di Marco Torricelli
Nemmeno il tempo di festeggiare la fine di una lunga squalifica – quella del coach Simone Pierini – che alla Ternana Futsal femminile ne arriva un’altra. Pesantissima.
Tre anni Il giudice sportivo ha infatti inibito per tre anni il direttore sportivo delle ‘ferelle’, Damiano Basile, che non potrà così svolgere – salvo riesame dopo l’inevitabile reclamo della società – nessun ruolo ufficiale. La Ternana Futsal dovrà anche pagare una multa di duemila euro.
Dopo una vittoria Le sanzioni sono arrivate dopo la vittoriosa partita di domenica scorsa a Napoli – per 14 a 7 contro le ultime in classifica – che ha permesso alle rossoverdi di confermarsi in piena zona play off.
La squalifica Damiano Basile è stato inibito fino al 31 gennaio 2017 «perché a fine gara – si legge nel comunicato federale – mentre la terna si apprestava ad abbandonare l’impianto sportivo a bordo delle proprie autovetture, avvicinava i direttori di gara rivolgendo loro reiterate ingiurie e minacce. Successivamente avvicinava il secondo arbitro afferrandolo per un braccio dopo averlo ulteriormente minacciato lo colpiva con uno schiaffo al viso procurandogli forte e momentaneo dolore prima di essere bloccato ed allontanato dai dirigenti della società».
L’ammenda L’ammenda, nei confronti della Ternana Futsal è stata invece comminata, oltre che per l’episodio di cui sarebbe stato protagonista Basile, «perché nel corso dell’incontro propri sostenitori in campo avverso rivolgevano corali ingiurie e minacce alla terna, in alcune circostanze il secondo arbitro era attinto più volte da sputi scagliati dai predetti sostenitori».
La replica La società ha emesso, a sua volta, un comunicato: «La Ternana Futsal Femminile riguardo a ciò che è apparso sul comunicato del giudice sportivo, si riserva qualsiasi tipo di azione tramite la giustizia sportiva in difesa dei propri tesserati, della propria immagine e non ultima quella dei propri tifosi».
La minaccia Allo stesso tempo, dice la Ternana Futsal, «si avvisa che saranno intraprese azioni legali contro chiunque divulghi notizie, articoli o commenti che vanno a ledere l’immagine della società stessa o dei propri tesserati, non essendo stati resi pubblici e noti i fatti accaduti secondo la difesa».
