lunedì 28 settembre - Aggiornato alle 07:45

‘Ndrangheta in Umbria, gli indagati: «Qui gestisce tutto la massoneria»

Intercettazione tra il boss Commisso e il suo referente imprenditoriale Rodà: «È una corsia preferenziale»

Polizia al lavoro (foto F. Troccoli)

di Chiara Fabrizi e Ivano Porfiri

«È vero allora? Dicono che gestiscono tutto loro, la massoneria» e «…secondo me qui sono fissati con questa cazzo di massoneria». Cosimo Commisso, il boss di Siderno detto “U quagghia”, chiede conferme sul peso della massoneria a Perugia ad Antonio Rodà, per i magistrati suo referente imprenditoriale, e lui conferma facendo una similitudine con la Calabria dove la ‘ndrangheta controllava in toto il territorio: «Ti posso dire una cosa, come magari chi non conosce giù in Calabria, il sistema pare che è tutto sotto controllo, e chi controlla? E la stessa cosa è qua…».

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I due sono stati arrestati nell’ambito dell’operazione Core business, il filone della Dda di Reggio Calabria che, insieme all’inchiesta Infectio dell’Antimafia di Catanzaro, ha fatto scattare le manette ai polsi di 27 persone. L’intercettazione di Commisso e Rodà sulla massoneria perugina risale al settembre 2016, quando i due, oggi in carcere su ordine del gip Giovanna Sergi, discutono sulle difficoltà di trovare un’occupazione a un’amica di “U quagghia” dopo un’inchiesta giudiziaria che aveva svelato la presenza sul territorio perugino di una consorteria massonica. «Una volta avevamo mille riferimenti, oggi purtroppo dopo che è successo sto cazzo di fatto di massoneria…». In particolare, per gli inquirenti Rodà fa chiaramente intendere che nel passato si era servito dell’associazione massonica per ottenere favori, spiegando poi a Commisso che «… è una corsia preferenziale questo sì».

 

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