Scatta lo sciopero di due ore il 22 febbraio all’interno di Ast, indetto dalle segreterie provinciali di Terni della Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm, Fismic e Ugl.

I motivi «Non è più tollerabile – scrivono le sigle – lo stato di indeterminazione ed approssimazione con il quale si continua ad operare all’interno di Ast. Troppe le criticità, troppi i problemi, troppe le situazioni irrisolte che non danno il senso di stabilità e serenità all’interno degli enti e dei reparti. Sono queste una parte delle motivazioni per le quali crediamo sia necessario mettere in campo questa iniziativa di mobilitazione per mettere in luce, anche fuori da Ast, quanto fino ad oggi non affrontato da parte aziendale».

Acciai speciali Terni Sono stati prima dei segretari provinciali delle sigle, i lavoratori in assemblea a manifestare un certo disagio per quanto quotidianamente avviene all’interno di Acciai speciali Terni. Questo lascia pensare che l’adesione allo sciopero sarà massiccia; i toni di Giovacchino Olimpieri (Fismic), Claudio Cipolla (Fiom), Simone Liti (Fim), Nicola Pasini (Uilm), Daniele Francescangeli (Ugl) fanno invece pensare che l’iniziativa di giovedì, possa essere solo un antipasto. Se l’azienda cioè, non fornirà loro le risposte che cercano da mesi, la mobilitazione sarà ben più pesante. La vendita del sito è l’aspetto che più di tutti preoccupa le tute blu perché se da un lato l’ad Burelli ha dichiarato al Mise che non c’è alcun dossier aperto e che comunque non potrebbero trapelare notizie su eventuali interessati, dall’altro «c’è la sensazione che Ast stia preparando il terreno ai futuri acquirenti di cui nessuno sa».

Scorie e accordo Le sigle tengono inoltre bene a mente le scadenze di questo 2018: è l’anno in cui scade l’accordo del 3 dicembre 2014 e lo stesso n cui scade pure l’Aia, autorizzazione di fondamentale importanza per la produzione; in questo senso, tutto questo tergiversare sull’affidamento dell’appalto per il recupero delle scorie, non lascia presagire nulla di buono. Ai sindacati non importa che sia Harsco o Tapojarvi ad occuparsene ma tutto questo ritardo provoca il timore che, piuttosto che mettere a sistema l’esempio di economia circolare tanto vantato, si finisca per chiudere l’area a caldo. La soluzione cioè potrebbe essere non produrre più scoria e questo vorrebbe dire che la grande acciaieria diverrebbe solamente un Centro servizi, con la sola area a freddo per trattare semilavorati provenienti dall’esterno. Due anni fa le bramme che arrivarono da Aperam già misero in circolo diversi spettri.

Lo sciopero La mobilitazione annunciata per giovedì 22 febbraio «è l’epilogo – ha detto Olimpieri – di un percorso che prosegue da mesi. Siamo sempre meno tranquilli e anche gli aspetti che possono sembrare secondari hanno un grande peso, tra questi il tema delle consulenze che vedono persone arrivare da fuori che non rendono il know how ternano; poi sulle business unit e la gestione degli appalti permangono nebulosità. Sono passati sette mesi  dall’ultimo incontro con l’amministratore delegato sulle tematiche di quotidiana ordinarietà; con Marco Pucci il confronto era costante e il cambio continuo al vertice del personale, non aiuta».

La convocazione del primo marzo Nicola Pasini: «Rispetto a esperienze passate, la richiesta di incontro urgente ha trovato una risposta inadeguata. Sapere le cose prima aiuta ad affrontare il futuro ed è proprio per quello che siamo preoccupati. La scadenza dell’Aia e la mancata chiusura del cerchio delle scorie fanno riflettere. Se a questo aggiungiamo il balletto di consulenti esterni il quadro è persino più grave. Il franchising dell’acciaio non esiste». «Avevamo chiesto rassicurazioni alla luce della joint venture con Tata, ma anche di intavolare un confronto in vista della scadenza dell’accordo – aggiunge Simone Liti – ma nulla è stato fatto. Quanto alla redistribuzione degli utili, che fa parte di un altro asse di azione sul quale stiamo lavorando, noi crediamo che non debba avvenire solo tra lavoratori ma anche sul territorio con investimenti che possano davvero dimostrare che l’azienda è in salute e che scommette ancora su Terni. Quanto alle consulenze tarpano le ali a professionalità interne».

Ast in vendita Claudio Cipolla poi in conferenza stampa:  «La vendita è un aspetto fondamentale, perché da eventuali manifestazioni di interesse sono più o meno prevedibili le strategie future. queste continue modifiche all’interno dei reparti o nelle direzioni del commerciale fanno pensare che Ast stia preparando il terreno per i successori. Se è così, ce lo deve dire. Continuiamo a registrare vecchie criticità e ve ne sono di nuove. L’utile di bilancio è un bene, è frutto di un accordo ma non è un assoluto indicatore di benessere. Daniele Francescangeli a chiudere: «Citiamo sempre il 2014 per l’accordo ma non tutti i punti sono rispettati. La chiusura delle sede di  Ancona, i licenziamenti degli impiegati, l’unità commerciale delocalizzata a Milano e Aspasiel e Sdf che galleggiano ne sono un esempio».

@martarosati28