Il medico legale Sergio Scalise Pantuso che eseguì l'autopsia © Fabrizio Troccoli

di Enzo Beretta 

Tre anni dopo l’assalto alla tabaccheria Furiani di Ponte Felcino e la pioggia di fuoco dei carabinieri che uccise Eduart Kozi, abbandonato nel sangue dai suoi complici in una stradina secondaria a bordo di un’Audi A6 grigia col lunotto in frantumi, sono stati arrestati due componenti della presunta banda. Erion Kozi (34 anni) e Madrid Kaja (37) adesso sono in carcere, il terzo complice è ancora latitante, destinatario di un Mandato di arresto europeo.

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FOTO: IL CADAVERE NELL’AUTO

Cinque furti durante la stessa notte Dalle indagini è emerso che la notte del 18 ottobre 2018, prima dell’assalto avvenuto alle 4.05 in via Messina, durante il quale vennero portati via 16 mila euro di sigarette, 15 mila euro di gratta e vinci, dolci e contanti dalla cassa, il commando travisato con guanti e passamontagna aveva messo a segno altri quattro colpi: a Urbania, in provincia di Pesaro Urbino, dove tra le 1.22 e le 1.27 il Bar Tabaccheria Play Off viene svaligiato di biglietti di lotterie gratta e vinci per un valore di 10 mila euro, cinquemila euro di tabacchi e monetine del calcio balilla, alle 2.10, quando al Caffè Colorado di Città di Castello vengono portate via 96 stecche di sigarette, un cambiamonete e ricariche telefoniche. Sempre in quella notte il gruppo si sposta a Niccone – sono le 2.53 -: il colpo al Pink Panther non riesce e i malviventi si affrettano a raggiungere la tabaccheria Pippi di Pierantonio, lì vicino, per fuggire con 150 euro in monetine, i soldi del fondocassa.

VIDEO: I BALISTICI SUL LUOGO DELLA SPARATORIA

L’allarme e gli spari Sono le 4.05 quando l’Audi A6 con la targa rubata a Frosinone raggiunge via Messina 1/B, a Ponte Felcino, periferia nord di Perugia. I ladri utilizzano un frullino per entrare, lo conferma una donna affacciata alla finestra che avverte il 112 a proposito del furto in atto. L’allarme inizia a suonare, mentre i ladri sono ancora al lavoro si precipitano due macchine: una dei carabinieri e una Panda della vigilanza privata. Il vigilante si accorge della presenza sospetta dell’Audi A6 nel parcheggio e si mette di traverso per impedirgli di uscire. L’autista dell’A6, rimasto in macchina, preme il clacson – un segnale per quelli che stanno dentro – che escono di corsa con la refurtiva e salgono in macchina. La guardia giurata davanti a sbarrargli la strada, i carabinieri poco lontano che intimano di fermarsi, l’autista ingrana la marcia e sperona la Panda. L’agente è spaventato, scende dalla macchina e per poco non viene travolto dall’Audi impazzita. È una pioggia di fuoco: vengono esplosi 14 colpi verso le gomme dell’auto in fuga che fischiano sull’asfalto, un proiettile – come afferma il medico legale Sergio Scalise Pantuso – centra Eduart Kozi alla nuca. Kozi, insieme all’Audi, viene abbandonato dai complici sul sedile posteriore in una stradina secondaria vicino alla ferrovia, insieme ai soldi e all’altra refurtiva. I tre albanesi proseguono la loro corsa a piedi, rubano una Fiat Uno a Pretola e riprendono l’autostrada verso la Campania. Agli atti dell’indagine dei carabinieri coordinata dal pm Mara Pucci ci finiscono anche i fotogrammi scattati al casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere.

VIDEO: LE INDAGINI

Archiviata l’accusa per i carabinieri e il vigilante Dalla tragica notte del 4 ottobre 2018 il magistrato titolare del fascicolo chiede e ottiene l’archiviazione del fascicolo per omicidio colposo aperto contro i carabinieri e la guardia giurata (assistiti da Nicola Di Mario e Alessandro Vesi). Tre anni esatti dopo l’assalto la magistratura ritiene di aver chiuso il cerchio e due dei presunti complici di Eduart Kozi sono stati già arrestati. Nel recente interrogatorio di garanzia davanti al giudice Valerio D’Andria l’albanese Erion Kozi, cugino della vittima, estradato dal Belgio, ha fatto scena muta, gli avvocati Donatella Panzarola e Christian Giorni stanno valutando se chiedere la scarcerazione al tribunale del Riesame. Nel corso dell’inchiesta sono state effettuate intercettazioni telefoniche e approfondimenti incrociati in laboratorio che, a vario titolo, inchiodano i presunti responsabili sulla scena del crimine. Kaja e il complice latitante, peraltro, sono ritenuti responsabili di aver messo a segno nei giorni dell’11, 12, 21 e 22 settembre altri quattro colpi in Umbria tra Torgiano, Bastia, Ponte Pattoli e Gualdo Tadino. Con loro c’era anche la vittima.

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