venerdì 19 aprile - Aggiornato alle 16:29

San Valentino tra storia e leggenda: dalla necropoli dell’Acciaieria a Scheggino

Gli scheletri nella tomba 26 non sono di Sabino e Serapia. Studi di Miro Virili sul ‘Santo della gente’: «Non è patrono solo di Terni»

di Mar. Ros.

Dal 10 maggio del 2012 esposta al Caos di Terni, la tomba 26 della necropoli delle Acciaierie è detta anche ‘di Sabino e Serapia’ ma, a quanto pare, impropriamente. Da studi archeologici ed etno-antropologici risulta infatti che la coppia sepolta nella tomba bisoma, rinvenuta in zona di Pentima, non possa in alcun modo corrispondere ai due fidanzati della leggenda secondo cui il centurione pagano e la fanciulla cristiana furono uniti nell’amore eterno per effetto di un miracolo compiuto da San Valentino. Leggenda che, peraltro, pare sia nata solo nel XX secolo. Sul protettore degli innamorati probabilmente c’è ancora molto da scoprire, qualcosa in più lo rivelerà presto Miro Virili. L’architetto ed esperto in ambiente, beni culturali e paesaggio, il prossimo 20 febbraio alle 16 sarà ad Arrone, nell’ex convento di San Francesco insieme a Edoardo D’Angelo, Giampiero Raspetti e Don Claudio Bosi.

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San Valentino patrono dell’Interamna L’appuntamento in programma sarà l’occasione per fare il punto sul Santo: «È il patrono di Terni perché voluto dalla gente – anticipa Virili – quindi legato alla tradizione popolare prima ancora che a quella sacra (il clero locale e l’aristocrazia urbana avrebbero preferito Sant’Anastasio. Le reliquie di San Valentino – fa notare – non sono conservate in cattedrale (come quasi tutti i patroni delle città) ma nel suo centro di culto fuori dalle mura. E poi – per chi non lo sapesse – altre due località della Valnerina lo hanno come patrono Casteldilago nel comune di Arrone (provincia di Terni, diocesi Spoleto) e San Valentino nel comune di Scheggino (provincia di Perugia, diocesi Spoleto). Le terre di san Valentino dunque corrispondono al territorio dell’antico municipio di Interamna (quindi dell’antica diocesi sospesa nel VI secolo e probabilmente soppressa e accorpata a Spoleto nel VII-VIII secolo) che probabilmente si estendeva in Valnerina fino a Sant’Antanatolia di Narco. San Valentino è parte dell’identità della Valnerina ternana non solo della città di Terni».

Il mistero di Sabino e Serapia Per quanto attiene alla leggenda dei due fidanzati, la tomba 26 della necropoli delle Acciaierie di Terni venne rinvenuta nell’ottobre del 1909 ma il reperto risalirebbe ad un periodo compreso tra la fine dell’ottavo e l’inizio del settimo secolo a.C., circa mille anni prima di Valentino. Ignorando la reale datazione i due scheletri vennero comunque attribuiti a sabino e Serapia, in un momento non precisabile del Novecento. «Un giovane soldato romano di nome Sabino – narra la leggenda – si innamora di Serapia una ragazza ternana che incontra casualmente in città. Sabino è ricambiato ma il loro amore è contrastato in quanto il ragazzo è pagano e Serapia cristiana, pertanto la famiglia di lei si oppone alla loro unione. Serapia allora suggerisce all’amato di andare da Valentino il vescovo di Terni per avvicinarsi alla religione cristiana e farsi poi battezzare. Sabino per amore di lei si converte ma prima del battesimo che doveva preludere al matrimonio Serapia si ammala gravemente. Valentino chiamato al capezzale della ragazza ormai moribonda viene pregato da Sabino, di non essere separato dalla sua amata e lo stesso giorno del suo battesimo li unisce in matrimonio e poi entrambi muoiono uniti per sempre nel sonno eterno».

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Chi c’è nella tomba 26 della necropoli dell’acciaieria  di Terni A seguito di numerose e approfondite osservazioni, Maria Cristina De Angelis, funzionario archeologo presso la Soprintendenza per Beni archeologici dell’Umbria, l’antropologa Rosaria Olevano e appunto Miro Virili, hanno però stabilito de­nitivamente che i due scheletri contenuti nel sarcofago rinvenuto un secolo fa a Pentima non possono appartenere ai due innamorati. Gli ospiti della tomba – si legge nel saggio prodotto dai tre studiosi e pubblicato nel 2013, probabilmente non erano nemmeno di due sposi in quanto si tratta di adolescenti, forse erano dello stesso sesso (due ragazze), ma quel che è certo è che non sono Sabino e Serapia, dal momento che morirono circa mille anni prima di San Valentino.

Chi sono davvero Sabino e Serapia La singolare scoperta di due corpi in una stessa tomba nell’ottobre del 1909, pare alimentò un discreto dibattito circa l’identità dei due giovani. Accertata poi la natura solo leggendaria del legame tra Sabino-Serapia e quella tomba, i tre studiosi hanno cercato di approfondire le origini della leggenda, ma le fonti agiogra­fiche antiche non vi fanno nessun cenno. Alcune più recenti la fanno risalire al XVII secolo in occasione della riscoperta del corpo del santo e della sua elevazione a unico patrono della città (1643). In questa occasione fu eseguita una vera e propria ricostruzione dell’immagine del santo e furono scritti saggi, inventate storie e composti melodrammi sulla sua vita. Della leggenda però non parla l’Angeloni, autore di ‘Una vita di san Valentino’ contenuta nell’Historia di Terni (1646) e neanche lo Jacobilli nella sezione dedicata a San Valentino in Vite dei Santi dell’Umbria (1647). Tra i testi più moderni presi in esame, quello di Francesco Pacifico sulla vita del santo (2007) che, raccontando di come il marketing e la poesia hanno stravolto l’amore in Occidente, mette in evidenza che non c’è traccia della leggenda di Sabino e Serapia né nel culto tradizionale, né nelle tradizioni e racconti della festa degli innamorati ­fino all’inizio del XX secolo.

San Valentino in una vetrata della basilica Neanche le iconografie storiche di san Valentino associano il santo ai due personaggi o più in generale a degli innamorati. Le più antiche rappresentano il santo in piedi con vangelo e abiti sacerdotali a cui si aggiungono nel caso del san Valentino vescovo il pastorale e la papalina. Quelle moderne a partire dal XVII secolo rappresentano invece il patrono di Terni come vescovo della città in atto di benedizione, di preghiera o il suo martirio. Per trovare immagini con Valentino e giovani innamorati dobbiamo arrivare al XX secolo come la recente vetrata realizzata nella basilica di Terni raffigurante appunto il santo con due giovani fidanzati.

Valentino, Sabina e Serapia I nomi dei protagonisti – rivelano Virili, De Angelis e Olevano -ci portano a un’altra antica leggenda, che nella seconda metà del XIX secolo era all’attenzione degli intellettuali ternani, quella di santa Sabina martire (†126), a cui è intitolata l’importante basilica romana ubicata sull’Aventino, moglie (vedova) di Valentino e di Serapia sua ancella. Nella sua ‘passione’ si legge che «Sabina era una nobile pagana, vedova del senatore Valentino, che viene convertita al cristianesimo dalla sua ancella Serapia. Con lei frequentava le catacombe, dove i cristiani si riunivano clandestinamente per sfuggire alle persecuzioni. Serapia viene scoperta e messa a morte, in seguito anche Sabina dichiara la propria fede e a sua volta viene martirizzata per ordine del prefetto Elpidio, e fu seppellita vicino alla tomba di Serapia». La coincidenza dei nomi – spiegano – e la presenza seppur marginale di Valentino lasciano pensare che la leggenda di Sabino e Serapia è stata messa a punto nel corso del XX secolo da qualche erudito ternano che conosceva la storia delle martiri Sabina e Serapia, in seguito al ritrovamento della tomba bisoma che aveva suscitato un notevole interesse nella stampa locale. Il grande rilancio della festa degli innamorati che si impose a partire dagli anni ’60 e ’70 del XX secolo, avrebbe fatto il resto.

@martarosati28

 

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