Currently set to Index
Currently set to Follow
sabato 6 marzo - Aggiornato alle 03:20

Maternità surrogata, la gravidanza di Sara per il figlio di Maria Sole e Sergio

Prosegue la battaglia della 37enne di Terni nata senza utero e dell’associazione Coscioni, depositato il ricorso al Tribunale

 

di Marta Rosati

Non c’è festività o pandemia che fermi i sogni, i desideri, la sensibilità o la battaglia di Maria Sole. La 37enne di Terni, nata senza utero, che ha avuto la forza di portare la sua storia sui giornali, in tv, in piazza, in faccia alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e in un videomessaggio rivolto al numero uno della Lega Matteo Salvini, è determinata, sicura di quello che vuole e di come può ottenerlo. Al suo fianco, il marito 40enne, Sergio, che con amore la accompagna in quella che è la battaglia di Sole, la loro e quella di migliaia di altre donne che per le ragioni più diverse non possono affrontare una gravidanza ma magari sono fertili e soprattutto covano l’affetto materno e non vorrebbero andasse sprecato per colpa di un bambino al quale in Italia non è consentito venire alla luce: è la battaglia per la maternità surrogata solidale.

Maria Sole Giardini Dopo gli annunci, gli appelli, la canzone, la sensibilizzazione al tema e gli affronti politici sulla questione fino agli aspetti più tecnici, Maria Sole, grazie all’Associazione Luca Coscioni che da sempre la accompagna in questo tortuoso percorso con una proposta di legge già confezionata che vorrebbero fosse discussa in Parlamento, ha compiuto un nuovo passo in avanti, quello decisivo, quello preannunciato: tramite l’avvocato Filomena Gallo ha presentato ricorso con procedura d’urgenza alla magistratura romana, per ottenere l’autorizzazione a una fecondazione in vitro e una gravidanza solidale, che per lei è pronta ad affrontare Sara, sposata, con due figli, e d’accordo con la propria famiglia a portare in grembo l’erede di Sergio e Maria Sole.

LA PROPOSTA DI LEGGE CARFAGNA

Maternità surrogata Chi risulterà essere la madre per lo Stato, come sottolinea Repubblica, toccherà ai magistrati dirlo: Sino ad oggi – ricorda Maria Sole – un bambino in Italia è figlio di chi lo partorisce, non essendo prevista altra ipotesi; ma la legge 40 prevede che i nati da fecondazione assistita, quella che faremo noi, siano figli legittimi della coppia. Io sono nata senza utero – ricorda Maria Sole -, l’ho saputo a 15 anni, mia madre non mi ha nascosto nulla e così ho affrontato il problema: mi sono fatta operare a 16 anni, un mese in ospedale, per la ricostruzione della vagina e il tentativo, poi fallito, di connettere un piccolo abbozzo di utero. Da fuori ero uguale alle altre, ma io mi sentivo diversa, non avevo le mestruazioni e così portavo gli assorbenti che prestavo alle compagne perché nessuno scoprisse il mio segreto». Oggi quella ragazza è una donna, una moglie, una persona forte, sensibile, generosa, che si è messa a nudo davanti al mondo, superando fragilità e paure, sfidando discriminazioni e pregiudizi, rifiutando di spendere soldi all’estero per una pratica illegale in Italia. La sua storia e il suo dolore finiscono così per essere il motivo di una battaglia per i diritti civili.

I commenti sono chiusi.