venerdì 26 aprile - Aggiornato alle 17:53

Festival del giornalismo, Ciccone: «Edizione del coraggio, ma gli spazi non ci bastano più»

Chiusa la kermesse si pensa già al futuro: «Riavremo il Pavone ma non è sufficiente». Potter: «Abbiamo un grande tesoro da custodire»

Una delle file per gli eventi alla Sala dei Notari

di Ivano Porfiri

«È stata un’edizione incredibile, strepitosa ma non abbiamo azzeccato la risposta del pubblico, che è stata al di sopra delle attese. Le sale non sono state adeguate, quindi per il futuro abbiamo bisogno di altri spazi». Arianna Ciccone e Christofer Potter, gli ideatori e coloro che guidano il team di circa cento persone che da 13 anni dà vita al Festival internazionale del giornalismo di Perugia, hanno il volto stanco come ogni lunedì post evento. Stanco ma raggiante, come quando ci si sente dire da decine di giornalisti delle principali testate al mondo – tra cui Reuters, Bloomberg, Politico Europe, Guardian, Nbc – che «voi non ve ne rendete nemmeno conto che questo è il best media event in the world». Il che, dice serio Potter «ci fa rendere conto del tesoro che abbiamo per le mani e ci impone di tutelarlo e portarlo avanti».

Spazi insufficienti Il rammarico principale, al termine di cinque giorni davvero intensi di eventi di qualità e partecipazione, per Arianna è stato quello che «tanta gente non è riuscita ad entrare nelle sale». È accaduto ad esempio per Saviano, Propaganda Live – entrambi al teatro Morlacchi – ma anche per molti panel allestiti alla Sala dei Notari. «Non ci aspettavamo questa risposta, soprattutto dal pubblico internazionale. Ormai si è creata una comunità che si ritrova a Perugia, si incontra e si contamina. Però non immaginavamo numeri e file del genere. Soprattutto gli stranieri non si aspettavano queste code e spesso sono rimasti fuori».

Altre soluzioni Il che vuol dire che «per l’anno prossimo dovremo fare qualcosa», dice Ciccone, ma non dà soluzioni. «Non lo so, dovremo ragionare. Forse avremo di nuovo il Pavone ma non è che risolva granché. Di certo, non rinunceremo al Morlacchi per la sua bellezza». Probabilmente nel 2020 (a proposito, le date sono dall’1 al 5 aprile) si avrà a disposizione l’auditorium di San Francesco al Prato con i suoi circa 400 posti, ma il vero salto di qualità sarebbe il Turreno, che potrebbe ospitare fino a tremila persone. Solo che – ammesso che si inizi davvero coi lavori – ci vorranno anni per vederlo pronto. Il Comune stima l’autunno 2022 per il primo spettacolo.

Festival del coraggio Tornando all’edizione 2019, Arianna lo definisce il «festival del coraggio, raccontato attraverso storie di persone non hanno avuto paura di sporcarsi le mani e hanno messo la loro vita e la loro intelligenza al servizio degli altri e della verità». Il coraggio di Maria Ressa che nelle Filippine con il suo giornalismo investigativo sfida il governo autoritario di Duterte e, nonostante gli otto arresti e le tremende pressioni ricevute, continua a mettersi al servizio della sua comunità; di Matthew Caruana Galizia che cerca la verità sull’omicidio della madre Daphne, uccisa nel 2017; di David Hogg e Jaclyn Corin, gli adolescenti sopravvissuti alla strage di Parkland e che con il loro movimento di massa March for our lives lottano per cambiare la legge sul possesso delle armi; quello di Oscar Camps direttore e fondatore dell’Ong Open Arms che negli ultimi anni ha salvato oltre 60 mila vite umane salvate nel Mediterraneo; e di Rana Ayyub la giornalista investigativa indiana che ha rivelato le collusioni di due importanti uomini indiani, Narendra Modi (attuale presidente dell’India) e Amit Shah e che per questo motivo è stata bersagliata online con allusioni totalmente false.

Saviano e i giovani E ancora, il coraggio dei giornalisti e delle istituzioni che vivono sotto scorta e continuano a indagare su chi li minaccia e dello scrittore Roberto Saviano che ha salutato così il Festival: «Solo qui incontro tutti questi giovani. Perugia è un miracolo e riparto con un senso profondo di speranza». Altra citazione per il disegnatore Gipi, che ha affermato come «la satira non serve solo la bellezza e la bontà possono cambiare le cose».

 

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