Il tecnico Battistini e, sullo sfondo, lo striscione a lui dedicato (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Alla Supercoppa di Lega Pro appena conquistata e messa lì scintillante sul tavolo della conferenza stampa non guarda quasi nessuno. In casa biancorossa c’è gioia per il trofeo ma tutti gli occhi sono inevitabilmente puntati sul tecnico Pier Francesco Battistini: resterà o no a Perugia è il tormentone. Per lunedì alle 13 a Fiano Romano è fissato l’appuntamento tra Battistini e Massimiliano Santopadre mentre Gianni Moneti non ci sarà perché testimone in un processo. Un summit che l’allenatore spiega che avrebbe preferito affrontare tra qualche giorno: «Vorrei andare una settimana in ferie – ha detto – staccare i telefoni, non vedere nessuno e poi parlare. Certe emozioni andrebbero metabolizzate. Devo pensare un po’, sono combattuto, mi rendo conto che qui ho toccato quasi il massimo». Dai tifosi, che hanno spiegato come Federico Giunti non sia un’opzione gradita, Battistini è stato osannato: «E’ il premio più grande».

La quadratura del cerchio Di certo la necessità di riflettere del tecnico non va interpretata come la volontà di cambiare aria: «Io non metto limiti – spiega – ma non ho avuto neanche il tempo di godermi i successi. Le idee chiare ce l’ho: voglio restare qui il più a lungo possibile ma bisogna trovare la quadratura del cerchio: ci vuole la giusta convinzione, la capacità e i mezzi per far bene. Se invece ci saranno dei dubbi, ci daremo la mano e amici come prima. Comunque sono curioso di incontrare la società, è da molto che non ci parlo». Se nei giorni scorsi Battistini e il Perugia sembravano lontani, ora la situazione appare, almeno a parole, diversa. «C’è il 50% di possibilità che rimanga» dice in sala stampa Santopadre: «Dobbiamo capire cosa vuole la controparte». Insieme a Moneti poi ribadisce che il feeling umano c’è: «Dopo le offese dalla tribuna – dice Moneti – abbiamo tutti fatto quadrato intorno a lui incitandolo ad andare avanti e proteggendolo da tutto e tutti».

LA CRONACA DELLA PARTITA

I soldi Se il problema non è quindi né umano né tecnico, si deve pensare ai soldi. Per Battistini non è questo lo scoglio, anche se l’allenatore avrebbe chiesto per due anni (contro l’annuale offerto dai presidenti) un ingaggio superiore a quello da lui definito «ridicolo» di quest’anno. La premessa di Moneti e Santopadre è però altrettanto chiara e non è nuova: «Non siamo arabi e non siamo venuti qui a regalare soldi». I due presidenti promettono che il budget sarà superiore a quello di questa stagione («faremo investimenti importanti») e poi punzecchiano «i Batman e i Superman: qui tutti fanno record ma anche la società ha fatto i record e forse se ne è parlato poco. E comunque i Batman e i Superman vanno fatti ragionare perché poi c’è da “ragionare” con il conto corrente». Richieste esorbitanti loro dicono di non averle ricevute da nessuno ma con pressoché totale certezza, in caso fossero fatte, non sarebbero accettate: «Ora – proseguono – noi abbiamo il ruolo più scomodo perché dobbiamo essere i giudici di un gruppo fantastico. Sentiremo tutte le richieste e poi decideremo».

I morti di fame In testa i due hanno «un progetto da portare avanti in maniera responsabile: amiamo tutti – dicono – la maglia e i colori e ribadiamo che il feeling con Battistini è ottimo. Poi certo, si deve stipulare un contratto di lavoro e bisogna parlare di soldi». Quei soldi che secondo alcune «malelingue» Moneti e Santopadre non avrebbero. Una parte della conferenza stampa post-partita è stata infatti occupata dallo sfogo di Moneti: «La cosa più brutta di Perugia – dice – sono le malelingue. C’è gente che ci infanga e io di questo sono stufo. Siamo stufi di questo fango che ci viene gettato addosso dai soliti quattro morti di fame che facevano parte di altri gruppi o cordate. Essere parsimoniosi non significa non avere soldi. Noi non siamo arabi». «Dateci fiducia – conclude Santopadre – e poi il campo ci giudicherà: credo che con noi il Perugia passerà anni di serena tranquillità».

Battistini sereno Tranquillo e sereno è anche Battistini che commentando la partita contro il Treviso gioisce «per il quarto trofeo su sei disponibili conquistato in due anni». Un bilancio «ottimo». «L’unica nostra pecca – osserva – è nel non essere stati in grado di fare gol. Peccato chiudere con una sconfitta anche se solo “numerica” visto che abbiamo sofferto solo un po’ nel finale. Per me comunque il premio più grande – conclude riferendosi allo striscione dove campeggiava la scritta “Battistini non si tocca” – è essere entrato nel cuore di una città così. E’ stata una grande testimonianza di affetto». Per capire se assumerà i contorni di un addio bisognerà aspettare lunedì.

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