lunedì 28 settembre - Aggiornato alle 07:33

‘Ndrangheta e la politica a Perugia, gli indagati: «Vezzosi e Arcudi fatti eleggere noi». Loro: «Mai visti né conosciuti»

Il gip: «Sodalizio influenza la politica locale». Il presidente del consiglio si difende: «Sempre combattuto il malaffare». Nelle carte anche Ribecco di Casapound

Nilo Arcudi (foto @Fabrizio Troccoli)

di Chiara Fabrizi e Ivano Porfiri

«Nilo lo abbiamo messo noi al Comune» e «la moglie di Repace… l’abbiamo fatta salire noi… al Comune». Lo dice Antonio Ribecco in due distinte occasioni, il 3 e il 5 aprile scorso, entrambe intercettate dalla Dda di Catanzaro, che nelle ultime ore lo ha arrestato. Nilo Arcudi è l’ex vicesindaco del Comune di Perugia e attuale presidente del consiglio, mentre la moglie di Repace è Alessandra Vezzosi eletta nelle fila del Pd alle elezioni amministrative di Perugia del 2014. Arcudi e Vezzosi non sono iscritti nel registro degli indagati, ma di loro parlano alcuni degli affiliati arrestati all’alba di giovedì dalla polizia nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro e Reggio Calabria, che ha fatto scattare le manette ai polsi di 27 persone. In una nota, Arcudi allontana ogni ombra, sostenendo di aver «sempre combattuto in modo aperto e senza tentennamenti tutte le forme di criminalità anche organizzata». Vezzosi, raggiunta telefonicamente da Umbria24, ha spiegato di non avere dichiarazioni da fare e ai quotidiani riferisce di «non conoscerli né sapere chi sono».

«La moglie di Repace… l’abbiamo fatta salire noi» Per il gip Paola Ciriaco, comunque, «Ribecco e il sodalizio di riferimento sono in grado di influenzare la politica locale», con i clan calabresi impegnati in «una serrata campagna elettorale, con concessione di prestiti in denaro», anche se poi «si lamentano del fatto di non aver ottenuto i favori sperati»: come l’asfaltatura di 50 metri di strada non di pertinenza comunale o l’installazione di quattro lampioni in un punto buio. In particolare, in un’intercettazione Ribecco dice che «la moglie di Repace… l’abbiamo fatta salire noi… al Comune.. a tutte le parti». Alla Vezzosi, con l’intercettazione del 3 aprile scorso, Ribecco sostiene di aver pagato anche un rinfresco: «Allora quella sera gli ho offerto io dopo tutta quanta la cosa al bar. Gli ho fatto… un rinfresco e gliel’ho pagato io diciamo alla moglie di Repace», che è presidente del Comitato regionale umbro della Federcalcio.

«Nilo lo abbiamo messo noi al Comune» Due giorni dopo, il 5 aprile, a casa di Ribecco, si parla ancora di politica locale: «Nilo lo abbiamo messo noi al Comune». Nel corso della serata Ribecco è ancor più esplicito: «Noi – è l’intercettazione – abbiamo girato per gli altri. Io, mio fratello e tutti gli amici che sono qua… io andavo con la macchina mia casa per casa a prendere i voti». Per i magistrati della Dda di Catanzaro si tratta di «un grave episodio che dimostra l’assoluto controllo del territorio che l’organizzazione mantiene sull’area di influenza, andando a condizionare anche le intenzioni di voto per le elezioni di cariche istituzionali locali».

Ribecco e Casa Pound A cena da Antonio Ribecco, sempre il 5 aprile scorso, si parla anche del nipote candidato sindaco di Casapound alle elezioni amministrative di Perugia del 2019, si tratta di Antonio Ribecco, omonimo dello zio. Una scelta, quella dell’impegno nella destra sociale, che non piace. «Non capisco cos’è Casa Pound, così è difficile» dice uno degli affiliati intercettati e lo zio concorda: «Questo gli ho detto pure io tempo fa, scegli un altro ramo. A quest’ora era arrivato». Ma di politica locale si parla a lungo, con Natale Ribecco che «afferma esplicitamente di aver fatto dei favori prestiti di denaro per far eleggere Nilo Arcudi». In particolare, dice di aver pure «prestato i soldi a una persona per i voti di Nilo Arcudi… gli ho chiesto i voti a tutta la famiglia». Antonio Ribecco non è da meno «ma pure io… io l’ho fatto per così… la moglie di Repace chi la conosceva… ehhh…».

Arcudi allontana le ombre In una nota Arcudi dice che «come privato cittadino, ma soprattutto nei ruoli istituzionali da me ricoperti in questi lunghi anni, ho sempre combattuto in modo aperto e senza tentennamenti tutte le forme di criminalità, anche organizzata, tanto più la ndrangheta, che ha purtroppo impoverito, umiliato ed annientato la terra dove sono nato. Sia io che i miei collaboratori, da sempre, abbiamo con estrema prudenza monitorato e selezionato, anche acquisendo preliminari informazioni, le persone da incontrare con le quali lavorare, condividere, promuovere e progettare ogni forma di iniziativa politica che riguardava il sottoscritto e/o le forze politiche alle quali appartenevo. Dal 2003 al 2019 ho partecipato a centinaia di manifestazioni elettorali incontrando in quelle occasioni pubbliche migliaia e migliaia di persone, di ogni ceto sociale e provenienza geografica, persone alle quali ovviamente non potevo richiedere, né delle quali potevo conoscere, precedenti penali e/o frequentazioni. Nel tempo ho ricevuto migliaia di voti, dato facilmente riscontrabile, ma solo oggi, ripeto, vengo a conoscenza che in una precedete competizione politica avrei ottenuto il voto di un soggetto oggi indagato per mafia. Qualora ne avessi avuto la minima percezione all’epoca non avrei mai, mai e poi mai accettato o voluto neanche questo singolo voto. Qualora invece si fosse trattato di un subdolo tentativo di insinuarsi e creare legami con le istituzioni, tale tentativo è andato, di sicuro con me, totalmente a vuoto. Viene da solo, vista la premessa, che escludo categoricamente e totalmente che qualcuno degli odierni indagati/arrestati abbia ottenuto in tutti questi anni da me un incontro o un appuntamento per chiedere o ottenere qualcosa. È evidente che, ove necessario, non avrò alcuna esitazione a tutelare la mia onorabilità, sia come uomo che come politico, in tutte le sedi opportune. Plaudoal contempo alla procura ed alle forze dell’ordine per il prezioso lavoro fatto a tutela del territorio e dell’Umbria».

 

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