di Mar.Ros.

«Chi ha notizie di prima mano convochi un tavolo per fare il punto sulle novità rispetto alle prospettive di reindustrializzazione del sito Treofan del polo chimico di Terni». Questa la formula con la quale le parti si erano congedate dall’ultimo tavolo ministeriale, dando per scontato che di lì a poco lo stesso ministero dello Sviluppo economico avrebbe inviato una nuova convocazione. Sparanze disattese ma non prima di essere state alimentate dal liquidatore Varazi che, ai segretari nazionali dei sindacati di categoria, ha parlato di un progetto di riconversione della fabbrica, complementare a quello di Novamont, con una pluralità di soggetti interessati e molto avanti nelle procedure. La deadline per la presentazione indicata in sede di confronto in assemblea dei lavoratori a Terni era ‘prima di Natale’ ma considerato che un appuntamento non è stato ancora fissato e quella in entrata è proprio la settimana della festività, l’ipotesi è quantomeno sfumata.

Treofan Terni In che misura inciderebbe Novamont sulla rioccupazione dei lavoratori Treofan con la sua iniziativa, una notizia mai diffusa; quanto peserebbe in termini di forza lavoro l’altra e se ci sia effettivamente Acea nella cordata di cui siparla, mai confermato. Un summit al Mise insomma sarebbe stato utile per fugare finalmente qualche dubbio, invece la sensazione è che per i 137 dipendenti del sito che produceva film di polipropilene sarà un altro Natale di incertezze, che cade a ridosso della scadenza della cassa integrazione (febbraio), rinnovabile alle stesse condizioni solo se sul piatto c’è effettivamente un progetto di reindustrializzazione. Tra tutti i soggetti coinvolti, politica e istituzioni in primis, senza dimenticare l’idea della Sustainable valley dell’assessore regionale Michele Fioroni che dovrebbe di fatto fare da linea guida per la ripresa delle attività di fabbrica, a tenere accesi i riflettori accesi sulla vertenza ora è il mondo dello spettacolo. Il teatro Manini di Narni in particolare sabato sera ha offerto uno spazio alle maestranze, accendendo ‘un occhio di bue’ su questa lunga ed esasperante vertenza e si vocifera della possibilità di una delegazione di lavoratori Treofan anche al Capodanno di Rai 1 all’Ast.

Delocalizzazioni E ora che il governo pare abbia trovato ‘la quadra’ sulle misure di contrasto alle cosiddette delocalizzazioni, non senza le perplessità di Cgil (che come avvenuto in sede di Agorà Pd sulla siderurgia rimarca per bocca della numero uno Fiom Francesca Re Davide «la miopia dell’esecutivo nazionale che avverte i sindacati a cose fatte»), giova ricordare due cose: da un lato i sospetti della prima ora, che hanno preparato il terreno alla vertenza Treofan, ovvero quei primi mesi di gestione Jindal, definito ‘prenditore’ più che imprenditore, quando i lavoratori avevano letto la strategia indiana come una manovra tesa a dismettere le produzioni ternane a vantaggio di altri siti; dall’altro la richiamata necessità di una legge ad hoc per evitare questi stratagemmi di acquisto vero e proprio dei competitors a svantaggio dei lavoratori e magari percependo anche finanziamenti pubblici erogati con le migliori intenzioni di attrarre iniziative imprenditoriali che poi si rivelano boomerang. Le mosse Treofan per la verità erano finite anche in un fascicolo della procura di Terni per percezione indebita di cassa intergrazione Covid, ma per ora, a parte il sequestro di denari a danno della società, quell’inchiesta non ha avuto effetti e oggi c’è anche chi si morde i gomiti per non aver impugnato a suo tempo direttamente la messa in liquidazione della società. Ma in effetti la partita era ad alto rischio: avrebbe significato annullare ogni possibilità di trattativa. All’epoca si è deciso di aspettare, confidando sulla volontà della politica locale di giocare un ruolo attivo nella partita della reindustrializzazione. Alle attese dunque i lavoratori sono abituati, quindi anche rispetto al tavolo del Mise, settimana più, settimana meno, poco importa, quel che conta è arrivare casomani a ridosso della scadenza della cassa integrazione con almeno una proposta concreta da valutare. Le incognite sono ancora tante.

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