Un violento terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la Colombia occidentale alle 7:34 (ora locale) del 10 agosto. L’epicentro è stato rilevato nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. Di profondità di circa 82-96 km, la scossa è durata fino a 96 secondi ed è stata avvertita intensamente in città come Bogotá, Cali, Manizales e Armenia.
Il bilancio aggiornato, secondo Asocapitales, l’associazione delle città capitali colombiane, è di almeno 132 morti, oltre 570 feriti e oltre 2.700 dispersi, con il numero delle vittime destinato a salire. Il quotidiano El Pais riporta anche che i sindaci delle città di Pereira e Cali, Mauricio Salazar e Alejandro Eder, hanno dichiarato un coprifuoco per prevenire saccheggi e agevolare le operazioni di soccorso. Chiuse le scuole a Pereira «fino a nuovo avviso»: diverse strutture sono state infatti danneggiate dal sisma.
Un professore di Terni, Franco Coppoli, si trova a Cali e pubblica sui suoi social i video della corsa contro il tempo per salvare alcuni superstiti rimasti intrappolati sotto un palazzo distrutto di fronte al mercato de L’alameda. Uno di loro alla fine è stato estratto. «Le immagini mostrano la solidarietà collettiva, – scrive il professore sui suoi social – la frenesia dei volontari e dei pompieri per demolire le lastre di cemento armato e salvare chi era sotto. Momenti concitati di lavoro sotto un sole cocente, distribuzione di acqua e mascherine per la polvere e poi la richiesta di silenzio da parte dei pompieri per capire da dove provenissero le voci. Immediatamente tutti in silenzio con le mani o i pugni alzati. Poi di nuovo a scavare, a fare catene coi detriti»



