di Ivano Porfiri

Addio sogno dell’Umbria da un milione di persone. Da qui ai prossimi 50 anni la regione perderà progressivamente popolazione scendendo dagli attuali 891.181 a 762.999 nel 2065 con una perdita, quindi, che sfiora le 130 mila unità. A sostenerlo è l’Istat con il suo rapporto su ‘Futuro demografico del Paese‘ che, in base alle dinamiche attuale e alle previsioni conseguenti, elabora sette scenari possibili. I dati elaborati da Umbria24 nel grafico e usati per la redazione dell’articolo sono quello dello scenario mediano.

Situazione in Italia La popolazione residente attesa per l’Italia è stimata pari, secondo lo scenario mediano, a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065. La perdita rispetto al 2016 (60,7 milioni) sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2045 e di 7 milioni nel 2065. Ma, mentre nel Mezzogiorno il calo di popolazione si manifesterebbe lungo l’intero periodo, per il Centro-nord, superati i primi 30 anni di previsione con un bilancio demografico positivo, un progressivo declino della popolazione si compierebbe soltanto dal 2045 in avanti.

Umbria perde popolazione Quadro che, però, non riguarda l’Umbria, dove il decremento è pressoché costante con un passaggio dai 891.181 residenti nel 2016 a 841.333 nel 2045 fino a 762.999 nel 2065. In quella data, la fascia di età tra 0 e 15 anni sarà dell’11,3% (oggi è del 12,9%), quella tra 15 e 64 anni del 53,8% (oggi è del 62,3%) e quella degli ultra 65enni del 34,9% (oggi è del 24,8%). Gli ultra 85enni passeranno dal 3,3 al 9,3% della popolazione totale. Il che denota una forte dinamica di invecchiamento della popolazione. La speranza di vita alla nascita, infatti, per i maschi aumenterà da 80,8 anni a 86,1, mentre per le donne da 85,4 a 90,2. E l’età media salirà dai 44,7 anni di oggi a 50,1.

Più figli ma anche più morti L’emorragia di popolazione così evidente avverrà – secondo le previsioni Istat – nonostante il numero di figli per donna sarà in progressiva, seppur lieve, crescita: da 1,34 del 2016 a 1,59 del 2065. E allora come mai, nonostante si facciano più figli e si viva più a lungo, la popolazione diminuisce? Facile: perché le nascite non riusciranno comunque a compensare le morti. Nel 2065, secondo lo scenario mediano, ci sarà un tasso di natalità del 7,9 per mille abitanti ma uno di mortalità quasi doppio: 15,3. E, se il tasso di crescita della popolazione è già ora negativo, -2,2 per mille abitanti (cioè nel 2016 si sono persi 2,2 abitanti ogni mille), nel 2065 passerà addirittura a -7,4.

Migrazioni stabili Neppure i flussi migratori saranno capaci di compensare questa tendenza. Il vai e vieni con le altre regioni è a saldo zero: immigrazione in progressivo calo (dai 5,5 di oggi ai 4,9 del 2065) ed emigrazione pure con numeri identici. Le previsioni sul tasso immigratorio dall’estero, poi, sono sì in crescita ma lieve (da 4,8 del 2016 a 5 persone ogni mille nel 2065 con andamento costante). Quello emigratorio verso l’estero, invece, calerà fino a circa il 2050 (da 2,6 a 2,2 ogni mille abitanti) per poi ricrescere fino a 2,5. Il saldo migratorio totale, dunque, aumenterà da 2,2 a 2,6, figlio unicamente dai movimenti da e verso l’estero.

Tanti anziani non autosufficienti Una delle conseguenze di una popolazione così anziana sarà l’aumento il rapporto tra chi lavora e chi è a carico. Con l’indice di vecchiaia (rapporto tra popolazione di 65 anni e più e popolazione di età 0-14 anni, moltiplicato per 100) in crescita dal 161% di oggi al 275% del 2065, infatti, aumenta anche l’indice di dipendenza degli anziani (rapporto tra popolazione di ultra 65enni e popolazione in età attiva) passando dal 34% al 60%. E, di conseguenza, anche l’indice di dipendenza strutturale, cioè il rapporto tra popolazione in età non attiva (0-14 anni e 65 anni e più) e popolazione in età attiva (15-64 anni), passando dal 55% di oggi all’82% del 2065.

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