Noè in un affresco nell'Abbazia di San Pietro in Valle

di Mar. Ros.

Non esiste forse espressione migliore che quella di ‘ambasciatori della Valnerina nel mondo’ per descrivere la missione alla quale il critico d’arte milanese Luca Tomio e il giovane archeologo locale Sebastiano Torlini sono stati chiamati a compiere per il Comune di Ferentillo. A conferirgli l’incarico ufficiale, a titolo gratuito, il sindaco Paolo Silveri; due gli obiettivi che contano di raggiungere: la realizzazione dell’ecomuseo e l’avvio di una campagna di scavi archeologici nella zona dell’abbazia.

VALNERINA TERRA DI SANTI: SAN VALENTINO TRA STORIA E LEGGENDA

Ambasciatori della Valnerina La ‘ditta della doppia T’ appunto Tomio e Torlini, è chiamata a valorizzare e promuovere il territorio a 360 gradi, secondo tutte le declinazioni possibili, sfruttando al meglio tutte le sue peculiarità paesaggistiche, artistiche, storiche, culturali e religiose che lo rendono appetibile al turista. Sull’intesa e la disponibilità dei due, il primo cittadino di Ferentillo, è pronto a scommettere e, come promesso, ha conferito loro il mandato tramite delibera prossima alla pubblicazione. Intanto la notizia di Leonardo fa il giro del mondo: «Per la scoperta del disegno di Leonardo mi chiamano persino da New York, la Cascata arriverà ovunque».

Ferentillo L’impegno del primo cittadino, soddisfatto del percorso intrapreso in queste settimane, non ha fatto altro che rinvigorire l’entusiasmo dei due prof, già particolarmente frizzanti per un’altra delle scoperte di Tomio. Lo storico d’arte milanese, scartabellando l’archivio di Stato di Terni, si è ritrovato con una carta in mano che dimostrerebbe come la valle del locale fiume sia suddivisa in ‘Valle del Nera’ che va da Ferentillo a Norcia e ‘Valnerina’ quella che da Papigno arriva a Ferentillo, più precisamente all’Abbazia di San Pietro in Valle che per questo «e molte altre ragioni – puntualizza Tomio -, rappresenta un luogo di assoluta centralità, solo in Italia può accadere che un tesoro come quello possa essere tanto sconosciuto. Gli affreschi che custodisce rappresentano un patrimonio inestimabile perché lì ci sono i maestri dei maestri di Giotto che poi trionfa ad Assisi ma quello di San Pietro in Valle è un passaggio fondamentale per l’arte occidentale e io spero proprio che possa essere avviata una campagna di scavi, sto pensando ad una ricognizione con il georadar». Torlini non sta nella pelle: «Sarebbe bellissimo poter frugare a dovere nel sottosuolo perché tutto quello che sappiamo ci arriva da fonti indirette»

Mistero della carta ed ecomuseo L’abbazia, che riaprirà in primavera dopo un intervento proprio sugli affreschi, potrebbe insomma avere ancora tanto da raccontare. Nel frattempo incuriosisce la carta custodita all’archivio di Stato a Terni che ha colpito il critico milanese: Quel documento, che in verità è un vero e proprio disegno, una raffigurazione della Valnerina storica– racconta Tomio – non è stato mai attribuito a nessuno, sempre  considerato anonimo; secondo me è di Cipriano Piccolpasso ed è antecedente il 1573 perché lì Ferentillo è evidenziato come Abbadia, il nome più antico». Torlini conferma e intanto continua a ragionare sul progetto dell’ecomuseo. Forse non sa che il prof vuole portarlo a Milano perché prenda spunto da quello Leonardesco lungo l’Adda ma il giovane archeologo di Ferentillo è già avanti: «Sfruttare la strada attualmente percorsa dalle mountain bike, che va esattamente da Ferentillo alla Cascata è il primo passo; lungo il sentiero poi occorre fornire cenni storici e indicazioni sui luoghi da visitare».

@martarosati28

 

 

 

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