di Giovanni Baricca

Il nuovo corso biancorosso è iniziato martedì. In sella al Grifo monta Cristiano Lucarelli: fresco «ex» calciatore, freschissimo campione d’Italia sulla panchina degli Allievi nazionali del Parma. Scelta azzardata. «Una scommessa» diranno i più. Una scommessa, ha fatto capire Massimiliano Santopadre, che il Perugia è convinto di vincere.

Largo ai giovani, parla Santopadre La sala stampa del Renato Curi è affollata come un terminal aeroportuale quando patron, direttore sportivo e nuovo tecnico varcano la soglia. A sedergli di fronte c’è la stampa perugina al gran completo e pure un gruppo consistente di tifosi e ultras biancorossi. Alla fine, alcuni ragazzi gli metteranno pure una sciarpa al collo: la migliore delle accoglienze, il più benaugurante degli in bocca al lupo. Attacca Santopadre: «Prima dell’allenatore Lucarelli, ho scelto l’uomo Lucarelli. Perché ho scelto di scommettere su un tecnico tanto giovane? Perché in lui ho visto quella voglia di emergere… Nella vita l’istinto va seguito. E Cristiano mi ha trasmesso sensazioni positive sin dal primo colloquio». I perché della scelta sono tutti in queste frasi. E in quelle a seguire. Sempre di mister Frankie garage: «Il prossimo Perugia sarà costruito sui giovani, anzi, sarà un giusto mix di giocatori esperti e giovani forze freshe». Poi in quelle del diesse biancorosso, Roberto Goretti: «Con i giovani un ‘da poco ex calciatore’ si rapporta meglio di chiunque altro».

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Cristiano Lucarelli si presenta «Sono felice di tornare a Perugia, dice il tecnico. Lavorare una società del genere per me è motivo di orgoglio», le prime parole dell’allenatore. «Perplessità sul mio incarico? Al vostro posto le avrei anche io. Non è mica una squadra qualunque, questa». La filosofia di Lucarelli («Filosofo in vita non lo sono stato mai, piuttosto un artigiano») è semplice, inequivocabile: «Come calciatore prima, come tecnico ora, credo nel lavoro. Credo nel sacrificio, nella lotta, nel non risparmiarsi mai. Farò in modo che la squadra mi assomigli, che assomigli al modo in cui ho interpretato il calcio, io, da calciatore». La folla applaude, in sala stampa. «Ciò che farò dal primo giorno è preparare questa squadra a dieci mesi di battaglie. Alla fine, giudicherete se ho fatto bene». Il tifo, il rapporto con il tifo è componente fondamentale nella storia del professionista Lucarelli. «Mi sono identificato in tutte le maglie con cui ho giocato. Da allenatore farò altrettanto. Da oggi sarò primo tifoso del Perugia. Voglio riportare, qui, quell’entusiasmo che questa piazza merita».

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Quale Perugia? «Quello del tecnico» Nessuno glielo chiede. Ma qualcuno lo pensa. Quindi, di sua sponte, Massimiliano Santopadre mette un paio di puntini sulle ‘i’. «Non ci saranno ingerenze da parte della società, non ci saranno in nessun caso, figuriamoci sul modulo. Sarà il mister a decidere». «Piena fiducia», ribadisce Roberto Goretti. «Quattro-tre-tre? Ci ho giocato quest’anno e inizierò così l’anno prossimo. Ma non è detta che in futuro…». A Lucarelli, lo si è visto anche nelle fasi finali dello scorso campionato Allievi nazionali, i dogmi non piacciono proprio. «Mi piace cercare soluzioni che diano alla partita chiavi tattiche differenti». Sulla scelta dei giocatori, il nuovo tecnico dirà la sua. In realtà ha già iniziato («Delle riconferme dei vari Nicco, Fabinho e Koprivec avevo già parlato con Roberto, sono tutti calciatori che in Prima divisione possono fare la differenza») e ora ha già un suo identikit ben definito: «Non il dettaglio di un singolo giocatore, quello di squadra piuttosto. Voglio uomini che mettano il Perugia al centro di tutto. Qua si vive per il gruppo, non per se stessi. Solo così si vince in questa categoria».

Da Camplone a Lucarelli, la cronistoria A spiegare come si sia passato dall’esonero di Andrea Camplone all’ingaggio di Cristiano Lucarelli è il direttore sportivo, Roberto Goretti. Che il livornese lo ha seguito da vicino negli ultimi tempi. «Santopadre avrebbe voluto riconfermare Andrea ancora prima della gara con il Frosinone. Ma è stato proprio lui, e poi anche io, a dirgli di aspettare. Intanto – spiega Goretti – ho iniziato a guardarmi un po’ in giro… quando il presidente mi ha richiamato, il mercoledì successivo al pareggio con il Pisa, in lizza erano rimasti quattro nomi che rispondevano, tutti, al medesimo identikit: giovani ex calciatori. Poi, e di lui siamo davvero strafelici, abbiamo scelto Cristiano». Gli fa eco Santopare. Che a micorfoni e taccuini racconta: «Quando si è scelto di non confermare Camplone, dopo i playoff – precisa Santopadre -, Roberto mi ha ricordato delle tante relazioni positive (scritte proprio dal pugno del diesse, ndr) che lo riguardavano. Io ero ancora molto amareggiato dalla sconfitta in semifinale con i toscani. Volevo girare pagine e parlando con Cristiano ho ritrovato linfa vitale, ho ritrovato il giusto entusiasmo. A te, Cristiano – dice il patron, voltandosi di lato -, auguro di fare il meglio possibile».