Un momento del convegno (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«La provocazione che lancio è questa: così come fatto per i voucher perché il sindacato non propone un referendum per tenere le attività commerciali chiuse la domenica? C’è qualcosa o qualcuno che lo impedisce?». La «provocazione» è del presidente di Coop Centro Italia Giorgio Raggi che martedì, al Park Hotel di Ponte San Giovanni, ha partecipato a un convegno, moderato da Umbria24, su «voucher, appalti e legalità nel commercio». All’appuntamento, organizzato dalla Filcams Cgil, hanno partecipato Vasco Gargaglia, direttore di Confcommercio, Attilio Romanelli, segretario generale della Cgil di Terni, Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia, Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria e Maria Grazia Gabrielli, segretaria generale della Filcams Cgil nazionale. «Se lo promuoverete – ha detto ancora Raggi a proposito dell’idea referendum – Coop Centro Italia sarà al vostro fianco a raccogliere le firme. Noi un milione di voti li portiamo».

FOTOGALLERY: IL CONVEGNO 

La provocazione L’idea referendum nasce perché «quello che non ci dà la politica, che oggi non è forte neanche in Umbria, ce lo dobbiamo prendere». A proposito delle chiusure domenicali e negli altri giorni di festa Raggi ha messo sul tavolo qualche numero: «Il 25 aprile e il Primo maggio – ha detto – noi non apriamo, consapevoli di rinunciare a 4 milioni di euro di incasso che andranno ad altri; ma noi abbiamo dei valori. Capite bene però che se facessimo la stessa scelta per tutte le domeniche dell’anno perderemmo un’ottantina di milioni: in breve tempo non riusciremmo più a garantire la sostenibilità economica della Cooperativa e saremmo costretti a chiudere». Secondo Raggi il problema vero è «dare la possibilità a tutti di competere nello stesso modo. La regolamentazione del mercato è fondamentale. Questa regolamentazione la può fare la politica ma la possono anche fare le stesse forze che operano nel mercato, ovvero imprese, sindacati e lavoratori per imporre le proprie idee condivise».

Il tavolo Proprio per discutere di regole nel suo intervento Francesco Bartoli della Cgil ha lanciato la proposta di un «tavolo con imprese, associazioni e istituzioni per discutere di regole; il tutto a beneficio di imprese e lavoratori». Un’idea sulla quale c’è il via libera sia da parte della Confcommercio («i tempi – ha detto Gargaglia – sono fondamentali. Facciamolo subito, già in Umbria si sta parlando di legge sul commercio») che di Coop Centro Italia: «Siamo pronti – dice Raggi – e aspettiamo l’invito. Invitiamo tutti i soggetti ma mettiamoci al tavolo con chi ci sta». La mattinata si è aperta con una lunga discussione sui voucher, ormai aboliti ma considerati da tutti i presenti, seppur con diverse sfumature, una stortura. L’uso che dei voucher ha fatto il settore è stato importante, anche in Umbria: «Stamattina – ha detto Stefania Cardinali – avremmo voluto dei lavoratori pagati in questo modo ma sono, come ci hanno raccontato, scarsamente sindacalizzati e ottenere un permesso di lavoro non è facile».

Voucher Nella sua relazione Desire Marchetti, Cgil, ha parlato di «lavoro nero legalizzato», di uno «strumento malato del quale se ne è fatto un uso improprio». «Anche dentro le grandi imprese – ha aggiunto Gabrielli – l’utilizzo è stato notevole. Hanno sostituito i contratti a termine svuotando le professionalità, legalizzando una forma di lavoro che costa meno dicendo che c’è un vuoto normativo, che invece non esiste». E se Coop spiega di non sapere «cosa siano i voucher visto non ne abbiamo mai acquistato uno», di certo ne hanno fatto un uso importante le aziende di Confcommercio, che a livello nazionale si è schierata contro l’abolizione: «Le storture – ha detto Gargaglia – vanno punite e di sicuro un utilizzo improprio di questo strumento è stato fatto, ma rimane il fatto che le piccole imprese hanno il problema del lavoro occasionale e saltuario». «Al fondo – commenta Romanelli – va ribadita un’idea diversa di lavoro, basata su dignità e professionalità».

Appalti A dominare il resto del convegno il tema degli appalti di servizi da parte della Gdo, che per funzionare non può farne a meno, della legalità, in particolare dell’infiltrazione delle mafie, e dei cosiddetti contratti pirata. «Se la competizione – ha detto sul primo punto Gabrielli – viene fatta solo sui costi, imbocchiamo una scala di cui non si vede il gradino finale. Sugli appalti va ricostruita una parità dei diritti». «Spesso – ha aggiunto nella sua relazione Riccardo Giulivi – appalto fa rima con precarietà e abbassamento della qualità dei servizi». Secondo Raggi poi «la questione degli appalti e della legalità dovrebbe essere affrontata dal punto di vista del mercato: la domanda è come possiamo evitare che il mercato costringa le imprese alla riduzione sfrenata e senza regole dei costi. Per noi tutti devono avere le stesse paghe e gli stessi diritti; vi invito a vedere cosa succede durante il carico e scarico in altre realtà: il fuggi-fuggi di 20 o 30 persone per le colline».

Legalità Raggi invita a tenere gli occhi aperti anche sui supermercati, che possono essere delle lavatrici di soldi sporchi: «Si può entrare – ha detto – con una valigetta con dentro 10 mila euro e uscire con gli scontrini. Chi può controllare? Servirebbe fare l’inventario e avere a disposizione una squadra di finanzieri e ragionieri». Quanto ai «contratti pirata», ovvero a quelli nazionali firmati da sindacati e associazioni di categoria scarsamente o per nulla rappresentativi, Enrico Bruschi ha parlato di un fenomeno «che in Umbria prende sempre più piede e che genera concorrenza sleale». «In Italia – gli ha fatto eco Gabrielli – esistono circa 800 contratti nazionali dei quali meno della metà firmati dalla Cgil; è chiaro che vanno razionalizzati». Sulle prospettive per il sindacato invece a tirare le fila è stato Sgalla: «La situazione dell’Umbria – ha detto – si risolve se cambia l’atteggiamento di tutti, anche quello del sindacato. Come Cgil siamo stati amplificatori dei problemi, ora servirebbe uno scatto per chiedere una reazione al sistema politico-imprenditoriale. Usciamo da una fase di denuncia ed entriamo in quella di proposta».

Twitter @DanieleBovi

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