaiuto: Svolazzi; ripiegamenti profondi ; incertezze assortite; prestazione da pesce fuori d’acqua, e magari la colpa non è solo sua… Voto: 5 (dal 43′ st Didiba voto: ng)
Guberti: Il gol e non è poco, visto che sta affinando il piede; tanti palloni giocati, ma anche la solita musica: tiro o passo il pallone ai compagni ? L’interrogativo lo angustia. Voto: 6.5
Drolè: Negli spazi è imprendibile per chiunque, ma la concretezza è ancora tutta da costruire. Nulla di nuovo sul suo conto: viene apprezzato solo quando il suo nome figura nel tabellino dei marcatori oppure nell’elenco di chi confeziona assist . Al suo attivo il tiro da cui nasce la rete di Guberti. Voto: 6-
Bucchi: Gestisce l’emergenza nascondendo il disagio ed anzi suonando la carica, invece di farsi assediare dall’avversario. Coraggioso, ma anche temerario perché il rischio di lasciarci le penne è stato concreto. Il tourbillion offensivo ha finito per confondere le idee più ai suoi che agli avversari. Voto: 6+
