di Daniele Bovi e Ivano Porfiri
Il governo convocherà «a breve» i board sia di Inoxum che di Outokumpu, la multinazionale finlandese che lunedì ha annunciato di voler mettere sul mercato la Tk-Ast di Terni per non incorrere nel no dell’Antistrust Ue sulla fusione Inoxum-Outokumpu. E’ questo uno dei passaggi più importanti emersi nel corso dell’incontro di giovedì sera al ministero dello Sviluppo economico tra le istituzioni umbre, presidente Catiuscia Marini in primis, l’ad di Tk-Ast Pucci, le delegazioni sindacali e il governo.
Difesa dell’unità Governo rappresentato dal sottosegretario De Vincenti causa impegni del titolare del dicastero, ossia quel Corrado Passera che mercoledì, rispondendo alla Camera a un’interrogazione dell’onorevole Pd Trappolino ha assicurato l’attenzione del governo Monti sulla vicenda. Prima dell’interruzione dell’incontro, arrivata dopo le 21 a causa di un malore del sottosegretario, il governo ha anche assicurato che si batterà per l’unità del sito ternano, dentro e fuori Outokumpu, e ha ribadito che Ast è un sito strategico per l’industria nazionale.
Marini: no allo spezzatino Dopo aver ascoltato l’ad Pucci, ha preso la parola la presidente Marini per ribadire quanto detto nel corso del pomeriggio di giovedì in un’intervista all’agenzia Radiocor: «Il Governo italiano deve assumere su di sé il tema della siderurgia italiana e in particolare del sito industriale di Terni, come un tema strategico». «Dal primo momento – ha sottolineato Marini – la Regione ha posto all’attenzione dell’Esecutivo il fatto che il dossier europeo doveva essere comunque seguito dall’Italia, fermo restando che riguarda un’azienda finlandese e quindi formalmente l’interlocutore è la Finlandia». Secondo la presidente, non si può accettare che «le decisioni nel merito del futuro dell’impianto di Terni vengano assunte di fatto fuori dall’Italia, a prescindere anche dal destino industriale di un sito strategico per il Paese e che fornisce una parte rilevante della produzione nel mercato degli acciai speciali europei».
L’INTERVISTA – MARINI: IL GOVERNO CONSIDERI TK-AST STRATEGICA
I timori dei sindacati Ma in cima alle preoccupazioni di tutti c’è il timore dello «spezzatino». Un’opzione che la presidente e le sigle respingono con forza.A dare un nome e un volto alle paure è la Cisl: «Ci giungono notizie preoccupanti – dice il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli – secondo cui c’è l’intenzione di smontare gli impianti italiani e trasferirli in Germania a partire dalla Società Tubificio e BA2 di Terni». Cioè alcune delle produzioni più pregiate e all’avanguardia dell’azienda: «Indiscrezioni – sostiene – danno in vendita la Società Tubificio, leader europeo nel settore tubo per auto e che rappresenta una essenziale verticalizzazione del prodotto ferritico in tubi realizzato a Terni. Se le indiscrezioni dovessere trovare conferma la vendita del sito di Terni non avrebbe alcun senso, non trovando competitor in grado, con gli eventuali asset rimasti, di divenire il quarto competitore nel mercato inox europeo». «Dichiariamo sin d’ora – prosegue – che impediremo che i lavoratori anche a Terni paghino la disattenzione del Governo sui temi industriali».
La Triade scrive all’Ue Insieme a Cgil e Uil poi giovedì la Cisl ha scritto alla Direzione generale per la Concorrenza della Commissione europea per esprimere il loro «netto e forte dissenso al proposto “disinvestimento” che colpirebbe l’Ast di Terni». Nella lettera indirizzata al direttore generale, Alexander Italianer, i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Elena Lattuada, Luigi Sbarra e Paolo Pirani, scrivono: «Nell’ipotesi in cui il proposto disinvestimento dovesse intaccare, anche solo in parte, l’attuale assetto impiantistico di Ast e delle sue controllate, si inficerebbe irrimediabilmente la competitività e la concreta possibilità di operare e concorrere sul mercato europeo e internazionale di Ast e delle società controllate». Prima della decisione attesa per il 16 novembre, i tre dirigenti sindacali chiedono infine alla Direzione di ricevere copia della proposta di «disinvestimento» e di essere sentiti e consultati sul destino della Ast di Terni.

