di Fabio Toni
A chi lo immagina come un ritrovo di ex atleti in pensione, dediti per lo più a cene conviviali e incontri culturali, sfugge il vero senso di un organismo come il Panathlon. Una ragion d’essere etica che trova oggi ancora più spazio, di fronte alla cancellazione dei comitati provinciali del Coni e all’esigenza, innegabile, di diffondere i valori dello sport a tutti i livelli. «Un’operazione culturale – come afferma il governatore del Panathlon regionale Pietro Pallini – che rappresenta anche una grande responsabilità per tutti i panathleti». Intanto i soci ternani si preparano a festeggiare il 50° anniversario della fondazione del club cittadino.
Festeggiamenti Il compleanno del Panathlon di Terni verrà celebrato mercoledì 27 febbraio con una cena che accoglierà le istituzioni, il neo-presidente del Coni umbro, Domenico Ignozza e un membro del consiglio nazionale. Un momento istituzionale, a cui farà seguito il calendario vero e proprio di eventi e iniziative. Dal supporto organizzativo ad alcuni eventi di particolare rilievo, come il memorial Paolo D’Aloja e i campionati internazionali di tiro con l’arco in programma per agosto, fino al meeting inter-club a cui prenderanno parte i cinque circoli umbri. E poi le ‘panathliadi’ fissate per il 2 ottobre: una data-simbolo, questa, che coincide con la ‘festa dei nonni’ e che si realizzerà in una competizione fra gli studenti di alcune scuole ternane su varie discipline come nuoto, orienteering, calcio, basket e badminton. Il tutto negli spazi sportivi di viale Trieste.
Etica e non solo «Siamo veterani dello sport, che hanno fatto dello sport la propria ragione di vita. Oggi vogliamo ribadire che il vero sport è animato dal volontariato, che fra i ragazzi c’è bisogno di diffondere la cultura del fair play e che ogni sportivo ha ‘diritto a non dover vincere sempre’. Perché solo uno arriva primo, ma gli altri non sono da meno». Parola di Manuela Beltrame, presidente del club Panathlon International di Terni. Uno dei sogni, legato anche a ricordi di gioventù, è quello di ricostruire la vita sociale e sportiva dei ‘vecchi’ oratori. «Oggi forse non è più possibile un percorso di questo tipo – afferma la presidente – ma più si va avanti e più emerge l’esigenza di uno sport dai tratti umani, strumento di aggregazione e scuola di valori etici. Oggi sono le associazioni a portare avanti questo impegno e per questo dobbiamo sostenerle».
