Sospesa l'attività giovanile del Perugia Calcio

di MA.T. e MA.M.

C’è il calcio dove nulla si muove. In tempo di crisi poi non si muove un euro. Non solo il calcio dei grandi club, dei Balotelli o di semplici comprimari: l’industria del calcio è in discesa in qualsiasi categoria, soprattutto tra i dilettanti, dove gli stipendi si chiamano ‘rimborsi’ e dove i dirigenti, per ambizione o per semplice campanilismo, hanno dovuto ridimensionare il loro stile di vita e, in qualche caso, hanno visto rovinate le loro aziende.

Il calcio noto Ma questo è il calcio conosciuto dai più, quello degli sponsor, delle terapie costose per far guarire in fretta un calciatore importante, quello dei compromessi e magari anche delle scommesse illecite. Poi c’è il calcio dei sacrifici, del volontariato assoluto, del calciatore o della calciatrice che per sola passione si accontenta di cenare con un panino e una mela. Non è fantasia, ma semplice realtà dei giorni nostri. Non si parla della squadretta di terza categoria dilettanti, ma di una squadra che bene o male gioca in serie A, anche se si tratta di calcio a 5 femminile. Fino a pochi mesi fa si chiamava Truffarelli calcio a 5, ora Perugia calcio a 5, con due presidenti, Pasquale Gualtieri e Franco Truffarelli, due artigiani che operano nel settore delle autoriparazioni, un allenatore a costo zero, Eugenio Boranga, figlio del famoso Lamberto, portiere del Perugia dei tempi di Mazzetti e di squadre di serie A come Fiorentina e Cesena. Un Boranga junior che, non contento di allenare le ragazze, mette lo stesso impegno con i maschi che partecipano al campionato di calcio a 5 in serie C.

Generosità Se non ci fosse stato un gesto di generosità la società che porta il nome di Perugia a Roma, Foggia, Napoli, Sorrento, per 6 mesi mesi all’anno avrebbe dovuto munirsi di tute e magliette con il nome della nuova società, ma quelle sono arrivate gratuitamente grazie al buon cuore di Gianni Moneti e Massimiliano Santopadre, i due presidenti del Perugia che conta. Il solo bonus ottenuto in tutto il bilancio. Otto mila euro è il costo per l’iscrizione al campionato di serie A, con una delegazione di calcio femminile che piange perchè le atlete che si dedicano al calcio sono poche rispetto agli altri paesi, ma non sentono ragioni quando debbono chiedere sacrifici a dirigenti che hanno la sola colpa di avere addosso la passione per lo sport.

Spese Si pagano ovviamente al comune anche le spese per gli impianti dove ci si allena, 30 euro a settimana e 50 per la partita della domenica. Hai voglia a far viaggiare le ragazze, il mister e la massaggiatrice con un autobus non di ultima generazione o a catturare su internet la miglior offerta di un albergo almeno decente: alla fine il conto spese supera, pur con tutti i risparmi possibili e immaginabili, i 50 mila euro che si accollano i due presidenti e le loro mogli, a turno, provvedono a lavare e stirare le divise utilizzando gli elettrodomestici di casa.

La speranza Le ragazze si battono con impegno, la loro classifica non è delle migliori, ma sperano di restare in serie A, perchè c’è da parte loro la soddisfazione di vedere le loro imprese recensite dai giornali, dai siti specializzati, con tante foto. Pur di raddrizzare la barca c’è stato pure il licenziamento dell’allenatore, ma tanto cambiarlo non è costato nulla, non aveva compensi Acaleni, come non li ha Boranga junior.

Volontarie In tuttte queste volontarie del pallone dei valori e dei sentimenti c’è una sola eccezione, una calciatrice che ha posto la condizione di un minimo di stipendio anche per potersi pagare vitto e alloggio (le altre lavorano o studiano): si tratta di una brasiliana di un certo valore tecnico, anche se molti sostengono che tra le più brave ci sia Claudia Carnevali, capocannoniere della squadra: ad incassare l’unico stipendio mensile è Joseane Pinto Dias. I beninformati parlano di 500 euro al mese, una mosca bianca, uno stipendio che nel campionato di eccellenza dilettanti prendono i calciatori più modesti. Una realtà quella del calcio femminile, seppure ai livelli più alti che stride e di molto rispetto ad altre discipline o allo stesso calcio dilettanti dei maschi. Chissà se Giancarlo Abete presidente della Federcalcio o lo stesso Luigi Repace, presidente del comitato regionale Umbro conosco a fondo queste situazioni o si preoccupano solo dei contratti televisivi, dei faraonici ingaggi di Buffon e Cavani e di tutelare i diritti dei futuri campioni. Dimenticavamo: per chi volesse assistere alle partite del calcio a 5 femminile, il prezzo del biglietto è zero euro.

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