lunedì 28 settembre - Aggiornato alle 07:44

‘Ndrangheta, i tentacoli della piovra in Umbria: 27 arresti. Gratteri: «Presenza sistematica»

Sequestrati beni per 10 milioni. Droga e armi, estorsioni e fatture false: «Indagati interessati anche alla politica locale»

La conferenza stampa di Gratteri e Bombardieri

di Chiara Fabrizi e Ivano Porfiri

Ventisette arresti e sequestri per 10 milioni per mozzare i tentacoli della ‘ndrangheta in Umbria, dove sono state sequestrate preventivamente le quote e il patrimonio di tre società tra Marsciano, Torgiano e Corciano. La polizia di Stato, sotto la direzione delle procure distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, dirette da Nicola Gratteri e Giovanni Bombardieri, ha eseguito i provvedimenti restrittivi nei confronti di appartenenti alle cosche Trapasso e Mannolo di San Leonardo di Cutro e Commisso di Siderno e ha sequestrato beni per un valore di circa 10 milioni di euro, che hanno evidenziato significative proiezioni in Umbria. Due le operazioni, Infectio e Core business, che disvelano le infiltrazioni della ‘ndrangheta nella regione.

«PROVI IL PIOMBO SE VAI A ELLERA A FARE LAVORI»

Gratteri: «’Ndrangheta in Umbria in modo sistematico» Nella conferenza stampa, il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri ha sottolineato come «l’indagine ha coinvolto tre squadre mobili, Catanzaro, Reggio Calabria e Perugia, confermando la ricchezza della ‘ndrangheta che investe da Roma in su». Gratteri ha elogiato due vecchie conoscenze della polizia a Perugia, tanto da sottolineare come non si sarebbe arrivati ai risultati odierni «se non ci fosse stata la determinazione iniziale dell’allora questore di Perugia Francesco Messina e dell’allora dirigente della squadra mobile Marco Chiacchiera, che hanno creduto fortemente in questo progetto, in questa intuizione, cioè che la ‘ndrangheta era in Umbria in modo sistematico». Anche il procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, ha sottolineato «l’importanza delle indagini». Il procuratore vicario della Dda di Catanzaro, Vincenzo Capomolla, ha ribadito che «anche i professionisti umbri si rivolgevano ai rappresentanti delle cosche calabresi per risolvere i propri problemi». Tesi confermate dal capo della squadra Mobile di Perugia, Carmelo Alba, il quale ha aggiunto che «alcuni degli indagati si interessavano alle vicende politiche e amministrative di Perugia durante le precedenti elezioni a quelle tenute nel 2019».

CONSIGLIO REGIONALE COMPATTO: «SUBITO LA COMMISSIONE»

Droga e armi La prima operazione, Infectio, è della Dda di Catanzaro e ha portato all’emissione da parte del gip di quel tribunale, Paola Ciriaco, di 23 misure cautelari (20 in carcere e tre ai domiciliari) nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e occultamento di armi clandestine, minacce, violenza privata, ma anche associazione a delinquere finalizzata alla consumazione di una serie di reati di natura contabile o economico-finanziaria strumentali alla realizzazione sistematica di frodi in danno del sistema bancario. Nello specifico, l’indagine, approfondendo quanto emerso già nell’operazione ‘Malapianta’ dello scorso maggio, ha disvelato la perdurante operatività delle cosche di ‘ndrangheta Mannolo, Zoffreo e Trapasso di San Leonardo di Cutro (Crotone) e la loro proiezione in territorio umbro, dove, attraverso stabili collegamenti con la casa madre, avevano impiantato un lucroso traffico di stupefacenti, anche con la complicità di trafficanti albanesi. Non solo.

Truffe ed estorsioni Le cosche hanno minato, con attività estorsive, la libera concorrenza nella esecuzione di lavori edili, nonché attivandosi a favore di soggetti candidati alle elezioni amministrative locali. L’inquinamento del tessuto economico da parte dei criminali è avvenuto attraverso società, spesso intestate a prestanome o soggetti inesistenti, in grado di offrire prodotti illeciti, in primis fatture per operazione inesistenti, a favore di compiacenti imprenditori: business, quest’ultimo, che ha visto il coinvolgimento anche di soggetti contigui alla ‘ndrangheta vibonese e che ha consentito al sodalizio di lucrare cospicui guadagni attraverso sofisticate truffe in danno di diversi istituti di credito e complesse operazioni di riciclaggio del denaro di provenienza delittuosa. In questo quadro sono state sequestrate numerose società con sede in Umbria, Lazio e Lombardia attraverso le quali l’organizzazione criminale realizzava i citati reati economico finanziari.

L’intercettazione In una intercettazione, Antonio Ribecco dice a Francesco Procopio: «Sono andato in ufficio e gli ho detto: come si permettono di mandare a Ellera a fare lavori. Non ci sono andati! Senno domani mattina provate il piombo se andate là».

‘U quagghia’ a Perugia Altri quattro sono stati arrestati e portati in carcere, perché ritenuti responsabili di associazione mafiosa in quanto esponenti di vertice e appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta Commisso di Siderno (Reggio Calabria), tra  loro lo storico leader Cosimo Commisso ‘U quagghia’, scarcerato nel gennaio scorso. Con l’operazione Core business, le squadre mobili di Reggio Calabria e Perugia, hanno consentito di accertare la perdurante attività del sodalizio dei Commisso e sono state avviate a partite dal 2015, allorquando il leader, dopo un lungo periodo di detenzione, si stabilì a Perugia, in località Casa del Diavolo, per scontare gli arresti domiciliari che gli permise di riallacciare i contatti con altri esponenti di spicco del sodalizio, come il referente imprenditoriale in Umbria della famiglia Crupi, Antonio Rodà. Proprio con Rodà, lo storico leader affrontava la problematica legata alla salvaguardia dei beni da probabili provvedimenti dell’autorità giudiziaria, inviava messaggi ad altri sodali di Siderno e individuava terreni nella zona di Perugia da destinare a vigneti per la produzione di vino da commercializzare in Canada.

Scatole cinesi Questo stesso soggetto, emerge dalle indagini,  manteneva anche contatti in Umbria con esponenti di altre organizzazioni ‘ndranghetistiche operanti nella provincia di Crotone, tra cui esponenti della locale di San Leonardo di Cutro, finiti al centro dell’indagine Infectio, con cui condivideva dinamiche e questioni di carattere associativo e progettava iniziative imprenditoriali comuni. Tra i destinatari del provvedimento cautelare del gip di Reggio Calabria, con un ruolo di spicco, anche il figlio 36enne dello storico leader, già coinvolto nell’operazione Crimine, nel corso della quale era stato individuato come ‘capo giovani’. Alcuni soggetti sono anche indagati per aver compiuto azioni simulate – finalizzate ad agevolare l’associazione mafiosa – che con il sistema di ‘scatole cinesi’ messo a punto per schermare il patrimonio economico e celare le effettive possidenze, contribuivano a occultare la riconducibilità piena ed effettiva in capo ai fratelli Crupi di una società in provincia di Arezzo, oggetto di decreto di sequestro preventivo. La società – già oggetto di sequestro di prevenzione disposto dal tribunale di Latina – è un’attività imprenditoriale nella reale disponibilità dei Crupi e della consorteria criminosa sidernese, strumentale alla realizzazione del programma criminoso della consorteria. Prova ne è, secondo il gip, il fatto che costituiva oggetto di intervento anche da parte dello storico leader il quale, temendo il sequestro, si prodigava per salvaguardare l´integrità delle possidenze economiche del gruppo di cui la società predetta faceva evidentemente parte.

Tutti i nomi Per l’operazione Infectio sono stati portai in carcere Sherif Arapi, nato a Durazzo, 29 anni; Giuseppe Benincasa, nato a Cerenzia, 66 anni; Ilirjan Cali, nato a Durres, 42 anni; Mario Cicerone, nato a Rieti 62 anni; Fabrizio Conti nato a Perugia 45 anni; Mario De Bonis nato a Roma 60 anni; Antonio De Franco nato a Cirò Marina 54 anni; Mario Falcone nato a Cutro 65 anni; Luigi Giappichini nato a Perugia 47 anni; Giuseppe Mannolo nato a Crotone 26 anni; Pasquale Nicola Profiti nato a Vibo Valentia 52 anni; Antonio Ribecco nato a Cutro 58 anni; Francesco Ribecco nato a Cutro 53 anni; Natale Ribecco nato a Catanzaro 30 anni; Francesco Procopio nato a Catanzaro 51 anni; Giovanni Rizzuti nato a Petronà 45 anni; Emiliano Regni nato a Perugia 31 anni; Pietro Scerbo nato a San Leonardo di Cutro 72 anni; Francesco Valentini nato a Roma 44 anni; Leonardo Zoffreo nato a Cutro 49 anni. Nell’ambito dell’operazione Core Business sono stati accompagnati in carcere Cosimo Commisso nato a Siderno, 69 anni; Francesco Commisso nato a Locri 36 anni; Antonio Rodà nato a Bianco 65 anni; Giuseppe Minnici nato a Caraffa del Bianco 69 anni. Ai domiciliari per Infectio anche Antonio Costantino nato a Isola Capo Rizzuto 37 anni; Giuseppe Costantino nato a Isola Capo Rizzuto 42 anni; Emanuele Regni nato a Perugia 40 anni.

Le società sequestrate Disposto il sequestro preventivo della totalità delle quote e dell’intero patrimonio aziendale di undici società, tra cui tre umbre. Si tratta della Primapietra srl di Milano, Stop line srl di Marsciano, Biemme srl di Torgiano con terreni a Norcia, Can srl di Roma, N20 srls di Corciano, Simmetry stl di Milano, The reds srl di Roma, Sore’ srl di Roma, Marel srl di Latina, Af group srl di Milano, Artesia srl di Milano. Sigilli anche per nove auto. Il gip ha nominato amministratori giudiziari del patrimonio Francesco Lacava e Igino Guerriero. 

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